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Reportage Live

BAD OMENS: i futuri headliner del modern metal

Bad Omens (Credit: Bryan Kirks)
Bad Omens (Credit: Bryan Kirks)

Articolo di Umberto Scaramozzino

Da tre-quattro anni a questa parte la cosiddetta scena “modern metal” — etichetta di discutibile lungimiranza, ma utilissimo contenitore a prova di gatekeeper — è entrata in una nuova fase. Una di quelle entusiasmanti, perché pare abbia portato quel tanto agognato cambio generazionale che sembrava destinato a non arrivare mai. Tra i nomi che stanno dominando questa nuova e discussa vita della musica pesante spiccano senza dubbio i Bad Omens che, Sleep Token a parte, sono probabilmente il progetto dall’ascesa più rapida tra quelli emersi negli ultimi anni.

La loro storia live in Italia delinea una bella escalation. A fine 2022 il primo annuncio per l’anno successivo: suoneranno al Legend Club di Milano. Neanche il tempo di segnare l’appuntamento a calendario e la data è sold out. Si opta per un upgrade in Santeria, ma anche la venue di Viale Toscana non basta e perciò si scala ancora, scegliendo come club finale i Magazzini Generali. Sold out confermato per la terza volta e l’anno successivo a riempirsi è già l’Alcatraz. Nel frattempo il bellissimo e apprezzatissimo “The Death of Peace of Mind” continua a crescere e a trascinare la band verso i vertici della scena musicale di riferimento.

Salto di due anni e ci troviamo qui, al Parco della Musica di Milano, e l’affluenza è già quella di un palazzetto. Da giorni impazzano i video delle esibizioni dei Bad Omens nei più grandi festival metal d’Europa, perciò è facile cadere nell’ingenua illusione di avere idea di cosa accadrà sul palco. Ma per fortuna, in un mercato che vive e muore di aspettative, ci sono ancora degli artisti in grado di suscitare stupore anche nei più cinici e smaliziati. Non importa quanti reel o TikTok tu abbia visto, non importa quante altre volte tu li abbia visti dal vivo: la voce di Noah Sebastian e il perfetto muro di suono dei Bad Omens non possono lasciarti indifferente.

Mixing e volumi quasi perfetti esaltano la grande perizia tecnica della formazione losangelina, che non si nasconde dietro visual, luci e fiamme, ma piuttosto usa l’ottima produzione di questo tour per arricchire la cosa più importante: la musica. Ironico e anche un po’ triste che sia necessario ricordarlo, ma tant’è. I pezzi nuovi, pur non rientrando in un preciso capitolo discografico, sembrano definire con estrema precisione le intenzioni e le ambizioni attuali dei Bad Omens, che sono sempre più abili nel fondere ricerca sonora, impatto, storytelling e cura dell’immagine.

Noah Sebastian, in particolare, si conferma ancora una volta un leader formidabile. Sicuramente aiutato da tracce in base e qualche pitch shifter strategico — in tal senso è degno di nota il bellissimo effetto growl-horror su “ANYTHING>HUMAN” — ma si tratta di pratiche talmente diffuse e sdoganate da non dovercisi soffermare più di tanto.
La sua voce è senza dubbio l’elemento più memorabile del concerto. Sembra che a cantare siano in tre: un cantante dal timbro angelico per i clean vocals e uno screamer potente e preciso, che ogni tanto lascia spazio a un maestro del growl. Queste tre anime e queste tre voci confluiscono in uno dei frontman più solidi e magnetici della scena. Così come ogni vocalizzo, anche i movimenti sembrano perfettamente calibrati, per comunicare anche con il corpo ciò che la musica fa risuonare in tutto il parco di Segrate.

Un altro elemento sorprendente è il repertorio. Nonostante le poche release, praticamente ogni pezzo in scaletta suona come un classico. La gente canta ogni verso, sa esattamente quando tirare su il telefono per un breve video, ma sa anche in quali momenti è doveroso aprire un circle pit. Giusto il wall of death necessita di un input dal palco, ma basta giusto un piccolo movimento del burattinaio Noah Sebastian per scatenare la platea italiana.

C’è un gran bel pubblico, giovane, partecipativo, coeso. L’impressione è che ci siano pochi avventori occasionali e a trovarsi sotto palco sia piuttosto una community. Merito di un momento storico particolarmente fertile per il genere, ma anche di una fanbase sempre più consapevole e sempre meno legata ai vecchi elementi formali che hanno ingabbiato la musica heavy. Cosa è metal e cosa non lo è sembra non interessare più a nessuno. Per questo i generi vengono meno e l’ibridazione diventa la stella polare. E in questo scenario i Bad Omens, ormai a un passo dal diventare i prossimi headliner di ogni grande manifestazione heavy, sono destinati a dominare.

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