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Reportage Live

CRADLE OF FILTH + Alcest: il racconto e le foto del concerto al Live Club di Trezzo (Milano)

Foto di Federico Buonanno | Articolo di Michela Ravasio

Era una notte buia e tempestosa di metà ottobre e, con i miei vestiti neri indosso e gli stivali ai piedi, mi apprestavo a raggiungere la tetra località di Trezzo sull’Adda per un nefasto concerto… Per la tipologia del live che mi aspettava, questo è l’incipit che avrei voluto scrivere, però non sarebbe storicamente accurato.

A dirla tutta, la serata era molto più calda e asciutta del preventivato e quindi mi sono ritrovata ad entrare nel Live Club di Trezzo e a levarmi la felpa prima ancora di raggiungere le prime file. Missione che mi è risultata assai semplice, dal momento che per varie vicissitudini sono arrivata nell’attimo esatto in cui i Naraka -la band metal francese che ha fatto da opening- hanno finito di suonare. Mentre tutti si allontanavano dal palco, io, controcorrente, mi sono buttata nell’angolo destro per recuperare una birra e, sorseggiandola, mi sono posizionata per godermi da vicino l’arrivo degli Alcest, capitanati da un Niege in ottima forma.

Con il gruppo francese è stato facile immergermi nell’atmosfera onirica fin dalle prime note delle chitarre di Zero e Niege. Le loro voci hanno risuonato nel locale in quella musicalità che ha quasi dell’angelico o che -perchè no?- pare un’antica cantilena elfica. Anche live, la band si è dimostrata in grado di trasmettere la sensazione di pace e di “galleggiamento” che si prova ascoltando l’album dritto in cuffia nel salotto di casa. 

Sapphire mi ha cullato dolcemente, accompagnata da una luce -per l’appunto- color zaffiro che accarezzava pubblico e palco. Autre Tempsha fatto dondolare tutti i presenti con la sua dolcezza, mentre, battendo indisturbato, Winterhalter ci ricordava che non era un concerto in cui mettersi a sognare e a ciondolare in un lento.

Quando è partita Oiseaux de Proie sono rimasta alquanto stupita nel vedere Indria -che era proprio di fronte a me- spingersi in avanti e pestare sulle corde del suo basso rendendo quel brano molto più pesante di quanto non sia nella sua versione originale. 

Gli Alcest sono stati in grado di trasportare il pubblico per tutta la durata della loro esibizione, hanno fatto cantare e oscillare i loro fan e si sono fatti pregare di tornare sul palco dopo Déliverance, senza però darci la soddisfazione di ascoltarli ancora un po’. Però, forse è stato meglio così… è stato meglio restare lì immobili a guardare Niege che alzava la sua chitarra con quel sentore di malinconia che le ultime parole della canzone ci hanno lasciato: “so far away from this world, so far away from you, so far away…”.

Malinconia che è stata soffiata via quando le luci si sono riaccese e l’aspettazione per la band headliner ha rianimato i presenti. Abbiamo guardato i tecnici montare un fregio fatto di ossa e teschi e abbiamo capito che stava arrivando il momento di scendere in quell’altromondo infernale che con i Cradle of Filth abbiamo imparato ad amare e a fare segretamente un po’ nostro.

Clicca qui per vedere le foto degli Alcest in concerto al Trezzo sull’Adda – Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Alcest

La band britannica è arrivata sul palco e ha cominciato subito con tutta la violenza di Existential Terror, tratta dal loro ultimo album “Existence is futile”. Io nel frattempo ero passata dalla birra alla coca cola, ma il colpo allo stomaco è stato comunque forte. Ero già stata a vedere i Cradle, sempre al Live Club quando ci avevano suonato con i Moonspell nel 2018, ma non me li aspettavo così potenti e così coinvolgenti come invece sono stati in questa serata. 

Dani Filth, vestito in pelle, borchie e cinghie, è salito sulla sua pedana rialzata e, nascosto da quella gigantesca asta del microfono fatta di ossa, ha urlato a pieni polmoni in faccia a tutti. E che voce!! Con tutti gli anni di carriera alle spalle -la band è stata fondata nel 1991 e l’album d’esordio The Principle of Evil Made Flesh è del 1994- il frontman era più tecnico che mai e urlava come un forsennato dentro al microfono.

Lo ammetto, parto sempre un po’ prevenuta con i loro live, ma questa volta sono rimasta piacevolmente stupita. E, mentre prendevo qualche appunto per questo articolo usando la chat della mia povera madre come taccuino in cui inviare video e scrivere commenti -ciao mamma, se leggi scusa per quella musica satanica che hai ricevuto- mi sono ritrovata a urlare in preda a una qualche possessione.

