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Cecilia Barra: cinque brani che hanno cambiato il mio modo di fare musica

Con il singolo d’esordio Like Thin Ice, pubblicato il 1° giugno, Cecilia Barra inaugura ufficialmente il suo percorso solista.

Cantautrice, polistrumentista e produttrice milanese, dopo gli studi in canto jazz e l’esperienza alla Berklee College of Music, ha costruito una cifra stilistica personale in cui cantautorato italiano, neo-soul, jazz e R&B contemporaneo convivono in modo naturale.

Like Thin Ice racconta la fragilità emotiva dei vent’anni attraverso sonorità che guardano alla scena jazz-funk londinese e a realtà come Kokoroko ed Ezra Collective, anticipando un progetto artistico che intreccia influenze internazionali e tradizione autorale italiana.

Per l’occasione abbiamo chiesto a Cecilia di scegliere cinque brani che hanno lasciato un segno profondo nel suo percorso umano e musicale. Cinque ascolti che raccontano molto della sua visione artistica e delle radici da cui nasce la sua musica.

Hiatus Kaiyote – Molasses

“Una band che devo citare e che ho avuto l’onore di sentire dal vivo, sono gli Hiatus Kayiote, e il loro brano Molasses, nello specifico, ha cambiato la chimica del mio cervello. Il modo in cui giocano con le strutture, con il tempo, i cambi di scena che creano passando da una sezione all’altra del brano, il modo in cui usano le voci di Nai Palm (e si, intendo proprio VOCI al plurale!) hanno definitivamente risvegliato qualcosa nella mia creatività, influenzando notevolmente il mio modo di comporre e arrangiare.”

Sly & The Family Stone – If You Want Me To Stay

“Se mi dicessero che posso scegliere solo un brano da ascoltare in loop per sempre, fino alla fine dei tempi, risponderei If you want me to stay, di Sly & The Family Stone. Sì, quella linea di basso crea dipendenza fisica e sì, la voce di Sly e le sue frasi vellutate fanno venire i brividi anche agli alluci dei piedi, quindi quale migliore brano da portarsi fino alla tomba se non questo?”

Erykah Badu – Certainly

“Quando iniziai a studiare jazz lo feci guidata da un’unica dea, Erykah Badu, nello specifico dopo aver ascoltato la sua Certainly. E prima che la jazz police venga chiamata a sproposito, lo so, non è jazz, ma è proprio per quello che mi sono innamorata di questo brano. Erykah sporca il suo soul e il suo R&B con la perfetta dose di jazz, con l’intro di piano, con il walking bass nel bridge e con il suo scatting super personale, accompagnato da dei cori ricchi di cluster, sulla coda. Voglio sporcarmi anche io così? Certo che sì, quindi testa china e a studiare gli standard!”

Lucio Dalla – Anna e Marco

“Mentre vivevo all’estero mi sono re-innamorata della musica italiana grazie ad Anna e Marco di Lucio Dalla. Non so spiegare il perché e il per come, è semplicemente successo. Forse con il senno di poi posso dire che è grazie alla drammaticità della linea melodica, enfatizzata dalla voce graffiante di Lucio, grazie al testo così commovente e nel quale è così facile immedesimarsi o forse grazie all’arrangiamento perfettamente bilanciato e ricco di dettagli. Fatto sta che grazie a lui ho ripreso in mano la mia lingua madre e gliene sono eternamente grata.”

WILLOW – symptom of life

“Ultimo brano che devo assolutamente aggiungere a questa lista è symptoms of life di WILLOW, dove jazz, rock e tempi dispari si intrecciano in qualcosa di super inaspettato, a dimostrazione del fatto che, se segui il tuo istinto e semplicemente crei quello che ti senti di creare senza cercare di dimostrare nulla a nessuno, può solo che uscirne qualcosa di stupendamente onesto.”

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