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IL RESTO E’ RUMORE: Intervista a Angela De Rosa, ex assessore alla cultura e politiche giovanili di Novate Mil.

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Per avere un altro punto di vista sulle questioni introdotte dall’intervista a Roberto Sburlati, ho intervistato Angela De Rosa, ex assessore alla cultura e politiche giovanili di Novate Milanese. Novate è una piccola cittadina alle porte di Milano, che presa come campione ci può dare un’idea più precisa di come si svolge la promozione di attività culturali e musicali, all’interno dei Comuni Italiani. Il quadro che ne è uscito è molto interessante…

Puoi spiegarci a grandi linee in cosa consisteva il tuo incarico al Comune di Novate?
Il mio ambito di azione riguardava le politiche culturali, scolastiche e giovanili e il mio compito, su  questi argomenti, era promuovere progetti direttamente e sostenere idee proposte dai soggetti terzi rispetto al Comune.

Che tipo di eventi/iniziative organizzavi o sostenevi come assessore?
Eventi di diverso genere, al centro della programmazione di ogni stagione c’erano sempre musica, teatro, arti figurative, lettura, scrittura, etc… Attribuivo molta importanza alle iniziative che fossero momento culturale e, contemporaneamente, momento aggregativo. Inoltre, per me è sempre stato fondamentale sostenere le idee provenienti dal territorio. L’obiettivo era favorire il protagonismo delle associazioni e dei singoli cittadini in ambito culturale anche perché Novate in questo senso è una realtà molto viva e valida.

Quali di questi venivano apprezzati di più sia da un punto di vista di “critica” e di pubblico?
Nel corso dei cinque anni ci sono due iniziative, in particolare, che hanno riscosso maggior successo in questo senso: la mostra collettiva di artisti non professionisti e i percorsi d’arte legati al patrimonio artistico culturale del nostro territorio. Alla prima, hanno aderito tantissimi artisti non professionisti, entusiasti di potere condividere con altri la loro arte, erano talmente tanti che non siamo riusciti ad ospitarli tutti. Inoltre, abbiamo registrato un ottimo numero di visitatori che hanno apprezzato l’aver saputo mettere al centro dell’evento culturale la persone oltre che l’arte. Relativamente all’altro evento, la gente ha apprezzato la possibilità di vedere il proprio paese in modo diverso, di conoscerne aspetti ignorati quasi che questo rafforzasse il rapporto di amore con esso.

La musica intesa come concerti, ma anche altre iniziative legati ad essa, che percentuale occupava all’interno di questi eventi?
Potrei dire più della metà, infatti, il genere musicale è quello intorno al quale si raccolgono il maggior numero di associazioni novatesi.

Quali di questi venivano maggiormente apprezzati?
I concerti della banda Santa Cecilia  in occasioni di cerimonie celebrative e civiche o quelli dell’associazione Impara l’arte sia che ad esibirsi fossero adulti o giovani.

Quali invece, se ce ne sono stati, hanno generato maggior dissenso o proteste?
Beh, senza ombra di dubbio “Aspettando Villa Arconati“, già “Aspettanto Sconcerti”, il concorso per giovani band. Ancor prima di diventare assessore questa iniziativa era più famigerata che famosa! Il concetto era: “organizzate pure i concerti per i giovani purchè non vicino casa mia!”.

Secondo la tua diretta esperienza pensi che i concerti rock o comunque tutti gli eventi musicali indirizzati a un pubblico più giovane siano causa di maggiori proteste?
Sì! Nella maggior parte delle persone non c’è tolleranza per una modalità di divertimento che è distante dal proprio modo di essere! Faccio un esempio che non c’entra niente con la musica ma che spiega cosa voglio dire: nel 2006, quando l’Italia ha vinto i mondiali diversi cittadini si sono lamentati per quel rumore e quegli schiamazzi che, per chi stava festeggiando, erano il modo di esprimere felicità ed orgoglio!

Pensi sia solo un fatto di “volume” e di rumorosità o credi sia più una questione di bigottismo (il più classico “son tutti drogati e delinquenti”)?
Credo sia finita l’epoca del bigottismo. Oggi il problema è l’incapacità di comunicare tra due universi troppo distanti e l’incapacità di intendere la libertà come dovere e non solo come diritto: la nostra libertà finisce là dove comincia quella degli altri e viceversa.

Nell’intervista a Roberto Sburlati è venuto fuori il concetto per cui la quiete pubblica porti più voti della cultura, pensi sia questo il motivo per cui si da così tanta importanza alle lamentele (vedi ad esempio le polemiche sui decibel a S. Siro)?
Certo! Ormai lamentarsi è diventato lo sport nazionale, più stiamo bene e più pretendiamo; poco importa che le nostre scelte siano contraddittorie. La cultura, a qualsiasi genere si pensi, fa parte della vita di un numero esiguo, e quindi irrilevante, di persone, al contrario, la percezione della quiete e della sicurezza pubblica appartengono al patrimonio genetico della comunità quindi le istituzioni (enti pubblici, forze dell’ordine, etc..) puntano a difendere le seconde anche a discapito della prima. Ho accostato al concetto di quiete pubblica quello della sicurezza perché spesso la percezione di mancanza di quiete è accostata a quella della sicurezza.

