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Reportage Live

Gli YĪN YĪN non sono il lato in ombra del Circolo Magnolia

La band olandese non ha tradito minimamente le aspettative, con un concentrato folle di musica funk, psichedelica e disco, con tante influenze orientali: impossibile non ballare e, soprattutto, non vedere un sorriso per tutta la durata del concerto.

Yin Yin al Magnolia 2024

Articolo di Philip Grasselli | Foto di Federico Buonanno

Gli Yin Yin vengono veramente da un altro pianeta: lo spettacolo cui abbiamo assistito al Circolo Magnolia di Segrate è da veri leader, difficile trovare altri termini. La band da Maastricht mi ha ricordato una versione psych-rock (e strumentale) dei Black Foxxes, con questo modo di fare tour nella maniera più semplice e talentuosa.

L’inizio del concerto

L’apertura dei cancelli è stata un po’ stentata, specialmente perché le piogge di sbarramento hanno reso l’avventura dalla metro da Linate Aeroporto al Magnolia una mezza odissea: la cosa importante è che, a inizio concerto, tutta la tenda sia completamente piena. Un pubblico internazionale, eterogeneo e che tendenzialmente sa già di cosa si vada ad ascoltare.

Gli Yin Yin al completo

Nove e mezza pomeridiane: sul palco salgono Erik Bandt alla chitarra, Kees Berkers alla batteria, Robbert Verwijlen al basso e Remy Scheren ai synth. L’inizio con “The Year of the Rabbit”, la prima traccia del loro ultimo album “Mount Matsu”. La chitarra distorta un po’ sui medi, i riverberi, queste pentatoniche giapponesi a destra e manca; il Korg Prologue che ci regala il tocco di analogico perfetto; il basso virtuoso e sempre imperioso, che dà il passo insieme alla batteria e alle percussioni, nelle diverse variazioni tra 4/4 e 12/8.

Senza nemmeno il tempo di rifiatare, subito parte “Nautilus” del loro secondo album, quando figurava ancora Yves Lennertz, uno dei fondatori, nel roster. Le prime parole saltano fuori nel mio brano preferito del loro ultimo album, “Pia Dance”, quando Bandt e Verwijlen intonano “Pia, you make me want to dance” in uno psichedelico falsetto. La cassa in quattro aiuta tantissimo a muovere letteralmente tutti, dalla testa ai piedi.

Il ritorno dopo MI AMI Festival del 2022

We are very happy to be back here, in Milan, for the second time, and the very first time we were almost at the same spot at MI AMI Festival in 2022. We’ve just played three songs and we already love you guys!

Remy Scheren che parla a nome della band, tra “Pia Dance” e “Tam Tam”
Robbert Verwijlen al basso e alla voce

La chitarra di “Tam Tam”, che inizialmente mi ha messo quel mood alla “My Girl” dei The Temptations, poi si evolve sempre verso le influenze asiatiche. Brano più lento, ma fa sempre oscillare le teste. In “One Inch Punch”, prima traccia tratta dall’album d’esordio del 2019, “The Rabbit That Hunts Tigers”, la band vira verso un’atmosfera più eterea, con la voce distorta dall’effetto del talkbox della pedaliera.

L’improvvisazione del 2024

Dopo altri brani tratti dall’ultimo album, esce il genio di Kees Berkers: sta sudando come poche persone al mondo, inizia a chiedere un asciugamano, ma non arriva con tempestività. Anzi, non arriva proprio: nel mentre, invece di fermarsi, improvvisa una “Towel Song”, giusto per peggiorare ulteriormente la situazione sotto quel punto di vista.

Kees Berkers degli Yin Yin alla batteria

I need a towel

Cause I’m sweating like hell

Italy is always hot even in winter

Milano, Milano, Milano

Please give me a towel

I have trouble in singing

And playing drums at the same time

Especially when I’m very sweaty

Kees Berkers – The Towel Song, pt.1

Passa un’altra canzone e ancora non arriva l’asciugamano. E parte la seconda improvvisazione, la seconda parte della Towel Song: encomiabile la gestione degli imprevisti, perché i sorrisi di ogni singola persona del pubblico non si sono mai cancellati, anzi il clima di buon umore viene ulteriormente rinforzato.

I’m starting a new band called KC and the Towels

Kees Berkers prima di The Towel Song, pt. 2

Risolta la questione asciugamano, Kees Berkers ci regala sette minuti di assolo di batteria e percussioni poco prima dell’ultima canzone, “The Rabbit That Hunts Tigers”.

Erik Bandt alla chitarra

Una piccola nota a margine, consiglio vivamente di vedere anche le grafiche delle copertine dei tre album perché sono una più bella dell’altra.

Il bis e il rapporto con l’italiano

Buonasera Milano, come stai? Bene bene. Fantastico [scieziatechicostitanti?]. I’m not sure about my pronounciation. Abbiamo mangiato benissimo! Grazie a tutto l’equipaggio, abbiamo avuto alcuni problemi tecnici al soundcheck: questi sono stati risolti grazie ai grandi sforzi del nostro amico Luca. Suoniamo un’altra… canzone? Cosa preferisci? Una canzona… canzone… canzona… o due canzoni? Ok, d’accordo, ma prima di iniziare a [ghiottare?] iniziamo a presentare la squadra Yin Yin!

Kees Berkers e il suo discorso (in italiano!) di fine concerto con il telefono in mano
Remy Scheren degli Yin Yin ai synth

Dopo questo meraviglioso e poetico discorso finale, il bis coincide con una doppietta di canzoni tratta da “Mount Matsu”, “White Storm” e “Takahashi Timing”: un po’ 3/4 e un po’ 4/4, e il loro pezzo forte, l’ultima traccia del loro album d’esordio, “Dis kō Dis kō”, con quella linea di synth che tributa uno dei singoli più belli della disco music chiamato “I Feel Love” di Donna Summer (tratto dall’album “Bad Girls” del 1979).

La festa continua anche alla fine del concerto, con la musica a palla e tutti e quattro i membri della band a vendere il loro merchandising e, soprattutto, condividere una bella bottiglia di Ribolla Gialla con un po’ di fan e il sottoscritto. Che spirito!

Clicca qui per vedere le foto degli Yin Yin al Circolo Magnolia di Segrate (o scorri la gallery qui sotto).

YĪN YĪN

YIN YIN – La scaletta del concerto al Circolo Magnolia di SEGRATE

The Year of the Rabbit
Nautilus
Pia Dance
Pingpxng
Tam Tam
One Inch Punch
Tokyo Disko
The Towel Song (pt. 1)
The Perseverance of Sano
Ocho
The Towel Song (pt. 2)
The Rabbit That Hunts Tigers

Encore
White Storm
Takahashi Timing
Dis kō Dis kō

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Se non parlo di musica, parlo di sport. Se non parlo di sport, parlo di ingegneria. Se non parlo di ingegneria, parlo di meme. Se non parlo di meme è perché dormo.

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