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Reportage Live

ROCKSTADT 2025 – Day 3. Il primo show degli Electric Callboy in Romania trasforma il festival in una discoteca metal

Rockstadt 2025 Day 3: tra Envy e Harakiri For The Sky, il party esplode con Electric Callboy e Wind Rose.

Electric Callboy in concerto allo Rockstadt Extreme Fest 2025 a Râșnov (Romania)
Electric Callboy in concerto allo Rockstadt Extreme Fest 2025 a Râșnov (Romania) foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

Articolo di Lorenzo Vezzosi | Foto di Luca Simonazzi

Il Terzo giorno di R.E.F. promette bene. Ho acquistato i tappi per le orecchie (tecnicamente me li ha presi la proprietaria del B&B), per evitare di tornare con la necessità di un impianto cocleare. L’adrenalina accumulata il giorno prima non ci fa sentire troppo la stanchezza e riusciamo a raggiungere Rasnov abbastanza presto senza troppe difficoltà.

Finalmente torna il sole che non ci lascerà più per tutto il resto del festival, ma senza mai raggiungere temperature tropicali. Le file sono gestite per il meglio, ci si comincia a riconoscere e a darsi il cinque tra perfetti sconosciuti perché si può finalmente tornare ad esibire le magliette dei propri gruppi preferiti (nei 5 giorni ho optato per Trivium, Gojira, Sexperience, Mastodon e Harakiri for The Sky… trovate pure l’intruso, se vi và).
A proposito, il premio “best t-shirt” va di diritto al tizio francese con la maglietta del Boss HM-2.

HELLRIPPER

Entrati dall’ingresso riservato alla stampa, ci dirigiamo direttamente all’Andrei Calmuc stage dove si parte subito con le marce altissime. Con gli Hellripper la velocità è la protagonista assoluta del loro adrenalinico sound speed/black metal. La one-man-band dello scozzese delle Highlands James McBain è diventata negli anni uno dei punti cardine della nuova ondata extreme e qui in Transilvania sembra trovare terreno fertile, attirando un buon numero di persone già nelle prime ore del festival. I pezzi sono rapidi, taglienti, e il pubblico risponde con mosh-pit, circle-pit e crowdsurfing. McBain corre da una parte all’altra del palco incitando la folla senza sosta e, anche se lo show è molto breve, lascia addosso la sensazione di aver assistito a una bella scarica elettrica (mi verrebbe da scrivere “di prima mattina”, ma è già pomeriggio… Ah, che bella sensazione il ribaltamento degli orari ribaltati dei festival!).

FITTONIA

Al Brasov stage è quindi il turno dei Fittonia, giovane band emergente di Cluj che mette in mostra un sound molto moderno che mi sembra un mix fra pop, elettronica e metalcore (con la keytar!). La loro musica alterna parti melodiche e clean vocals (alternando inglese e rumeno), a breakdown ben piazzati. Mostrano una bella affinità e la sensazione è che ci sia un bel potenziale, per cui potremmo sentirne parlare ancora molto presto.
Ho avuto modo di scambiare due parole con la cantante Brândușa, facendole i miei complimenti per la sua performance e un in bocca al lupo per la band. Bella sorpresa.

ESCUELA GRIND

Torniamo al Calmuc stage per il gruppo death/grindcore Escuela Grind dal Massachussets.
È abbastanza inutile che mi soffermi sul sound, non è il mio genere musicale preferito e sarebbe fuorviante dare un giudizio estetico su qualcosa che non mi piace e non rientra particolarmente nei miei canoni estetici. Ad ogni modo, la parte che si gode di più degli show  di tutte queste band è l’assoluto abbandono del pubblico, che mi coinvolge molto più della musica, dando vita a scene di follia clamorose. Quindi adesso posso dirlo anch’io: “adoro il grind!” (anche se solo dal vivo, a piccole dosi, possibilmente a un festival). 

HARAKIRI FOR THE SKY

Raggiungiamo quindi il main stage dove sta per cominciare una delle band che mi ero segnato perché la seguo da diverso tempo senza averla mai vista dal vivo: gli austriaci Harakiri for the Sky. Il post-black metal è un alternarsi di malinconia struggente e riff di chitarra esplosivi con tappeto di doppia cassa. Il loro show è un viaggio emotive che si apre con “Keep Me, Longing” e si chiude con “Sing for the Damage We’ve Done” e in meno di un’ora riescono a portare il pubblico su territori completamente diversi. Tutto questo con zero chiacchiere e sostanzialmente zero interazioni col pubblico.
La voce disperata di Micheal Kogler si sposa perfettamente con il songwriting del chitarrista polistrumentista Mathias Sollak e gli HFTS riescono ad ipnotizzare totalmente il pubblico (o quantomeno riescono ad ipnotizzare me, che infatti andrò a comprare la loro t-shirt allo stand del merch del festival).