Hai mai riscontrato resistenze da parte della giunta riguardo all’organizzazione o promozione di concerti?
Assolutamente sì, ma solo con riguardo a quelli rivolti ad un pubblico giovane. Qualcuno si preoccupava della reazione della gente per l’eventuale fastidio senza concentrarsi sui benefici dei concerti…Di più, di solito di fronte ad una criticità si cerca una soluzione, viceversa, nel caso dei concerti c’era il rifiuto quasi sistematico di fare sforzi mentali!

Cito da un titolo del Corriere della Sera di giovedì 17 dicembre: “I tagli cominciano dalle spese culturali” “Il nostro Paese ha reagito alla crisi economica in modo diverso dal resto d’Europa” “In dieci anni la quota di reddito riservata alle voci –istruzione e tempo libero- è scesa dal 6,2 al 5,3 per cento”.
Da questo sintetico quadro emerge che per gli Italiani spendere in cultura non è poi così importante, in una situazione di crisi è la prima spesa ad essere tagliata, e la musica di solito è quella che ne risente di più. Questo denota poca curiosità e poca voglia di scoprire cosa offrono le nostre città a livello culturale. Tu hai riscontrato questa pigrizia sul campo?

Assolutamente si! Dirò di più, credo che l’ente locale investa poco su eventi culturali e per il tempo libero o che comunque, in caso di difficoltà, taglino per prime queste voci di spesa, perché troppa poca gente partecipa alla vita sociale e culturale della propria comunità e a quella più in generale. Parlando della mia realtà: quando, su una popolazione maggiorenne pari a 16.000 abitanti, l’affluenza di 300 persone, cioè di meno del 2%, ad un’iniziativa è vissuta come un successone, ti trovi a chiederti se non valga la pena dirottare le risorse umane ed economiche necessarie per quell’evento per qualcosa di più “utile”… per gli anziani, i diversamente abili, i bambini, la famiglia, etc… Le istituzioni percepiscono il disinteresse della maggior parte delle persone e si comportano di conseguenza!

Si dice sempre che c’è poco spazio per la musica e quel poco che c’è la maggior parte delle volte non è gestito al meglio, tu pensi che si possa fare di più nel piccolo per favorire l’offerta di luoghi e attività legati a questa arte un po’ maltrattata?
Mah, in base alla mia esperienza si può sempre fare di più e meglio…non credo però in un ruolo troppo invasivo delle istituzioni su questa questione degli spazi. Le criticità che si riscontrano con riferimento alla musica valgono per altre e troppe questioni. Diciamo che le istituzioni potrebbero favorire ed aiutare iniziative private che già esistono in modo da permetterne un ulteriore sviluppo offrendo un valore aggiunto a beneficio di tutti.

Quanti degli eventi che hanno coinvolto il tuo assessorato sono stati proposti dai cittadini?
Pensi che ci debba essere più impegno da parte delle persone, ma soprattutto dei ragazzi a fare, organizzare, richiedere spazi, concerti, ecc? Credi che la pigrizia ci sia anche nel mettersi in gioco in prima persona?

In cinque anni, sono stati diversi gli eventi proposti dai cittadini o quelli a cui i cittadini hanno partecipato come protagonisti. Scarsa la partecipazione dei giovani. Alle volte oltre alla pigrizia, a sfavore della partecipazione gioca la paura di mettersi in gioco e di fallire, di mettersi a nudo ed essere rifiutati. Quando vai davanti ad un pubblico devi avere una enorme consapevolezza e fiducia in te, perché quello che leggi negli occhi di chi ti guarda potrebbe non corrispondere alle tue aspettative. Detto questo, mi piacerebbe che soprattutto i giovani vivessero più da attori e meno da comparse. Nel mio ambiente, in politica, mi piacerebbe che i giovani avessero la forza d’animo di “lanciare il proprio cuore oltre le stelle”.

Durante la tua attività avrai sicuramente avuto a che fare con agenzie, gruppi, artisti, fonici, manager, hai mai avuto problemi a trattare con queste “entità”?
Pensi che a volte ci sia poca professionalità o disponibilità da parte di alcuni?
Hai mai avuto problemi con qualche gruppo?

Intanto premetto che non ho mai trattato di persona ma sempre per il tramite di qualcuno con queste figure. Comunque, non abbiamo mai avuto a che fare con persone non professionali, casomai capricciose e preoccupate di fare i divi senza necessariamente esserlo. Problemi veri e propri mai…al massimo qualche lamentela per la birra non abbastanza fredda, fossero questi i problemi!

Hai qualche consiglio da dare per migliorare i rapporti fra il mondo musicale e le istituzioni? Pensi che gli enti locali debbano fare di più per promuovere la musica?
Per quanto ne so la musica è tra i generi d’arte quello maggiormente promosso dagli enti locali, questo non vuol dire necessariamente che lo facciano bene. Consigli? Ascoltare di più chi con il mondo musicale ha un reale rapporto e coinvolgerli nella realizzazione delle iniziative. Ognuno deve fare quello che è capace di fare.

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