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Reportage Live

Eclettismo rock britannico e ascetismo indiano accendono il club meneghino al suono dei Kula Shaker

Gli ultimi eretici (o romantici) del brit pop-rock psichedelico tornano in Italia nella formazione originaria del 1998 consegnando all’Alcatraz un incantesimo musicale mistico ed energetico

Kula Shaker in concerto a Milano 2024 | foto di Rossella Mele

Articolo di Adriana Panico | Foto di Rossella Mele

Un lunedì in salita come tanti, per di più in questo maggio-novembre che alterna freddo, pioggia e sole come se l’unica cosa di mezzo rimasta non sia una stagione ma piuttosto noi – mezzo sconcertati, sgomenti e imbrigliati in armadi e umori mai troppo definiti. Mi ritrovo alle porte dell’Alcatraz a Milano per il live dei Kula Shaker, una delle band più popolari della scena musicale post brit-pop venuta a presentare in Europa e in Italia con tappa a Milano e Roma, Natural Magick, album numero sette di una carriera caleidoscopica. Anche intermittente se vogliamo, fatta di separazioni, ritrovi, silenzi, successi e record.

I biglietti sono finiti da un po’ e a guardare i volti delle persone intorno a me, realizzo che sono finiti nelle mani di un mondo: stasera il club di via Valtellina sembra uno spaccato planetario con rappresentanze di tante nazionalità accorse qui per assistere a quello che si rivelerà la prima seduta di meditazione in chiave rock per tutti noi. Siamo abbastanza grandi, non so se tutti adulti, per potercela permettere.

Kula Shaker in concerto a Milano 2024 | foto di Rossella Mele

Sarà perché sono passati quasi 30 anni dal debutto della band e in quel 1996, quando esce “K”, il primo album della formazione composta da Crispian Mills (frontman), Alonza Bevan (basso), Paul Winter-Hart (batteria) e Jay Darlington (tastiera), molti di quelli che stasera sono qui c’erano già. La mia vita ai tempi era un singolare vissuto americano a trama inglese fatta di Oasis, Blur e appunto, Kula Shaker. Il britpop, britrock, brit-whatever era la cifra onnipresente di ogni esperienza. La loro vita, invece, andava raccogliendo ben due record: album di debutto più venduto nella prima settimana e primo singolo in sanscrito a piazzarsi nella top 10 britannica. Risultati dati probabilmente da uno stile sperimentale che combina il rock di Kinks e Yearbirds, sonorità psichedeliche Anni ‘70, il Britpop dei Beatles a un’attrazione smodata per l’India e la sua spiritualità che è evidentissima nei testi.

Che il misticismo al sapore orientale guidi il gruppo è evidente anche dall’allestimento del palco di questa sera, lasciato nella sua essenzialità. Uniche note distintive: una fascia color arcobaleno arrotolata intorno all’asta del microfono del frontman e un inebriante odore di incenso. 

Kula Shaker in concerto a Milano 2024 | foto di Rossella Mele

Senza troppi fronzoli i Kula Shaker balzano on stage e iniziano la performance con Gaslighting, primo pezzo del nuovo album, tutto grinta e rock ‘n roll. Via di impennate di chitarre fino a Natural Magick quando lo stile diventa più funk e il pubblico comincia a lasciarsi andare sempre più a movimenti liberatori. La lunga chioma bianca dell’uomo accanto a me, infatti, non smetterà più di muovere l’aria. Indian Rock Player ha un sound quasi rockabilly e certamente è il primo accenno di quello che renderebbe i Kula la colonna sonora perfetta di un film a caso di Tarantino. Start all over è la prima ballad che strategicamente consente di raccogliere il pubblico e le forze prima di tornare a infiammare palco e chitarre con Infinite Sun. Un energico sole di luce rossa accompagna I’m still Here, un canto di esistenza che nella lotta alle intemperie e alle avversità ci accompagna alla stessa restituzione riflessiva: essere qui, essere ancora qui. 

Con un piccolo ukulele in braccio al posto della chitarra, Crispian, con quell’aria chic e rock e quel tono nasale che cambia timbro di continuo, intona un altro pezzo del nuovo album, Bringing it Back Home, che all’orecchio suona un po’ country rock ma è con i mantra che precedono Happy Birthday che la musica si fa manifesto ideale dei Kula Shaker votato alla ricerca di fratellanza planetaria. In nome di questa vocazione suonano e cantano in maniera graffiante in Idontwannapaymytaxes il rifiuto totale di pagare le tasse se queste servono ad alimentare conflitti armati e a produrre morti.

Kula Shaker in concerto a Milano 2024 | foto di Rossella Mele

Un f*ck war arrabbiato ripetuto come mantra in coro con il pubblico chiude questa presa di posizione in note e lascia spazio a Tattva, il singolo della consegna e della consacrazione alle hit di tutto il mondo conquistato da un coro dotto in sanscrito e dall’eclettico ritmo catchy scandito da volteggi di organo e chitarra. Qui la band restituisce al pubblico uno spirito vitale ed energico che sono tutti impegnati a ballare fino a perdersi nell’estasi di Govinda, cuore dell’encore di questo concerto possente, suonato a livello multidimensionale e intriso di simbolismo che fa dei Kula Shaker una band gloriosa, edonistica e spirituale, capace di un incantesimo intrigante, psichedelico e vitale al tempo stesso. 

Si torna a casa con tutti i mezzi di trasporto possibili, a giudicare dalle provenienze del pubblico. Si fa fatica, certo più fatica, a ritornare in qualche posto che non contempli tutto questo incanto.

Clicca qui per vedere le foto dei Kula Shaker in concerto a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Kula Shaker + Mastica

KULA SHAKER – La scaletta del concerto di MILANO

Gaslighting
Hey Dude
Waves
Natural Magick
Indian Record Player
Start All Over
Infinite Sun
I’m Still Here
Grateful When You’re Dead / Jerry Was There
Bringing It Back Home
Shower Your Love
Happy Birthday
Idon’twannapaymytaxes
F-Bombs
303
Tattva
Hush
Encore
Great Hosannah
Govinda
Groove Is in the Heart

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