Articolo di Alessandro Ubaldi | Foto di Giada Stanziano
Domenica 21 giugno. Purtroppo anche l’ultimo giorno è arrivato, la nostalgia si fa già sentire ma siamo pronti a godercelo fino alla fine.
Si parte dopo essersi ripresi dal caldo nel pomeriggio con i President.
Passiamo poi agli Scour, il noto supergruppo black metal che riempie il Temple senza fare nemmeno fatica.
Nonostante il caldo ormai diventato un elemento fisso di questa giornata, torniamo al Mainstage 2 per il primo assaggio di metalcore della giornata con i Black Veil Brides, che aprono con la sigla di Dracula, chiamando subito il pubblico a raccolta sotto palco.
Andy Biersack, il cantante, scherza sul caldo intenso esclamando “per questo che si chiama Hellfest”.
Nel momento esatto in cui finisce il loro show, partono, alternando i mainstage, i Pennywise, mentre in contemporanea al Valley suonano gli Eyehategod e al Temple i Gehenna.
Ecco questo è uno di quei momenti in cui vorresti sdoppiarti.

I Pennywise non lasciano spazio a mezze misure: circle pit ed il loro “wall of life” (così lo chiamano), fino al momento in cui il chitarrista, Fletcher Dragge, stanco del caldo, si fa sparare addosso dell’acqua mentre indossa ancora la chitarra. RIP chitarra, ma che spettacolo.
I Three Days Grace scatenano la folla già dai primi tre brani, i loro più noti, con un pubblico estremamente coinvolto. A metà dello show la band si ferma per ringraziare i fan per il supporto e raccontare un po’ della propria storia ai nuovi arrivati: un momento più intimo in mezzo a tanta energia.

Dopo una breve pausa è il turno degli Architects: nonostante il caldo, tutti sono sotto palco ad aspettarli e, non appena iniziano, partono i primi, enormi circle pit tipici del loro stile. La folla è elettrica, e Sam Carter coinvolge davvero chiunque, facendo saltare tutto il pubblico all’unisono. I crowd surfer diventano una costane per tutto il set e sembrano non finire mai.
Salgono poi i The Hives, che lasciano un QR code sugli schermi che riporta al loro sito, con un piccolo regalo per i fan. Sono semplicemente pazzeschi: il coinvolgimento del pubblico raggiunge il picco più alto della serata e il cantante Pelle Almqvist, si lancia in mezzo alla folla per organizzare una vera e propria staffetta dal centro del prato fino al palco.
Arrivano i primi headliner della serata: i Bad Omens, che eseguono tutto in modo epico e magistrale, con quelle fantastiche alternanze tra il clean e il growl che solo Noah Sebastian può regalarci.
La serata, e con essa il festival, si chiude con The Offspring, Mayhem e Down in contemporanea su palchi diversi. Facciamo un giro tra tutti e tre, ma ci fermiamo più a lungo sui Mayhem.
Il festival è pieno fino all’ultimo metro disponibile e l’animo generale è quello di felicità, anche se la nota aspra di nostalgia inizia a farsi sentire.

A chiudere tutto, un annuncio speciale, purtroppo niente fuochi d’artificio quest’anno, impossibili da realizzare l’ondata di calore che ha fatto raggiungere picchi di 40°, ma la notizia che arriva è ancora più calda di qualsiasi fuoco: per l’edizione 2027 l’Hellfest avrà 10 palchi e oltre 300 band.
Si chiude così, con gli occhi ed il cuore già puntati all’anno prossimo, un’edizione che ha regalato emozioni continue dal primo all’ultimo minuto.
Guarda la gallery del quarto giorno dell’Hellfest oppure sfoglia la gallery qui sotto












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)
