THY CATAFALQUE

Con i Thy Catafalque al Brasov stage, il festival prende una piega più sperimentale: la band avant-garde metal ungherese guidata da Tamás Kátai porta sul palco brani che spaziano tra elettronica, folk, metal e progressive, rigorosamente in lingua magiara. Sicuramente degni di nota, ma di difficile approccio. Il pubblico pare apprezzare ed io ne approfitto per mangiare e bere una birra, scambiando due chiacchiere con alcuni sudamericani che ho conosciuto dopo l’esibizione degli HFTS.

SEPTICFLESH

Rapido caffè e siamo pronti a rituffarci verso l’Adrian Rugină stage, dove riusciamo a goderci i primi venti minuti dello show degli dèi greci del symphonic death metal Septicflesh, band nata come me e Luke nel 1990. Musicalmente sono come un treno che ti viene addosso, che però è allo stesso tempo suadente e ipnotico. Il pubblico per loro è bello nutrito e mi stacco a malincuore.

ENVY

Mi stacco a malincuore perché in contemporanea sull’altro palco, sta per iniziare a suonare un gruppo che mi ero ripromesso di non perdere: gli Envy, storica band giapponese post-hardcore, che con la loro musica toccano corde dell’anima che non pensavo nemmeno di avere. Irretiscono con un sound che è un sapiente mix di poesia e rabbia, grazie ad una sezione ritmica impeccabile, tre chitarre che disegnano un paesaggio sonoro onirico e Tetsuya Fukagawa che fa magie al microfono e al sequencer. Segnatevi due brani in particolare: “Dawn and Gaze” e “Footsteps in a Distance”. Mi hanno folgorato.
Da bravi ninja, mentre torniamo verso i palchi principali, riusciamo a sgattaiolare vicino all’ingresso secondario dell’Andrei Calmuc e riusciamo a farci una foto con la band. Tiè!

FIT FOR A KING

Essendo un cultore del metalcore non potevo perdermi l’ultima parte di scaletta degli americani Fit For A King, in corso al Brasov stage. Arrivo durante uno dei momenti più esplosivi, in cui il pit si apre in modo vagamente preoccupante. Il metalcore della band texana è preciso, potente e coinvolgente, e conquista al volo. Riesco anche ad ascoltare dal vivo due inediti tratti dall’album “Lonely God”, freschissimo di uscita: la titletrack dell’album e “Witness the End”. Le voci di Kirby e Easterling si sposano a meraviglia anche live il che non è affatto scontato. Il loro show si conclude con l’ineluttabile e devastante Backbreaker, alla fine della quale i musicisti ringraziano il pubblico. Per poco non riesco a prendere una delle bacchette lanciate da Easterling (non ce la farò mai).

Mentre Luke va a fare le foto ai Me and That Man di Nergal, io do il primo segnale di cedimento e decido di non fare 1 km a piedi, ma di spostarmi direttamente verso il palco di fianco dove avrebbero suonato i nostri connazionali Wind Rose dopo pochi minuti.

WIND ROSE

Non sapevo bene cosa aspettarmi. Sono un nerd, adoro Tolkien, gioco pure a D&D, per cui qualcosa conoscevo già, ma non essendo la mia cup of tea, non ho mai approfondito più di tanto. Il primo indizio di quel che sarà ce l’ho quando l’area comincia a riempirsi inesorabilmente. Già dal primo brano “Dance of the Axes” vengo travolto dalla voglia di brandire uno dei picconi gonfiabili lanciati fra il pubblico per tirare 1d8 danni contro Legolas.

È il segnale che la ricetta funziona. La gente è in estasi e canta, salta balla, e soprattutto appare finalmente LEI, la protagonista che ci accompagnerà per il resto dei giorni del festival: la barca gonfiabile, il mezzo da sfruttare per il crowdsurfing più epico.

“Drunken Dwarves”, “Rock and Stone” e “Diggy Diggy Hole” fanno impazzire tutti, creando un’atmosfera di festa incredibile. Non è solo uno show folk/power metal… È un cazzo di party nanico (con fiumi di birra che aiutano a immedesimarsi). Anche la presenza scenica dei Wind Rose è spettacolare con costumi da nani da battaglia, e mi riprometto di chiedere se le vesti azzurre sono una citazione ai nani dell’Alleanza di World of Warcraft…  Possibilmente al prossimo concerto. Sì, sono un nerd fierissimo. Sì, mi sono divertito da matti. No, non me l’aspettavo.

