Il 5 e 6 giugno il Centro Sportivo Il Tiro di Martinengo ha ospitato la quattordicesima edizione del Rock in Riot, appuntamento ormai consolidato nel panorama musicale bergamasco. Nato come festival indipendente e a ingresso gratuito, negli anni il Rock in Riot ha saputo ritagliarsi uno spazio importante tra gli eventi dedicati alle sonorità alternative, mantenendo uno spirito autentico e una forte attenzione alla scena underground nazionale e internazionale.
Anche l’edizione 2026 ha proposto una line-up eterogenea, capace di attraversare diversi linguaggi del rock contemporaneo: dal punk all’hardcore, dal metalcore alla psichedelia, fino alle suggestioni desert rock.
La serata di venerdì 5 giugno si è aperta con i The Last Confidence, formazione bergamasca che fonde emo e punk in un sound diretto e coinvolgente. Le loro melodie intense e l’energia dal vivo hanno rappresentato il punto di partenza ideale per una serata all’insegna delle sonorità più aggressive.
A seguire sono saliti sul palco i Waves in Autumn, altra realtà del territorio bergamasco. Il gruppo propone un metalcore potente e moderno, caratterizzato da riff incisivi, breakdown e una forte presenza scenica che ha saputo conquistare il pubblico presente.
Spazio poi ai Jaguero, band vicentina che negli ultimi anni si è fatta notare nella scena indipendente italiana grazie a una miscela di punk rock, emo e influenze noise. Le loro composizioni richiamano l’attitudine alternativa degli anni Novanta, reinterpretata con uno stile personale e contemporaneo.
A chiudere la prima giornata sono stati i britannici Last Hounds, al loro debutto sui palchi italiani. Provenienti dalle Midlands inglesi, propongono un hardcore punk contaminato da elementi crossover, capace di unire aggressività, ritornelli immediati e grande impatto dal vivo.
La giornata di sabato 6 giugno ha invece esplorato territori sonori più psichedelici e atmosferici. Ospiti di punta dell’edizione sono stati gli statunitensi Yawning Man, autentici pionieri del desert rock californiano. La loro musica, fatta di ampie aperture strumentali e paesaggi sonori evocativi, ha rappresentato uno dei momenti più attesi del festival.
Accanto a loro si sono esibiti i Softsun, progetto nato dall’incontro tra Gary Arce e Pia Isaksen. Il duo intreccia shoegaze, post-rock e psichedelia creando atmosfere sognanti e immersive che hanno trasportato il pubblico in un viaggio sonoro suggestivo.
Grande attenzione anche per i Cancervo, formazione originaria della Val Brembana che negli anni si è costruita una solida reputazione nella scena psych-doom italiana. Le loro sonorità oscure e ipnotiche, influenzate dal rock degli anni Settanta, hanno aggiunto profondità e carattere alla seconda serata.
Ad aprire il secondo giorno del festival sono stati Thomas Greenwood & The Talisman, progetto neo-psichedelico legato al territorio del Lago d’Iseo. La band unisce influenze western, folk e psichedeliche in una proposta originale e ricca di suggestioni cinematografiche.
Con otto band provenienti da Italia, Regno Unito e Stati Uniti, il Rock in Riot 2026 ha confermato la propria vocazione internazionale e la capacità di offrire una proposta artistica ricercata, mantenendo vivo quello spirito indipendente che da quattordici edizioni rappresenta il cuore pulsante del festival.
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![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)
















