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Interviste

Intervista a TUM – il nuovo folk italico

di Thanks For Choosing

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con TUM, ex Pocket Chestnut, cantautore milanese che mischia influenze folk e rock, con un’innegabile attitudine punk. Il suo nuovo album s’intitola Take off and Landing e più che è un disco, è un viaggio tra i ricordi e i momenti più belli dell’autore: ci sono le macchinate, una trasferta in India e i Bubble Tea di Paolo Sarpi. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quanto c’è ancora dei Pocket Chestnut nel tuo lavoro?
Ciao ragazzi, scusatemi se faccio una premessa ma per me è importante. Per prima cosa grazie mille per la curiosità e l’attenzione è una cosa che magari qualcun’altro da per scontata ma per me non lo è. In queste 10 nuove canzoni che ho messo in “Take Off and Landing” si riversano naturalmente anche i 10 anni di musica con i Pocket Chestnut, non solo una band  ma anche e soprattutto amicizia e tanta, tantissima vita vissuta insieme. In questo disco la musica che scrivo racconta proprio la mia vita e lo fa nel modo più diretto/violento possibile…a volte urlando molto molto forte. Suonare con Davide, Paolo, Teddy mi ha insegnato tantissimo magari anche senza che loro lo volessero ma ad ogni modo gli devo molto. Parlando di canzoni ad esempio, la  melodia di Take Off mi era venuta in testa una sera lavando i piatti prima di una prova con i Pocket… gliel’avevo fatta sentire poi il destino a voluto che finisse in questo disco qui. Il testo l’ho chiuso in volo mentre stavo andando a Mumbai, forse per esorcizzare la paura, non so…

Com’è stato il passaggio verso una carriera solista?
Tre anni fa, avevo sul telefono 124 demo, volevo registrarne 10, le ho fatte sentire a qualche amico e quando ho parlato con El Vis (Impression Materials/ Sabbionette Studio) ho visto che gli brillavano gli occhi e ho capito che poteva ma soprattutto voleva aiutarmi. Ho continuato a guardarmi in giro e invitavo spesso amici a casa mia a mangiare una pizza e a suonicchiare i demo delle mie canzoni, una sera è venuto da me Gabriele di una band con cui spesso condividevamo i palchi: i Doc Brown. Anche a Gabriele brillavano gli occhi e ho capito che anche lui poteva ma soprattutto voleva aiutarmi. Ho fatto 1+1 e sono nati i TUM. Questo disco nasce  dalla voglia di raccontarmi è da subito diventato  un gruppo di persone che ha avuto voglia di aiutarmi a raccontarmi. I brani che ho messo nel disco, sono un lavoro di squadra di un gruppo di persone che sono diventate amici, mi sento il motore di questa cosa qui…e  mi piace. Il termine “solista” mi spiazza un po’certe volte, la solitudine mi fa una paura fottuta.

E quanto sono stati importanti i tuoi viaggi per arrivare a questo primo disco?
Importantissimi! Porto sempre con me il mio ukulele quando viaggio, le idee mi arrivano spesso incontrando persone, ascoltando storie. Ho sempre con me un’agendina dove scarabocchio testi e volte quando li rileggo capisco che potrebbero essere canzoni. A Mumbai dovevo spesso fare 2 ore bus/taxi/treno per tornare dal lavoro, questi “tempi morti” li rianimavo scrivendo, scarabocchiando. A Mumbai ho avuto anche la fortuna di poter suonare perché ho conosciuto un cantautore indiano Vernon Noronha e ci siamo trovati subito. Alla buona,  ho insegnato a Vernon e alla sua ragazza Lisa a fare la amatriciana e lui mi ha fatto vedere come avrebbe suonato DarKer con l’ukulele…e per inciso la suona ancora così.  Spero tanto possano venire presto in Italia e si possa suonare e viaggiare insieme qui.  A Mumbai c’è una scena indie ed elettronica pazzesca e ci sono tantissimi musicisti che meriterebbero di suonare in Europa, se sentite questo podcast “Maed in India” potete capire di cosa stiamo parlando…talenti con la T maiuscola! Il rock indiano non arriva qui da noi, in nessuna forma…è un vero peccato.

Come nasce un disco come il tuo Take Off and Landing? Aneddoti dallo studio?
Ogni lunedì per circa 2 anni io, Gabri ed El Vis abbiamo lavorato a queste canzoni, registrando con tantissimi nostri amici così tanti che ancora adesso facciamo fatica a ricordarci chi ha fatto cosa.  Ad esempio Nothing Else to Do  deve tantissimo al mio amico Raffaele Bellan (Canada), le batterie di So Long invece le ha fatte Muddy (Dust, Red Rooster) e l’abbiamo registrato in un capannone industriale enorme. Anche Pietro Gregori (Bentos) e Carlo Yurel ed Andrea Schiocchet (Il rumore della Tregua) sono importantissimi per questo disco qui, sono tutti più giovani di me, entusiasti, talentuosi e hanno dentro un sacco di energia positiva ma soprattutto suonano con il cuoooore (allungare la o il più possibile). La tecnica non mi interessa tanto, io sono scarso con la tecnica ma se ci sono i sorrisoni in sala prove è tutta un’altra storia…

Cosa dovrebbe sapere un ascoltatore prima di premere play?
Uh che domanda difficile questa. Non credo sia necessario un prologo a queste 10 canzoni, sono solo 10 canzoni, parlano degli ultimi 4 anni della mia vita. A volte penso che questo disco serva più a me che a qualcun altro…In un mondo utopico in cui decido sempre tutte le cose (incubo), mi piacerebbe che queste dieci canzoni fossero ascoltate al tramonto in un pomeriggio di primavera. L’ideale sarebbe essere in provincia di Ivrea, seduti su un muretto vicino alle viti e avere i piedi nudi a penzoloni. Se poi si vuole rileggere “Uomini e Topi” di Steinbeck e tirare qualche occhiataccia alle nuvolette di passaggio… tanto meglio…

Come mai la scelta dell’inglese? Come ti sentiresti a rifare questi brani in italiano?
Non lo so come mi sentirei non ci ho mai provato. Con Gabri ho scritto un pezzo in italiano che si chiama Il drago, mi piacerebbe registrarlo…chissà…Da ragazzino mi vergognavo tantissimo a cantare in italiano, diventavo tutto rosso e mi si riempivano le braccia di macchioline…adesso un pochino meno, un pochino…

E adesso, cosa c’è nel futuro di Tum?
Vorrei suonare il più possibile, far sentire questa canzoni nel migliore dei modi, full band come abbiamo fatto al Mare culturale Urbano in questo video qui.

Stiamo mandando le proposte per i festival e spero di poter suonare a più non posso sia in italia che fuori, è difficile perché non abbiamo un booking e tocca star appresso alle mail molte ore al giorno ma è un sacrificio che se porterà qualche risultato sarò contento di aver fatto…sto incrociando le dita dei piedi e mi è appena partito un crampo, vi devo salutare…

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