Connect with us

Hi, what are you looking for?

Playlist

GIALLO: 5 brani per 5 divinità romane

Giallo è un giovane cantautore bresciano. Nasce nel 1998 “portato dalla cicogna, che in realtà è l’aeroplano ad elica di Snoopy”. Lo scorso 2 aprile è uscito su tutte le piattaforme digitali “Minerva”, il suo secondo singolo che segue la pubblicazione di “Spettatori”, singolo d’esordio, in attesa un disco di prossima uscita.

Il brano nasce introno alla figura di Minerva, come simbolo della musica, della cultura, e dell’arte, e rappresenta per Giallo un vero e proprio alla vita, perché, come ci ha detto “quando nascono i fiori, nascono le canzoni”. Gli abbiamo chiesto allora di allargare la sua visione all’intero Pantheon dell’antica Roma, consigliandoci un brano per ogni divinità. 

Questo è il racconto che è uscito dal suo inconfondibile immaginario:

5 BRANI PER 5 DIVINITÀ ROMANE

“L’arrivo di Minerva in piazza di Spagna”

Piazza di Spagna non respira. I centimetri che dividono gli dèi sono impercettibili, invisibili. Come un domino perfetto che copre tutta la piazza e potrebbe cadere con uno sbadiglio. Eppure, sta lì immobile, da sempre e per sempre. Solo l’acqua della Barcaccia rompe il silenzio assordante. E traccia un ruscello stretto, che sale i 135 scalini fino a Trinità dei Monti. Lì dove sfilano gli abiti più belli, ed i principi diventano re. In un attimo il mormorio cresce. Teste che sbucano per dare vita agli sguardi giudici. Eccola, nel suo vestito bianco, con le Vans nere ai piedi. Sembra stia tornando da una festa. Bella che sei Minerva.

“Giove è alla cima della scalinata…”
mentre suona La canzone dell’amore perduto di Faber
Giove è alla cima della scalinata, seduto sul suo trono di marmo gelido e quadrato. Sembra così piccolo per essere il dio degli dèi. Le trombe suonano, scandendo il ritmo ai passi di Minerva. Lei si ferma, sfila i suoi piedi dalle scarpe, e le raccoglie tra indice e medio. Immobile, a piedi nudi, in mezzo al ruscello. Non è mai stata così sola. Lei che quei pezzi di domino potrebbe farli cadere con uno sbadiglio. Giove la guarda, come un poeta guarda le sue poesie. Le ama e se ne compiace. Poi si slaccia le sue New Balance grigie, bagna i piedi nel ruscello che arriva fin sotto al trono, e guarda la sua poesia negli occhi. Certo che è strano essere felici ma essere tristi. Lo è chi non può morire, ed ha perduto l’amore senza avere amato mai. Giove non batte ciglio. Lui che si è innamorato della sua testa e non l’ha mai detto a nessuno. Fedele a sé stesso. Lui che non ha mai visto una donna così seducente quanto Minerva. Figlia dalla sua mente. Immobile, a piedi nudi, in mezzo al ruscello. Giove non è mai stato così solo. 

“Giunone è la luna di giorno…” 
mentre suona Moonshadow di Cat Stevens
Giunone è la luna di giorno, nascosta agli occhi di tutti perché nessuno la merita. Seduta accanto al trono di Giove, come una margherita all’ombra di una sequoia. Lei pensa a quanto sarebbe semplice essere il sole. Caldo. E pensa ai pochi che guardano il fondo del mare la notte. Dove si nascondono perle preziose e mostri grandiosi. La realtà. A differenza di Minerva, Giunone quei pezzi di domino in piazza di Spagna non potrebbe muoverli nemmeno a forza. Neanche la sua pelle color zucchero riuscirebbe ad attirare uno sguardo. Dea beata, regna sovrana e trasparente nel silenzio. Allora si alza, nuda da ogni giudizio, sotto al velo sottile che le fa da vestito. E balla sui 135 scalini, dove sfilano gli abiti più belli ed i principi diventano re. Balla e nessuno la vede. Così libera nell’anima, ma così prigioniera della sua solitudine. Perché Giunone esiste, da qualche parte lì fuori, lontana. Mentre chi non dorme la cerca, parlando alla luna, senza vederla. Giunone sparisce nel cielo, e tutti vorrebbero un pezzo del suo velo. Ma cade la mandibola per un vestito bianco. Bella che sei Minerva. 

