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5 brani scelti dai Lostinwhite per chi non ha mai ascoltato jazz

Letteralmente “perso nel bianco”, Lostinwhite è simbolicamente riferito al fondatore del gruppo, Vittorio Bianchi, da sempre perso nel mondo soul, jazz-funk, acid jazz, R&B. La sua caratteristica chioma bianca e la manifesta espressione lusingata dalle sonorità black lo accompagnano costantemente sul palco. Lostinwhite è un concetto musicale, una sperimentazione costante realizzata da un gruppo di musicisti eccezionalmente preparati, predisposti alla continua ricerca di nuove sonorità.

L’ingegnere del suono Arki Buelli alla batteria, con Roberto Gherlone al basso, Andrea Fazzi alle chitarre e Angelo Peli al sax trovano quella magia sonora fortemente voluta da Vittorio. Completa la formazione Sofia Anessi, come vocal leader.

“The Week” è l’ultimo singolo della band, uscito lo scorso novembre per Irma Records. Per l’occasione, abbiamo chiesto loro di segnalarci cinque brani per chi non ha mai ascoltato jazz e non ha idea da dove cominciare. Ecco cosa ci hanno segnalato. 

1) Driftin’ – Herbie Hancock

Driftin’ è un brano immediato per chi non ha mai ascoltato jazz. Ha un tema molto semplice, armonizzato dai fiati, è suonato con uno swing incredibile e i soli sono godibili anche per chi è abituato a sonorità diverse.

2) So What! – Ronny Jordan

Questa versione del capolavoro di Miles Davis può rendere l’idea di come il jazz si presti alla contaminazione e che forse più che essere un genere musicale, il jazz è un modo di approcciare un brano…e forse anche la vita…

Grazie al groove funkeggiante questa versione è di facile approccio e lascia spazio al solismo senza “spaventare” chi non è abituato alle strutture aperte all’improvvisazione.

3) Summertime – Herbie Hancock, Joni Mitchell, Stevie Wonder

Tutti hanno sentito almeno una volta Summertime. Questa versione unisce l’approccio jazzistico di Hancock alla voce della grande cantautrice Joni Mitchell (a proposito di contaminazioni). Il solo di Stevie Wonder all’armonica è semplicemente spaziale;  con il consueto gusto melodico per l’improvvisazione, Stevie fa dimenticare le false problematiche di definire i generi e di cosa sia o non sia il jazz. Il solo di Herbie Hancock fa accapponare la pelle per l’intensità e la rilassatezza, mentre l’interpretazione di Joni Mitchell è calda come non mai.

4) Expresso Madureira – Incognito

Uno dei tanti strumentali del più prolifico progetto di jazzfunk. Qui si può capire come il groove, l’armonia e l’improvvisazione abbiamo spazi sostanzialmente sconfinati per esprimersi e contaminarsi in infiniti modi diversi. Ecco, forse il jazz è anche questo: in realtà non ci sono canoni, non ci sono  i vincoli armonici, sonori e di struttura che “soffocano” alcuni progetti mainstream. Il solo del tastierista Matt Cooper è esaltante per il fraseggio e la robustezza ritmica.

5) You Took Advantage of Me – Keith Jarrett

Una delle sonorità più belle del jazz è quella del trio batteria-contrabbasso-pianoforte. Scegliere un trio o un brano rappresentativo è veramente difficile, ma forse il trio formato da Keith Jarret, Gary Peacock e Jack DeJohnette è quello con cui non ci si può mai sbagliare. Questa versione dello standard jazz You Took Advantage of Me è tratta da un live del 2009

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