Ammetto di non avere imparato a memoria nessuna loro canzone dopo il 2004 -a quattordici anni evidentemente avevo tanto spazio vuoto da riempire nella mia testolina- e ammetto pure che durante brani come I am Thorne o Crawling King Chaos mi sono limitata a fare urletti e ad alzare le corna verso il soffitto, seguendo i riff di Mareck e deliziandomi del suo fantastico trucco, probabile omaggio al Pin Head di Hellraiser. Però, nell’istante in cui Zoe Marie Federoff ha intonato la prima strofa di Nymphetamine, sono tornata una liceale con troppe borchie addosso e non so come il mio cervello ha riesumato tutte le parole manco fossero degli zombie in un film di Romero. 

Certo, cantare quelle canzoni è praticamente impossibile per noi comuni mortali, credo che se solo ci provassimo, poi passeremmo il resto della vita a gorgogliare come un gremlin… Forse è per questo che tutti erano più propensi a muovere il capo a ritmo, seguendo il basso di  Daniel Forth e la batteria di Marthus. Se non si possono intonare gli strilli di Dani, allora era meglio seguire con piccoli cori gli assoli di Donny

E, appunto, è qui, canticchiando una melodia, che è arrivato il momento che ha unito l’intero locale. 

Eccolo lì, quel vecchio amore che nessuno ha mai dimenticato e che siamo pronti a prendere per mano per accompagnarlo in una danza macabra. A Gothic Romance ha fatto salire le voci della platea in un coro di “ooooh” che seguiva le note di quell’intro a memoria. L’album Dusk and Her Embrace, con tutte le sue sviolincellate e le dediche alla contessa sanguinaria così cara a Dani, è qualcosa che non si dimentica mai. Un altro tuffo nel passato di ventun’anni con Scorched Earth Erotica e un saluto da parte del frontman al tecnico che è passato sul palco per dei piccoli accorgimenti, poi il concerto sembrava quasi volersi chiudere con la scomparsa della band dopo la fine della super recente Us, Dark, Invincible.

Invece no, che burloni i Cradle! Al richiamo “we want more” da parte della platea, una timida Venus in fear ci ha dato segnali positivi e, tra un gemito di piacere e un grifo straziato della traccia registrata, i musicisti sono tornati sul palcoscenico e hanno attaccato con Desire in Violent Overture. Ancora urla ed emozioni irrefrenabili per i nostalgici.

Nel finale si sono susseguiti quattro brani in totale e se ci sembrava di essere già abbastanza esaltati con Necromantic Fantasies e Gilded Cunt, non eravamo veramente pronti per Her Ghost in the Fog. O, meglio, io non lo ero. Così ho messo via il cellulare, ho detto “basta, ormai di elementi per l’articolo ne ho” e me la sono goduta dall’inizio alla fine, cantandola più o meno tutta -anche se non mi sarà mai possibile eguagliare gli strilli del signor Filth-.

Che dire…?

Non mi aspettavo un concerto così. Gli effetti pirotecnici a bordo del palco, i coriandoli bianchi sparati sul pubblico, il fumo che avvolgeva la band. C’è stata un’atmosfera che mi ha riportato indietro di anni, ma in qualche modo sembra non essere mai invecchiata. È come se i Cradle of Filth vivessero in questa bolla temporale in cui nulla muta. Il trucco bianco sulla faccia, gli occhi cerchiati di nero, le borchie, i vestiti esagerati, le cinghie un po’ bondage, la decorazioni infernali: anche se tutto ciò dovrebbe fare un po’ paura -o per quelli meno pavidi potrebbe fare un po’ ridere per quanto possa sembrare grottesco-  mi ha fatto sentire a casa e mi ha trascinato in un limbo di beatitudine e melancolia. Sono rimasta a fissare le luci sul palco con quel torpore e -come dice l’ultima canzone di questo live- ho abbracciato, lì dove gli amanti si sono decomposti, un fantasma nella nebbia. Qualcosa di intangibile che mi ricorda un po’ il passato e in qualche modo è confortante.

Clicca qui per vedere le foto dei Cradle of Filth in concerto al Trezzo sull’Adda – Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Cradle of Filth

CRADLE OF FILTH – la scaletta del concerto al Live Club di Trezzo sull’Adda (Milano)

The Fate of the World on Our Shoulders
Existential Terror
Nocturnal Supremacy
Summer Dying Fast
I Am the Thorn
Crawling King Chaos
Nymphetamine (Fix)
A Gothic Romance (Red Roses for the Devil’s Whore)
Scorched Earth Erotica
Us, Dark, Invincible

Encore:
Venus in Fear
Desire in Violent Overture
Necromantic Fantasies
Gilded Cunt
Her Ghost in the Fog

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