“E Marte vede tutto nero …”
mentre suona Nero di Gazzelle
E Marte vede tutto nero. E Marte è un toro dentro all’arena di Spagna che vorrebbe incornare i palazzi attorno. E Marte si mette in ridicolo davanti a tutti per dimostrare il suo valore. Lui che è nato dall’invidia di Giunone, feroce e selvaggio. Minerva non la può proprio vedere. Rossa, come il drappo di un torero che si muove lento sopra ai 135 scalini. Sfila l’abito più brutto di una ladra che diventa principessa. In questo momento Marte vorrebbe il suo cavallo dagli occhi di fuoco, saltarci sopra in corsa, e correre lontano. Il più lontano possibile. Perché nessuno lo vuole capire che senza guerra non c’è pace. E che senza il male non ci sarebbe il bene. E che non crescono i fiori è vero, ma nemmeno è tutto nero. Minerva che su quella scalinata sembra la Primavera del Botticelli. E passo dopo passo riporta i colori nell’arena di Spagna. Mentre Marte è un’oasi di sabbia che la primavera si sta mangiando. Resisti Marte. Resisti.

“Venere ha un filtro sugli occhi…”
mentre suona Yellow dei Coldplay
Venere ha un filtro sugli occhi. Lei che invece il mondo lo vede trattenendo il respiro sotto l’acqua del fiume giallo. Perché sott’acqua, può sentire i battiti di chi nuota. Sentire il rumore ovattato di cuori impazziti e pronti a scoppiare. Minerva invece è composta, fredda, guerriera. Scalino dopo scalino sta diventando una donna forte. E Venere sente il suo ritmo diventare regolare. Cuore calcificato. Tiene nei suoi pugni l’attenzione di tutti. E ad ogni minimo movimento del suo vestito, migliaia di occhi si muovono come stormi di rondini. Venere vuole vederle ancora più dentro, perché quel cuore deve avere qualche imperfezione. Allora trattiene il respiro più forte. Chiude gli occhi. E si lascia scivolare dentro le braccia del fiume. Amplificazione dei sensi. I battiti diventano tuoni. Perfetti, scanditi a metronomo. Ed ogni tuono è uguale, identico al precedente. Mentre l’acqua vibra tutta. Minerva è semplicemente perfetta. Venere sorride. Una donna forte che sorride ad una donna forte. Ed ha un filtro giallo sugli occhi. Guarda le stelle Minerva, guarda come brillano per te. Benvenuta. 

 “L’unico che respira è Zefiro…”
mentre suona Blowin’ in the wind di Bob Dylan

L’unico che respira è Zefiro in piazza di Spagna. Gli altri dèi trattengono il fiato come appena prima di prendere una decisione importante. Certo, l’arrivo di Minerva era inaspettato. Nata dal nulla. Non è facile accettarlo. Come si è potuto permettere Giove di far entrare qualcuno di tanto estraneo in famiglia? Come può essere un uomo così egoista? Però Minerva, che bella che sei. Tutti vorrebbero odiarti, ma non possono che vedere la tua luce. E Giove, che bello che sei. Tutti vorrebbero odiarti, ma non possono che vedere la tua luce. In piazza di Spagna non c’è giusto né sbagliato. Mentre Zefiro vola tra i centimetri impercettibili, invisibili, che dividono gli dèi. Con sé porta le risposte alle loro domande. Quelle che si fanno dentro la testa, ma non osano gridare ad alta voce. Ed in piazza di Spagna si sente il rumore del vento, mentre non c’è giusto né sbagliato. Minerva è arrivata in cima alla scalinata. Guarda Giove per un altro attimo. Poi si gira verso la piazza, che è la cima di una montagna dimenticata dal mondo. Si può sentire solo il rumore di Zefiro. Minerva sta piangendo in silenzio. Poi sussurra. Grazie. C’è l’eco. E piazza di Spagna non respira. 

“Minerva è rimasta sola…”
Minerva è rimasta sola a pensare. Seduta sul bordo della Barcaccia, con il bicchiere di aperol spritz in mano. È stata una giornata che l’ha distrutta, glielo leggo negli occhi. Eppure, è ancora così composta. Piazza di Spagna ora è vuoto, ma il silenzio è lo stesso. Mi siedo accanto a lei. Non lo direbbe mai, ma ha voglia di un abbraccio. Le metto un braccio intorno alla spalla. Oggi Minerva sei la mia migliore amica. Brava. Sei stata brava. Prendo la chitarra in mano, ed inizio a suonarle una canzone. Ti aspetto.   

Written By

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri anche...