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I 5 brani preferiti da Roberto MONTISANO

Roberto Montisano | foto di Swati Devichi
Roberto Montisano | foto di Swati Devichi

Roberto Montisano è voce che rimane, anche quando il silenzio prende la scena. Cantautore calabrese che vive tra Italia e Portogallo, debutta il 10 ottobre 2025 con “Saudade di Te”, un singolo distribuito da Believe Music Italy.

In questo brano, Montisano non canta solo della perdita, ma della presenza che la mancanza lascia: la traccia che pulsa nei giorni, negli oggetti, nei ricordi che non riesci a scacciare.
“Saudade di Te” è una ballata elettrica che fonde chitarre indie-rock, synth che respirano sogni e parole intrise di mare, sale, pioggia. È malinconia che non è ferita aperta, ma compagna quotidiana: nelle abitudini, nei ritorni che non si materializzano, nella memoria che resiste. È l’apertura del suo primo EP, “Respirare la Polvere” (inizio 2026): quattro brani raccolti attorno a ricordi sospesi, verità che tremano, silenzi che raccontano come si lascia un pezzo di sé nel tempo che passa.

Nel suono di Montisano c’è qualcosa di volutamente grezzo, come una confessione improvvisata o una demo che non smette di vibrare — un equilibrio delicato tra analogico e onirico, tra ciò che si è costruito con le mani e ciò che sopravvive nell’aria. Ed è in questa polvere — quella delle esperienze sedimentate, delle emozioni che non vanno via — che la sua musica trova la vita: respirando piano, ma restando.

I miei 5 brani fondamentali

Mai dire mai – Il Teatro degli Orrori

Il mio primo vero concerto rock. Ero un ragazzino e, pur conoscendo la loro musica, ero un po’ intimorito da quei quattro uomini vestiti di nero che gridavano di politica, d’amore e urlavano i versi dei poeti russi. Non dimenticherò quando ascoltai per la prima volta “Mai dire mai”: rimasi estasiato dalla trasformazione di un brano che per due minuti ti prende a pugni e poi, all’improvviso, ti fa piangere. Quel giorno, oltre a sentire per la prima volta di un certo Majakovskij, ho imparato che nel rumore e nella rabbia ci può essere tanta dolcezza, e viceversa.

Nude – Radiohead

Quella dei Radiohead è sicuramente la produzione che mi ha accompagnato più a lungo nella mia vita. Nonostante questo brano (e tutto “In Rainbows”) faccia parte dei miei ascolti quotidiani, ha sempre la capacità di scavarmi e soffiarmi dentro una sensazione diversa: una delusione, un’incertezza, una gioia, una fragilità. A volte non riesco neanche a comprenderla, ma quasi sempre quando la voce di Thom Yorke si spezza e la musica si spegne, mi resta la leggera vergogna di essermi guardato da vicino.

Mademoiselle Boyfriend – Baustelle

I Baustelle hanno sempre avuto un dono raro per me: unire il linguaggio della cultura pop alla profondità della letteratura. È un valore che mi ha sempre affascinato e che cerco continuamente di integrare nei miei lavori. Mademoiselle Boyfriend è tra i loro brani a me più cari. Per la nostalgia, per il suono intimo e dolce, per i versi profondamente raffinati e crudeli. Il ritornello brasiliano, poi, arriva quasi come un sogno utopico che reagisce al resto del testo fatto di ricordi, malinconie e futuri incerti.

Want Me – Puma Blue

Il panorama sonoro di Puma Blue riesce sempre a scaldare le mie giornate. La sua voce fragile non sembra neanche cantare, sembra sussurrarmi le sue canzoni all’orecchio. “Want Me” è stato il primo brano che ho conosciuto nel 2017 quando scoprii “Swum Baby”, uno dei suoi primi EP; da allora non è più uscito dai miei ascolti. Per me, resta la canzone dell’amante insicuro che prova disperatamente ad offrire il suo amore: “…I try desperately to become this great ugly root to a perfect tree…” In fondo scoprirlo è stata una fortuna, visto che ancora oggi, a mio avviso, non è illuminato dai riflettori che merita.

Una Mano Sugli Occhi – Niccolò Fabi

La sua penna ha un ruolo speciale nella mia vita. Sarà per il modo che ha di sentire il mondo, sarà per le immagini attente e delicate sulle relazioni romantiche. Questo brano descrive alla perfezione cosa significa conoscersi, crescere, volersi bene e fermarsi a ricordare tutto quello che si è passato assieme. Dopo che lo ascolto, mi pare che sia ancora possibile restarsi accanto, anche dopo tanto tempo. Forse è proprio nei piccoli gesti muti, come quello di una mano sugli occhi prima del sonno, che nell’abitudine di una storia d’amore si nasconde un po’ di pace.

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