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LO STATO SOCIALE – Turisti della Democrazia

Lo Stato Sociale, ieri, oggi, domani. Le palle piene di cioccolato lindt. Quello cremoso, gustoso, l’irresistibile scioglievolezza che ti manda a cagare al terzo boccone. Il comunismo è morto. Il fascismo no. Non morirà mai. La democrazia non è mai esistita e mai esisterà. Roma ladrona, c’avete fottuto tutto, bastardi. E poi c’è l’anarchico con il codino. Quello che fa lo sciopero della fame che però beve sette cappuccini di fila con una spolverata di cacao magro. Coglione, tagliati i capelli, non si portano più. E legati pure a sto cazzo, tanto nessuno ti ha mai creduto. O stai a destra o stai a sinistra. Il centro non vale una sega. Le mezze misure non mi sono piaciute. O nero, o rosso. Lo Stato Sociale oggi. Bologna s’incula l’Italia e noi con la testa fra le nuvole. Bologna, sei più rossa del sangue mestruale incollato sull’assorbente fucsia. Bologna ventosa. Bologna sei la bellezza. Bologna sei totale. Ed è inutile che ci provate perché tanto non capirete mai un cazzo di quello che scrivo io, la tisana al finocchio è più allucinogena dell’lsd che si sparava Syd Barrett, è un treno a vapore tra i cieli d’Irlanda che ti passa nel cervello e che ti succhia tutta la merda che hai ingerito il giorno prima.

Lo Stato Sociale e il primo album, “Turisti della Democrazia”. Undici tracce, cinquanta minuti, il pop nel 2012, il pop in Italia, il pop e Max Pezzali, il pop nel beat, nelle pulsazioni morbide e gommose che toccano l’universo con dieci mani, con cinquanta dita, con dieci piedi, tutti a testa in giù, sintetizzatori a fiumi, sintetizzatori lo-fi, drum-machine in loop, voglio vederti danzare, ti amo baffo biondo, fammi girare la testa, girami e calpestami, alza le mani ed entra in pista perché il sax urla vendetta (“Quello che le donne dicono”), accennami volutamente i Blur (“Girls & Boys”) e sei già Dio (“Vado al mare”), chiamami “Pop” e ti sposerò, sputa tutto quello che hai dentro (“Mi sono rotto il cazzo”), l’indie-rocker è un povero coglione frustrato che gode nel trash pur non amandolo, che indossa i wayfarer anche se gli stanno di merda (“Sono così indie”), liberati da quella, liberati da tutti, ho i pantaloni di Zara, prendo il treno e vengo da te. Sette mesi fa. Non ti amo però forse ti cercherò quando avrò bisogno di una scatola. Fate una cosa bella, ma bella davvero, la prossima volta che dite una stronzata, ammazzatevi da soli.

Lo Stato Sociale nel capolavoro, nell’esordio dell’anno, “Turisti della Democrazia”, technicolor, il caleidoscopio fosforescente, l’arcobaleno dopo il nubifragio. Mille pecore fra le nuvole, contale pure, tanto non dormirai mai.

Francesco Diodati

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