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Reportage Live

SONAR Festival 2018: il racconto della 25a edizione (14 – 16 Giugno, Barcellona)

Articolo di Luca Auza

Dopo anni passati a scrutare le lineup e ad invidiare i partecipanti, ho deciso di presenziare alla venticinquesima edizione del Sònar Festival, quella che credo essere una delle manifestazioni più famose ed importanti al mondo per quanto riguarda la musica elettronica.

Un forte peso è stato leggere il nome dei Gorillaz tra i BIG e, sicuro del fatto che non sarei rimasto minimamente deluso dagli altri artisti proposti, ho preso il mio biglietto a scatola chiusa e vi posso assicurare che mi sono davvero, davvero divertito tantissimo.

Il Sònar si divide in due grandi momenti, il de Dìa e il de Noche, due situazioni molto diverse, accomunate dalla grande musica.

La situazione al de Dìa è qualcosa di indescrivibile, sei là, baciato dal sole, con la tua birretta, insieme ad un botto di gente che balla, chiacchiera, si diverte.

Io mi son goduto il pomeriggio che ha ospitato il debutto internazionale di uno degli artisti italiani più discussi del momento, Liberato. Il suo è stato un live davvero magico, che ha saputo divertire i numerosi fan italiani e non. Nel main stage ho sentito la mitica Jamz Supernova, seguita dallo spezzone del “Diplo presents” con una serie di artisti voluti sul palco da, appunto, Diplo. Ho decisamente apprezzato Kampire, con sonorità allegre e super coinvolgenti, seguita dai Distruction Boyz e dal live di Mr Eazi che ha agevolmente infilato un botto di Gqom, la musica più suonata in Sud Africa. Un grande apprezzamento anche a Rosalìa che volevo tantissimo vedere ma sono giunto al SonarHall con qualche minuto di ritardo e la sala era talmente piena che non son riuscito a passare. Mega live anche quello di Sophie, con una performance pazzesca davvero fuori dal normale.

Purtroppo non son riuscito a sentire/vedere altro poichè ero super curioso di godermi gli headliner della prima serata, ovvero i Gorillaz che han fatto un live potentissimo. Pensare che questo gruppo era solo un side project del mitico Damon Albarn e ora son qui a suonare davanti a migliaia di persone, fa venire i brividi. Damon e gruppo hanno tenuto banco per due ore, con grandi classici e un sacco di pezzi tratti dal nuovo album “The Now Now” in uscita a fine giugno. Vedere il leader della band che per tutta la durata del concerto ha viaggiato per il palco, cantando con un microfono da CB (quello dei camion) è stato davvero emozionante.

Durante la serata son riuscito a sentire un sacco di artisti davvero interessanti, tipo Benjamin Damage, Prediath (CHE SET), Kode 9, Dj Harvey (che ha mixato tracce dalla mezzanotte alle sei di mattina, senza perdere un colpo) e i Modeselektor, i due terzi del progetto che tutti conosciamo come Moderat. Loro mi son piaciuti tanto, tanto, tantissimo. Elettronica dritta, pulita, bassi poderosi ed eleganti. Novanta minuti di danze incredibili. Uscendo mi son fermato ad ascoltare il caro, vecchio Diplo, più per curiosità che per passione. Diplo ha fatto un set molto “global”, riuscendo ad accontentare tutti i presenti.

L’onore di aprire le danze della seconda serata è toccata all’italianissimo Bawrut, uno degli artisti che vi consiglio caldamente di appuntarvi da qualche parte perché lo sentirete nominare spesso, che ha scaldato il pubblico con della musica ricca di good vibes. Subito dopo è partito il (potentissimo) live degli LCD Soundsystem. Eravamo in tanti, tantissimi a danzare sulle loro note, e quando è partita “How do you sleep?” io davvero non ho capito più nulla. Grandi danze anche con l’inglese Call Super e con il taglientissimo live del tedesco Errorsmith. Mi son un sacco goduto il live di Fatima al Qadiri e di Octo Octa, altro nome che consiglio di segnarvi.

Sono letteralmente esploso durante il dj set dell’inglese Objekt che ha servito una serie di tracce pazzesche, creando un’atmosfera unica nel dancefloor. Non mi ha particolarmente conquistato, invece, il live di Goldlink, troppe chiacchiere e poca sostanza, secondo me. In molti si sono goduti la sei-ore-non-stop di John Talabot e l’eccellente perfomance di tre ore di Laurent Garnier, ma, a mio avviso, il set più bello e che ha chiuso degnamente questa venticinquesima edizione del Sònar è stato il back to back tra Motor City Drum Ensemble e Jeremy Underground. Due ore di house music che hanno fatto impazzire i numerosi presenti. Una chiusura pazzesca, epica, divertente per quello che è stato uno dei migliori festival ai quali abbia mai partecipato.

Il bello di questa manifestazione è che può piacere davvero a tutti, anche a chi è poco avvezzo alla musica elettronica dato che è praticamente impossibile non trovare qualcosa che si avvicini ai propri gusti. Bisogna anche dire che il tutto è organizzato splendidamente, poche file per prendersi cibo e bibite e ci stanno pure dei ragazzi che girano tra la folla con zaini atti alla distribuzione di bevande sempre fresche, così da godersi la festa al cento per cento.

L’edizione del 2019 si terrà a luglio, dal 18 al 20 per la precisione e non vedo già l’ora di andarci.


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