Nel panorama rock italiano, Giovanna Turi continua a portare avanti un percorso personale e riconoscibile, fatto di musica viscerale e contenuti che guardano in faccia la realtà. Cantautrice dalla scrittura diretta e identitaria, negli anni ha costruito un linguaggio capace di unire energia, impegno e autenticità. Dopo i singoli che hanno segnato il suo percorso recente, torna con “Non Chiedermi Il Perché”, il nuovo brano disponibile dal 20 febbraio 2026 su tutte le piattaforme digitali e in radio per Crawly Records.
L’abbiamo contattata per farci raccontare da vicino questa nuova uscita e il momento che sta vivendo.
Quando nasce una canzone, di solito da dove parti — dalla musica o dalle parole? E nel caso di Non Chiedermi Il Perché, com’è andata?
Non c’è una tecnica precisa, ogni canzone nasce in modo diverso: a volte parto dal testo, altre dalla melodia. Nel caso di “Non chiedermi il perché” è stata proprio la musica a venire prima, ed è da lì che è nato tutto il resto.
Confrontando i tuoi primi lavori con quello che scrivi oggi, in cosa senti di essere cambiata di più come artista?
I primi brani erano più frenati: avevo paura di mettermi davvero a nudo e, soprattutto, del giudizio. Oggi questa paura non c’è più. Mi sento libera nelle mie scelte artistiche, ed è questo il cambiamento più grande.
La tua scrittura ha sempre affrontato temi forti — violenza di genere, emancipazione, discriminazione. C’è un brano in particolare che ti ha restituito una reazione del pubblico inaspettata o che ti ha colpita in modo speciale?
Tutti i brani hanno avuto una forte reazione da parte del pubblico. Sicuramente “Solo una donna” ha avuto un peso particolare nel mio percorso. Ricordo quando l’ho pubblicata: ho ricevuto tantissimi messaggi sui social. È stato un riscontro forte, diretto. Cosa si può chiedere di più?
Il mercato musicale privilegia sempre di più i brani immediati e adatti agli algoritmi. Quanto è difficile, per te, restare fedele alla tua identità artistica — quella scrittura rock diretta e civile che ti contraddistingue?
Non è difficile, ho deciso di seguire una strada: la mia! Non potrei mai cantare canzoni con parole che nel mio quotidiano non uso, non leggo. Quando ho iniziato nessuno era favorevole al rock, non andava di moda. Molti produttori mi consigliarono di fare pop, oggi invece tutti vogliono fare il rock; io non accettai il loro consiglio ho proseguito con il mio “rock civile”.
Se dovessi racchiudere Non Chiedermi Il Perché in tre parole, quali sceglieresti?
Le tre parole chiave di “Non chiedermi il perché” sono: donna, manifesto e storia.
Quando riascolti Non Chiedermi Il Perché adesso, ti restituisce ancora le stesse emozioni di quando è nata, o ci senti qualcosa che cambia ogni volta?
Quando la riascolto mi restituisce le stesse emozioni di quando l’ho scritta. Possono essere più o meno intense, certo, perché dipendono anche da quello che sto vivendo in quel momento, ma l’emozione resta sempre. E sì, probabilmente cambierei qualcosa… ma credo sia normale: ogni autore, col tempo, riscriverebbe almeno un dettaglio delle proprie canzoni.
Quando un brano esce e inizia a girare tra radio, streaming e pubblico, cosa prevale in te — la curiosità, l’emozione o anche un po’ di timore?
Tutte e tre le cose: la curiosità, l’emozione, ma anche il timore che il brano non venga capito fino in fondo.
Cosa ti aspetta adesso? Stai già lavorando a nuovi brani?
Si, sto lavorando su nuovi brani e al mio ritorno sul palco. Dimenticavo siete invitati!












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)