ALESTORM

Il party continua fondamentalmente senza sosta, rimbalzando dall’Adrian Rugină al Brasov stage con gli scozzesi Alestorm, maestri indiscussi del pirate metal, pronti a prendere le redini della follia del festival. “Keelhauled”, “Zombies Ate My Pirate Ship” e la cover di “Hangover” scatenano il pubblico in un arrembaggio di cori, urla crowdsurfing e circle pit. Gli Alestorm hanno fatto della loro ironia un marchio di fabbrica, e non fanno alcuna fatica a far proseguire senza sosta il party iniziato con i Wind Rose, spostando semplicemente il focus dalle miniere naniche alle navi pirata. Tuttavia, dopo mezz’ora di show mi sono divertito abbastanza e mi dirigo verso altri lidi.

ASPHYX

All’Andrei Calmuc trovo gli Asphyx, leggendario gruppo death-doom olandese capitanato dall’intramontabile Martin van Drunen, che porta il mood su toni decisamente più cupi e brutali. Riesco a vedere gli ultimi tre brani della loro setilst, tra cui “Last One on Earth”. Martin è in ottima forma con la sua voce grossa e potente, e non mi stupisco che l’area sia gremita di gente, un po’ per l’indiscutibile importanza e bravura della band, un po’ perché il pirate metal degli Alestorm, sull’altro palco, non è un genere adatto a tutti.
Nota di colore: è meglio fare cazzate come scavalcare le transenne e saltare sul palco mentre suonano gli Asphyx (o chiunque altro), perché – se è pur vero che la security qui è molto tranquilla e sa che ad un festival metal succedono cose diverse da altri eventi – corri il rischio che ti prendano, ti tolgano il braccialetto e ti spediscano fuori senza possiblità di rientrare.

BLOOD FIRE DEATH

Dopo questa simpatica scena che ha visto impegnata la security, mi dirigo dritto verso il main stage dove si svolgerà il tributo a Bathory dei Blood Fire Death, un momento speciale con una superband con membri del calibro di artisti come Nergal, Ihsahn ed Erik Danielsson e che cambiano di volta in volta a seconda dei brani eseguiti, fra i quali spiccano “A Fine Day to Die”, “Raise the Dead” e l’omonima “Blood Fire Death”, condite da giochi pirotecnici ben calibrati. È una celebrazione intensa e un omaggio importante a una leggenda che continua a vivere grazie a queste reinterpretazioni. Ne so qualcosa, perché sono uno dei primi che ha pensato “davvero incredibile questa musica, credo che andrò proprio ad ascoltarmi la discografia di Bathory”.

WITHIN DESTRUCTION

Non essendo un grande fan nemmeno di Kerry King, penso che salterò l’inizio del suo show per dirigermi verso i Within Destruction al Calmuc stage. Buona idea, perché il deathcore moderno e brutale della band slovena mi garba molto. Non guasta che il batterista sia mio parente (scherzo, ovviamente, solo stesso cognome). Ma rimango impressionato dalla bravura e dai virtuosismi ritmici del gruppo, in particolar modo rimango colpito dal chitarrista Howard Fang. Bellissima scoperta.

KERRY KING

Tornando al Brasov stage, vengo catapultato in medias res nello show di Kerry King. È un tuffo nella sua storia e nella storia del thrash metal, e noto subito che l’età media del pubblico sembra essersi alzata improvvisamente (anche se in realtà sono semplicemente spariti i più giovani, molto probabilmente). Riesco comunque a vedere eseguiti sia brani storici che più recenti degli Slayer come “Raining Blood” e “Repentless”. Ma soprattutto, la cover di Wicked World dei Black Sabbath cantata magistralmente da Mark Osegueda (già voce dei Death Angel), e da tutto il pubblico del Rockstadt. Comunque un ottimo show, condito da giochi di luci e fuoco a volontà.

