Articolo di Philip Grasselli | Foto di Andrea Ripamonti
L’avevamo già vista, al Sziget Festival, un mesetto fa, con più di ventimila persone di fronte e in apertura a Charli XCX: uno dei live più belli di tutto quel weekend ungherese, dove l’introspezione e le basi mellow, brat ed elettroniche si fondono in questo showroom di musica della parte settentrionale di Londra.
Little Simz torna per la terza volta a Milano, stavolta in quel di via Valtellina, dove le porte dell’Alcatraz hanno abbracciato più di tremila persone si sono godute un live di estrema qualità, dove l’hip hop viene costruito con grande cura e attenzione: non ne sbaglia una, da quando ha esordito esattamente dieci anni fa con “A Curious Tale of Trials + Persons” fino a “Lotus”, l’ultimo capolavoro uscito quest’estate.

Il palco
Esso rappresenta il fiore di loto, cinque petali che avvolgono la band al centro, che funge da leitmotiv sia artistico che pratico di tutto il live: questo fiore che affascina tanto l’artista e polistrumentista londinese, una metafora di vita e di come esso sbocci anche nelle acque più sporche. Batteria, basso, chitarra e synth: niente di più standard, ma di cui fa sempre bene avere per garantire un hip hop ancora più fagocitante.
BINA.
In apertura BINA, dall’altra parte di Londra, sotto il Tamigi, che porta un’atmosfera più soul e R&B più intimo, con suoni delicati dei sintetizzatori spesso ad envelope invertito e molto riverberato: soul to the skin, frase che prendo in prestito da un programma radiofonico (ciao Chantelle, ndr) e che calza a pennello in questo contesto.
Little Simz che spazza via ogni pensiero
Know you thought my career right now would be failing
But my ship won’t stop sailing
You talk about god when you have a god complex
I think you’re the one that needs saving
Little Simz – Thief (2025)
L’entrata in scena con “Thief” è l’emblema di come Simbi Ajikawo voglia voltare pagina. Una canzone che parla di tradimenti molto pesanti, che non ruba solo energie, ma anche soldi e ricordi. Un chiaro riferimento al caos con Inflo, suo producer da “Grey Area” al penultimo album, “No Thank You”. Sono in ballo circa 1.7 milioni di sterline ed è in corso uno sfiancante procedimento giudiziario, da come si legge anche dal testo di questo brano che apre “Lotus”. Subito dopo “Flood”, con i sample di Obongjayar e di Moonchild Sanelly, perfettamente incastrati con tutta la parte acustica suonata al momento.
Grandissime le ovazioni alla prima pausa, Little Simz fatica a fermarle, visibilmente emozionata dall’affetto del pubblico non solo milanese.

Tutta la prima parte è un connubio tra “Lotus”, “Sometimes I Might Be Introvert” e “Grey Area”: pezzi taglienti come lame, come “Introvert”, l’antologia di sei minuti che passa dalla politica (“Corrupt government officials, lies, and atrocities/How they talking on what’s threatening the economy?”) al sociale e a cosa significhi essere afro-britannici (“I’m a black woman and I’m a proud one/We walk in blind faith not knowing the outcome/But as long as we’re unified, then we’ve already won”).
Il DJ-set
Quattro pezzi per un cambio di ritmo più dance e houseggiante – nonostante ci sia sempre una morale dietro – da “Mood Swings” a “SOS”, con Simbi davanti ai CDJ-3000 ad esprimere anche il suo lato più club. Si vede ampiamente la sua preparazione tecnica in ambito musicale, come si nota anche dal Meltdown Festival, in cui dirige la Chineke! Orchestra.
Il finale
Understand I’m Lauryn in her prime, when you see me
The Ras with me, see the locs dem swingin’
I roll up in this bitch, lookin’ Nefertiti
Better kiss the ring when you see me
Little Simz – Lion (2025)
In “Lion” c’è proprio il manifesto della sua più grande influenza musicale della sua vita, Lauryn Hill, che in quest’album è forse più evidente in tutti quelli precedenti. C’è anche lo zampino di Miles Clinton James come producer – membro dei Kokoroko (i quali, in occasione del JAZZMI, verranno proprio all’Alcatraz il prossimo 24 ottobre) – e si sente dalle tracce col tocco jazz londinese, anche alla Frank Ocean.
This song makes me nervous, because it’s so exposing, and it’s so like, you know? And sometimes that is a nerve-racking thing, and I feel very exposed and I don’t feel very comfortable like doing this song, but I trust I’m in safe hands.
Little Simz prima di “Lonely”
È impressionante quanto Little Simz esca dalla zona di comfort, quanto giochi molto sull’introversione e trovi l’empatia di tanta, tantissima gente. È anche un momento di empowerment che non sfocia nella banale retorica del “se ce la faccio io, ce la fate voi”. Un’artista che sa stare perfettamente in pubblico, anzi, ci passa letteralmente attraverso, entrando in platea, o regala il suo fidato cappello da pescatore prima di “Miss Understood”. Da collezionista di cappelli ho rosicato non avere il suo.
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“Shout my brothers locked in the can, tryna get (Free)/There’s a war outside, pray the people go (Free)”. Un coro di “free, free Palestine” all’unanimità si leva spontaneamente a fine “Free”. C’è poco da aggiungere.
Infine, il grande encore con l’autobiografica “Gorilla”, che racconta proprio il passaggio dall’essere una rapper dai grandi sogni ad essere nel corollario del grande rap inglese, ma che non ha fronzoli nel parlare come lo faceva fin dall’inizio. E se non lo avete mai visto, il video merita di essere visto nella maniera più assoluta.
A presto, Simbi!
LITTLE SIMZ – La scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano
- Thief
- Flood
- Two Worlds Apart
- I Love You, I Hate You
- Enough
- Young
- Heart on Fire
- Introvert
- 101 FM
- Venom
- Mood Swings
- Fever
- SOS
- Interlude
- Lion
- Point and Kill
- Only
- Selfish
- Lonely
- Free
- Lotus
- Miss Understood
- Woman
Encore
- Gorilla











![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)















