Foto di Francesca Maffioletti
Cambio location annunciato il giorno prima, Q-Hub fuori, Cusano Milanino dentro. E deathbyromy ha ripagato il casino con uno dei live più viscerali del tour.
Certo. Aggiungi queste due righe prima di entrare nel live di Romy:
Jayden Hammer ha scaldato La Cripta con un set corto ma cattivo: rap rock graffiante e zero peli sulla lingua. Energia alta, crowd già in temperatura quando Romy è entrata da “bambola”.
Niente jeans, niente palco buio. Romy è apparsa con un vestito da bambola sotto luci rosa che tingevano tutto il locale. Finto-dolce, finto-innocente. È durata tre brani. Poi strappo. Il vestito è volato via e sotto c’era un reggiseno di pelle nera. Da bambola a guerriera in 10 minuti netti. Il pubblico è esploso.
La scaletta ha giocato su quella frattura. La prima parte, filtrata da luci pastello, è stata tutta sussurri e tensione: “Death” è suonata quasi teatrale. Appena è rimasta in pelle, è partito il caos. Bassi più sporchi, pit aperto, Romy a camminare sul bordo palco senza microfono, a farsi cantare in faccia i ritornelli. Il picco? “Sober” spogliata, solo voce e batteria, con le luci verdi che la inchiodavano al centro. Pelle d’oca.
La Cripta, che di sotterraneo ha solo il nome, ieri era bollente. Sudore sui muri, 200 persone incollate, zero spazio morto tra lei e la folla. Chiusura su “Team Death” con stage dive e coro a squarciagola.
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