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Focus

Reportage Live: ULTRAVOX

Ultravox

Vox Club, Nonantola 14/04/2010
Certo, pretendere di rivedere gli Ultravox dal vivo dopo più di 30 anni nella formazione originaria capitanata dall’enigmatico John Foxx sarebbe stato fin troppo utopistico. E allora ai vecchi nostalgici non è rimasto altro che ripiegare egregiamente sulla seconda versione della band inglese, quella più famosa per intenderci, quella rigenerata a colpi di facili melodie sintetiche dal bel Midge Ure, tanto da renderla fin da subito caposaldo indiscusso del filone elettropop romantico degli anni ’80, ufficialmente inaugurato dai Visage nel 1979 (nei quali lo stesso leader degli Ultravox aveva l’onore di militare!).

Il Vox Club di Nonantola ha la fortuna di ospitare, quindi, quello che a tutti gli effetti rappresenta il congedo irreversibile della band a distanza di 30 anni esatti dalla pubblicazione del bellissimo “Vienna” uscito nel 1980, l’album più celebrato del quartetto inglese.

Alle 21.15 esatte cominciano a volteggiare i ricordi in un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, alla presenza di un folto pubblico mediamente al di sopra dei 35 anni; tutti gli episodi più celebri del repertorio di Ure, Currie, Cann e Cross vengono spalmati omogeneamente su due ore di concerto, rispettando pedissequamente gli stessi suoni dell’epoca. In completo scuro, eleganti come quattro funzionari di banca, i quattro musicisti (vicini anagraficamente ai 60) esordiscono con “New Europeans” alternando via via brani meno ispirati – triste preludio della fase discendente – a hits epocali come “Hymn”, “Reap the wild wind” e l’attesissima “Vienna”, introdotta dalle sue nebbiose atmosfere marziali e assecondata dal rispettoso silenzio del pubblico: il biglietto da visita della band, sublimato dal celebre bridge di violino e pianoforte, avvia il concerto verso il suo giro di boa. Giusto il tempo di una pausa fulminea e via, di nuovo sul palco, tra gli applausi del pubblico gongolante. All’appello mancano ancora una manciata di brani. Arrivano, puntuali come le guerre! “Dancing with tears in my eyes”, sfruttatissimo apripista nelle discoteche rock di mezzo mondo, sfianca letteralmente la voce dei mille presenti con i suoi innumerevoli ritornelli infilzati uno dietro l’altro, poi è la volta di “Love’s great adventure”, a questo giro inacidita come non mai, e di “Sleepwalk”, tripudio di sintetizzatori gelidi e accelerazioni danzerecce.

Il finale è naturalmente affidato a ”The voice”, epica, trascinante, liberatoria, supportata dal coro instancabile di tutti i presenti e incendiata in chiusura dall’ormai storico (e pirotecnico) finale a 4 percussioni. Un boato finale. I decibel lasciano il posto agli applausi fragorosi e alla luce dei riflettori che illumina a giorno il live club modenese. Visibilmente provati, i quattro signori dell’elettropop si abbracciano, sorridono e salutano generosamente gli spettatori, ancora eccitati, sì, ma velatamente malinconici per l’ineluttabile fine di un percorso artistico che allontanerà per sempre la band inglese dai palcoscenici. Peccato!

Line up:
Midge Ure – voce, chitarra, tastiera
Billy Currie – tastiera, violino
Chris Cross – voce, basso
Warren Cann – batteria, programmazioni

Tracklist:
New europeans
Passing strangers
We stand alone
Mr. X
Visions in blue
Thin wall
Death in afternoon
Astradyne
Rage in eden
Lament
Hymn
One small day
All stood still
White China
Vienna
Reap the wild wind
Dancing with tears in my eyes
Love’s great adeventure
Sleepwalk
The voice

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