DEADBURGER FACTORY – La fisica delle nuvole

deadburger-factoryLa nuova leva calcistica, la nuova leva (a)politica, le nuove bombe, anche Obama è cattivo, le nuove ricette, il gelato al veleno, semifreddi, banane e lampone, voglio tutto e subito, prendi tutto, mangia tutto, non scartare niente e tieniti pure il vecchio che del porco non si butta via nulla, neanche della storia, fino all’ultima briciola, fino all’ultimo boccone, e figurati se io, italiano medio che non sono altro, lascio l’Italia, ingozzati pure, becero coglione, ti amo frittatona di cipolla, ti amo birra, ti amo rutto libero, fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, era fuorigioco, non era rigore, Maradona pippava e pure forte, gioca al superenalotto, perché Sanremo è Sanremo, Pippo Baudo è capellone, la Boldrini è bellissima, fatti un giretto con la Sony, pubblica 5 canzoni e torna a casa perché sei fuori moda, perché sei brutto, tisico, pelato e hai la barba, e Snowdonia Records è l’avanguardia che fotte il pop, prima immaginato, prima sognato, prima toccato, poi baciato, poi amato, poi lasciato sul letto, tra una pernacchia con rimbombo e un ciao nel sottoscala di Busto Arsizio, oggi, di Messina, ieri.

Dopo quasi sette anni dal loro ultimo album, “C’è ancora vita su Marte”, e dopo la lunghissima leccata gelatinosa e luccicante del druido smilzo, aka Julian Cope, che li aveva incensati e innalzati nell’alto del cosmo krauto con tanto di meritatissima pubblicità occulta sul suo personalissimo website, tornano i Deadburger con un box contenente tre dischi distinti, autonomi e separati, nessun collegamento, solo un nuovo monumento, della serie, degli mp3 c’importa na sega (scusa Giovanni), noi non siamo il futuro, noi siamo vecchi e ce ne vantiamo, “La fisica delle nuvole”, producono Snowdonia Records e Goodfellas, cantano, suonano, inventano, parlano, scrivono, raccontano la Deadburger Factory e una manciata di ospiti illustri (Paolo Benvegnù , Enrico Gabrielli, Une Passante, Lalli, Marina Mulopolus). Tre album, “Puro Nylon (100%)”, “Microonde/Vibroplettri” e “La fisica delle nuvole”, quasi mezz’ora per ognuno, tre strati, tre versioni, il numero e la perfezione, la new wave italiana (“Bruciando il piccolo padre”), la poesia (“La fisica delle nuvole”), la psichedelia, il rock dopo tutto, l’orchestra, ci sono i Faust, ci sono gli Area, c’è il prog italiano, c’è la no wave, c’è il jazz (“In ogni dove”, “Il mare è scomparso”), una serie di brani egregiamente riarrangiati e già presenti sia nel terzo album, “S.T.O.R.1.E”, che nel precedente, “C’è ancora vita su Marte”, una cascata elettrificata di umori, odori, profumi, colori, sfumature, questo è il meglio, signori, questa è musica sotto tutti i punti di vista, è l’avanguardia senza rock, è il rock senza avanguardia, è il sole che brucia la luna, è la pioggia che bagna l’Africa, è il nettare, è il cuore pulsante, è l’Italia campione del mondo, la più forte, la prima in assoluto.

I Deadburger, pardon, la Deadburger Factory alla quinta, sesta, settima prova, la quinta, la sesta, la settima essenza, la sintesi estrema, “le tre bellezze della vita” (cit.), le tre Marie, i tre segreti di Fatima, i tre moschettieri, le tre caravelle, la Santa Maria, la Pinta, la Niña, fate l’amore con il sapore, ancora Snowdonia, il ritorno del cyber-punk, il ritorno di Vittorio Nistri, il ritorno del suo ensemble, il ritorno con il rossetto sulle labbra, il mio bacio è come un rock, aprite le finestre, fate entrare la storia, fate entrare i mostri sacri, fate entrare il capolavoro dei Deadburger. In piedi, e per almeno una giornata intera. Chapeau.

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