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Recensioni

Joseph Martone – Honeybirds

Freak House

Joseph Martone è un cantautore italo-americano che ha vissuto la sua infanzia tra Italia e Stati Uniti e che in questo suo esordio ha pensato di fondere sonorità, immagini e ricordi dei due Paesi. Tuttavia, dagli ottimi otto brani in scaletta emerge ben poco dell’Italia, se non alcuni richiami alle colonne sonore di Ennio Morricone (“Working on me”). Il che, ovviamente, non è un male, è soltanto per constatare che non ha raggiunto pienamente il suo obiettivo.

Poco male, perché il disco è in ogni caso di ottima fattura ed emerge piuttosto una tendenza a lasciarsi andare a sonorità tanto di frontiera, quindi in stile Americana (“Oh godness me”), quanto ad un approccio da crooner degno dei vari Leonard Cohen e Nick Cave (“Working on me”, “Declared war” “Firefly”), fino agli italiani Guignol. Il raggio d’azione di Martone è abbastanza vasto tanto che con l’iniziale folk-pop-rock di “Trust” ci porta dalle parti di Tom Petty e con “Same old same old” ci regala un ottima ballata che sembra strappata ad uno Shane MacGowan stranamente sobrio. Quando vuole affondare con il blues l’artista italo-americano ci regala un rock-blues con chitarre prese in prestito dal Jack White zeppeliano (“St. Cristopher”).

Il valore aggiunto di questo disco sono i testi che trattano argomenti biografici della sua infanzia, caratterizzata da molti momenti dolorosi.

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Written By

Vittorio Lannutti, ricercatore/sociologo delle migrazioni, counsellor, con una grave, cronica ed irreversibile dipendenza da rock.

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