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FLAMINGO – Komorebi

di Thanks For Choosing

Un inizio disturbante, un tunnel che ci accompagna attraverso un disco dal sound internazionale, come quegli album che scaricavamo da eMule nel 2007 e che non sapevamo bene che cos’erano o da dove arrivavano, azzardavamo ipotesi, come in questo caso: forse una cantautrice americana dall’animo punk e quella passione per le distorsioni (dopo aver ascoltato a lungo le band punk femminili degli anni 90), una rock band giapponese studiata a tavolino per il mercato estero, oppure una band dei sobborghi londinesi, di quelle tutte uguali che si perdono nel marasma di tutto quello che succede laggiù. Ma in realtà, Flamingo è l’italianissima (si fa per dire, visto che s’è passata tre anni a Tokyo) Lavinia Siardi, esattamente a metà strada tra shoegaze e dream pop, tra Milano e Tokyo, a metà strada tra l’indie-rock britannico e le imitazioni, che si portano dietro stravaganza e intrigo, orientali.

Komorebi, o anche “la luce che filtra tra le foglie degli alberi”, un termine di quelli che in Italia non abbiamo e che per tradurre dobbiamo per forza spiegare, un po’ come questo disco, complesso, stratificato di influenze, da decostruire, da ascoltare, per forza, dall’inizio alla fine, per dargli un senso. Un disco autobiografico senza tempo, che riporta ai festival estivi, come anche alle serate invernali ad ascoltare musica in Erasmus e a preparare gli esami, un disco che parla di quei tre anni all’estero, in Giappone, dove Lavinia, stanca e bombardata di immagini nuove, s’è rifugiata nella musica per farne un disco meraviglioso.

Meraviglioso, perchè assolutamente nuovo, diverso da tutto, ma, incredibilmente, capace di rievocare un’adolescenza rock, una vita ad ascoltare tanta di quella musica da finirne nauseati, questo disco sa come di quei tempi in cui, immersi nella rete, trovavamo dischi lontani di cui non avremmo mai sentito parlare. Speriamo davvero non sia il caso anche di Flamingo, perchè ne dovremmo davvero andare fieri.

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