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The DANCERS – It’s a Shame

Il palinsesto VID Records di aprile ci riserva una nuova, avvincente, puntata della serie di EP firmati The Dancers. Stavolta, in occasione del Record Store Day 2013, il trio veneziano registra in presa diretta It’s a Shame, quattro variazioni sul tema Gabba Gabba Hey! che si susseguono, così maledettamente fresche e genuine, immergendoci in un mondo felice popolato da feste e poghi a perdifiato.

Il primo scossone, davvero provvidenziale in questo eterno inverno milanese, proviene dalla cinestesica irruenza di It’s a Shame: la chitarra infiammata, i tempi spediti della batteria e il cantato travolgente lanciano un richiamo vitale di fronte al quale l’unica risposta plausibile è scatenarsi senza remore. Nella sudata essenza di Don’t Be Scared, jam pulsante di chiara matrice surf-rock, si erge un inespugnabile muro di chitarre, e una mitragliatrice percussiva dà vita a una sensazione che ci arpiona da dentro, un’irresistibile voglia di spintonare qualcuno e agitarsi convulsivamente, come un formicaio che brulica al sole. La carica non accenna a scemare nemmeno in When I’m Wrong, un getto continuo di balbettii scalmanati, assoli concitati e mugolii che sembrano uscire direttamente dalla bocca di Sua Maestà Joey. Il breve ma intenso happening si conclude con la pura iniezione di giovanilismo di Watching My Baby Getting Ready, una valvola di sfogo in grado di centrifugare qualsiasi preoccupazione liberandoci dalla pesante zavorra dello stress quotidiano.

Qualche mese fa, io stessa mi ero pronunciata con entusiasmo sui The Dancers, prevedendo per loro un radioso futuro musicale dentro e fuori i confini nazionali. Con questa nuova release, i tre dispensatori di energia nostrani convincono e, soprattutto, confermano di saper utilizzare le armi del mestiere e possedere enormi potenzialità, che a breve avranno modo di sfoggiare al pubblico in un tour che toccherà, fra le altre città, Berlino, Parigi e Roma. Ciononostante, It’s a Shame deve essere per la band anche una spia di allarme: reggendosi completamente su groove di memento ramonesiano, i tre giovani musicisti potrebbero perdere quell’embrionica identità che a fatica si stanno costruendo e vivere di rendita, rischiando addirittura di essere equiparati a degli abili falsari. Riusciranno i nostri eroi a stupirci? Lo scoprirete nella prossima puntata…

di Karen Gammarota

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