ELECTRIC CALLBOY 

Con mossa sapiente e sfruttando ancora una volta l’antica arte dello sguscio, sgattaoiolo via 10 minuti prima per spostarmi verso il palco di fianco prima dell’inizio degli headliner della serata: gli Electric Callboy, alla loro prima esibizione in assoluto in Romania. Non so dire quanti miei amici mi abbiano detto o scritto di non perdermi assolutamente il loro show (e a quanti abbia risposto “grazie al cazzo”). Riesco a raggiungere una buona postazione e attendo pazientemente.
Pochi attimi di pazienza e un messaggio registrato di un uomo in ascensore con un outfit molto anni ‘80 annuncia che lo show sta cominciando, fingendo una sorta di test preliminare per accertarsi il funzionamento le luci, il fuoco, i coriandoli… Si tratta dell’Elevator Operator. L’atmosfera è già elettrizzante. Comincia subito il concerto proprio con “Elevator Operator” e “Dancing Like A Ninja”. La band metalcore (o electronicore) tedesca è una fucina di battute, di effetti speciali e di bassdrop che farebbero saltare anche gli elefanti. Lo show è curato nei minimi dettagli per uno spettacolo da ricordare sin dai primi istanti.
Rispunta l’immancabile barca che passa sopra le teste degli spettatori, mentre Nico Sallach e Kevin Ratajczak (le due voci della band), annunciano che con loro stasera alla batteria c’è nientemeno che Frank Zummo dei Sum41 e che eseguiranno la cover di Still Waiting… Mentre io non capisco più in che posto mi trovo perché il pogo non si ferma, tutti cantano a squarciagola e gente continua a passare sopra la mia testa in un crowdsurfing infinito. Ma lo spettacolo è appena cominciato e subito dopo “Still Waiting”, gli ECB attaccano con un’altra loro hit che non farà altro che aumentare il delirio già a livelli difficilmente raggiungibili: “Hypa, Hypa” parte e io mi ritrovo in mezzo al mosh pit, con gli occhiali da sole addosso.
La parte centrale dello spettacolo dà un attimo di respiro in più, con brani come Arrow of Love a dare un po’ di clima di felicità spensierata e la cover di Everytime We Touch che fa esplodere il romanticismo nell’aria, nonostante sia tutto tirato a mille.
Ad un certo punto Nico chiede ad una ragazza di fianco a me se può darle il dinosauro gonfiabile (che ha un suo profilo Instagram personale) per farlo salire sul palco insieme a loro. Da qui la “storia del dinosauro gonfiabile che si esibì sul palco con la band metalcore più pazza del mondo”. Fortunatamente la proprietaria lo ha riavuto, con sua grande gioia, firmato un po’ da chiunque.
Ma torniamo allo show, dopo un momento di relax gli ultimi tre brani sono uno più potente e soverchiante dell’altro: prima “RATATATA” in collaborazione con le BABYMETAL, per poi chiudere “Tekkno Train”, “We Got The Moves” che mandano il pubblico completamente fuori di testa. A notte inoltrata, gli Electric Callboy hanno reso completamente magica l’atmosfera con il loro party-metalcore: una discoteca a cielo aperto tra bassi prepotentissimi, breakdown cadenzati, laser e luci stroboscopiche, coriandoli, giochi pirotecnici, coreografie ironiche e testi assurdi. Tutti si sono divertiti saltando, cantando e ballando dall’inizio alla fine e nessuno si è fatto male. Anche questo è metal, ladies and gentlemen.
Al Rockstadt non ci annoia mai, e anche gli ECB se ne sono accorti, promettendo di tornare il prima possibile.

A fine giornata, mentre in lontananza si esibisce Hellbuthcer con il suo gruppo black metal old school, per terra si trova di tutto, telefoni, occhiali, magliette… Segno che la gente ha veramente dato di matto e non s’è accorta di nulla. Tanti cercano oggetti vari con le torce, compreso un tizio vestito da pirata che mi dice essere del Somerset e che sta cercando il suo tesoro.

Il Day 3 al Rockstadt Extreme Fest 2025 si è rivelato essere veramente intenso e folle: mi porterò nel cuore la musica esistenziale degli Envy e degli Harakiri For The Sky e so anche che il livello di divertimento puro raggiunto stasera grazie a band come gli Electric Callboy e i Wind Rose non sarà facilmente replicabile. Forse è un bene, altrimenti potrei seriamente rischiare di non tornare più a casa.
Da qualche parte Hellbucther sta ancora suonando, ma sono troppo stanco per capire ed ascoltare veramente. Mangiamo qualcosa per riprenderci qualche energia tra le molte che abbiamo speso, e mi accorgo di essere sfinito e acciaccato, per cui salutiamo tutti e ci dirigiamo verso l’uscita, per provare a riposare in vista di domani.
Il Day4 ci attende con il power metal dei Powerwolf a farla da padrone.

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