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Interviste

Intervista ai salernitani Plato’s Cave

Esce per VideoRadio/M.A.P. (già a lavoro con artisti del calibro di Alberto Radius della Formula 3 e Tullio De Piscopo) l’album d’esordio dei Plato’s Cave, quintetto proveniente da Alfano, in provincia di Salerno.
“Servo/Padrone” è un lavoro in bilico fra l’art rock ed il progressive di matrice anni ’70.
Per l’occasione li abbiamo intervistati.

D: Prima di tutto presentatevi: chi sono i Platos’ Cave?
R: Salve! I Plato’s Cave sono una band composta da cinque elementi: Alessandro Villano è il cantante e frontman, Francesco Detta e Alessio Carbone sono i chitarristi, io (Francesco Carbone) sono il bassista mentre Luigi Fimiani è il batterista. Del nucleo originario siamo rimasti io, Ale e Fra. Alessio e Luigi sono subentrati in seguito. Ci conoscevamo da prima di fondare il gruppo. Tutto iniziò così, senza chissà quali pretese o fini, ma presto dovemmo prendere coscienza e porci delle domande sul da farsi perché mostrammo fin da subito la propensione all’attività compositiva. Tuttavia, essendo per ognuno di noi la prima volta che si suonava insieme ad altri, iniziare suonando cover è stato doveroso, sia per una questione di interplay e sia per una ricerca d’identità che non avevamo ancora, provenendo tutti da ascolti diversi.

D: “Servo/padrone” è la vostra prima prova in studio: com’è nato, sia a livello compositivo che concettuale?
R: Con l’arrivo di Alessio e Luigi la situazione prese il piede che cercavamo. Ci gettammo con maggior vigore nel lavoro compositivo. Possiamo dire che quello è stato davvero l’inizio di un bel periodo per noi, che ci ha condotti dritti dritti a ciò che è “Servo/Padrone”. L’entusiasmo e l’obiettivo comune hanno sicuramente dato il via al tutto, ma il ruolo centrale durante la fase compositiva è stato svolto dalle sfide che via via ci ponevamo e soprattutto dalla continua e mai sazia curiosità (sia sul piano tecnico che in merito agli ascolti)… voglia continua di superarci sempre. Sul piano concettuale non ci siamo pre-imposti nulla, abbiamo scritto ciò che sentivamo:  quando poi, a lavoro finito, abbiamo cercato di riassumere il tutto abbiamo notato che gli argomenti trattati a livello di tematiche si muovevano sul piano ontologico e su quello morale. Tra tutti i concetti espressi nei brani e nelle storie raccontate individuammo l’anello di congiunzione nella figura del Servo/Padrone di Hegel (sul piano ontologico) e nella morale del servo e del signore di Nietzsche.

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D: Siete in 5: come nascono i vostri brani a livello musicale? C’è un compositore principale?
R: C’è una sintonia che sembra il frutto di un’armonia prestabilita! La composizione a livello musicale per la maggiore proviene da Fra, più raramente da me e da Alessio. Solitamente chi ha qualcosa in mente presenta il giro/arpeggio/riff embrionale agli altri spiegando le sensazioni provate e cosa si vorrebbe trasmettere. Poi inizia il lavoro di gruppo; suoniamo il pezzo introducendo ognuno il proprio strumento e vediamo dove il giro ci porta: se l’approdo ci piace perseveriamo e costruiamo il pezzo, sennò ci fermiamo e valutiamo cosa non ci piace, quale strumento va bene e quale no, cosa alleggerire e come e cosa invece richiede un approfondimento, la piega che dovrebbe prendere il pezzo per trasmettere una determinata sensazione e come generarla, ecc…

D: Per i testi, invece? Come nascono e per mano di chi di voi, principalmente?
R: I testi nascono principalmente da me, ma “Servo/Padrone” ha conosciuto anche la penna di Ale (“Il viandante”, “Viaggio introspettivo”, “L’applauso”) e di Luigi (“Eclissi popolare”). Inizialmente viene scritta una bozza, quando si sente l’esigenza e ci si sente forti per poter scrivere qualcosa; poi si compone musicalmente qualcosa o si trova qualcosa a livello embrionale sul piano musicale al quale il testo si sposa bene. Allora si conclude la sezione musicale tenendo presente l’argomento trattato nella bozza di testo in modo che musica e testo nascano in simbiosi, che siano gemelli, frutti della stessa madre; infine si allinea il testo metricamente mantenendo le tematiche ma donandogli musicalità.

D: “Servo/Padrone”, in quanto a struttura dei brani, è molto complesso: dov’è stato registrato il lavoro e quanto ci avete impiegato?
R: Il lavoro è stato registrato da Maurizio Sarnicola dei Morris Goldmine presso il Parco della Musica di Vallo della Lucania. Abbiamo impiegato tanto… un anno pieno pieno! Ma non abbiamo mai avuto fretta, confidiamo nella calma.  Anzi, quando abbiamo finito c’è scappata una lacrimuccia: siamo molto legati a quello studio… da lì sono uscite due cose: “Servo/Padrone” ed una bella amicizia con Maurizio, che è una persona disponibilissima e preparatissima. Ha lavorato con la nostra stessa audacia. Il sesto Plato’s Cave.

D: Avete inizialmente registrato da soli, senza un’etichetta alle spalle. Poi è arrivata la VideoRadio/M.A.P.: come avete trovato questo contatto?
R: Questo contatto con queste due belle etichette l’abbiamo trovato solo grazie a chi ha creduto fin dall’inizio in noi; grazie a chi, ascoltando gli embrioni, vi ha visto del potenziale dentro; grazie a chi ha fatto questa ricerca come se lo stesse facendo per il suo gruppo, a dimostrare quanto ci teneva a noi: Giuseppe Galato con il suo progetto QALT.

D: Quali sono i vostri progetti attuali e futuri?
R: Per il momento l’etichetta si sta occupando della promozione, quindi ci godiamo il parto aspettando di vedere l’impatto che avrà al cospetto dei recensori e degli ascoltatori. Ci godiamo il momento dedicandoci a nuove composizioni, ma con un approccio diverso e senza dargli peso… Siamo appena usciti dalla composizione di un album, quindi, figuriamoci…! Ci dedichiamo a sperimentazioni nuove in modo da aver basi consolidate quando decideremo che sarà giunto il tempo per poter ripartire a comporre seriamente.

LINK
Sito ufficiale:  http://www.platoscave.it/
Plato’s Cave su Facebook:  https://www.facebook.com/pages/Platos-Cave/270845376267666?fref=nf

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