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Reportage Live

Nothing But Thieves, The Black Keys e Liam Gallagher agli I-Days Milano: vi spieghiamo noi cosa è il vero rock

La band britannica, il duo americano e l’ex Oasis si alternano sul palco dell’Ippodromo La Maura in una serata in cui è davvero difficile dire quale sia stata la performance migliore. Anzi, impossibile.

Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Federico Buonanno

Sa di rock, blues e Britpop questo primo giorno di luglio all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano. Gli I-Days ospitano un trio decisamente d’eccezione, in una serata difficile da dimenticare per la qualità delle esibizioni che si sono alternate sul palco. Visti i nomi che componevano la line up, non ci si poteva aspettare di meno. Artisti che, dagli anni Novanta ad oggi, hanno decisamente lasciato il segno con le loro hit da classifica. E che in versione live tirano fuori il loro meglio davanti alle decine di migliaia di persone – di qualsiasi età – che hanno riempito l’ippodromo. Anche se le tantissime magliette con la scritta Oasis (quella classicissima, con il rettangolo intorno) o delle squadre inglesi, fanno capire facilmente chi è l’ospite più atteso della serata. D’altronde, ne è anche l’headliner.

Nothing But Thieves

Sono i più giovani, salgono sul palco per primi. Sono appena passate le 18, c’è ancora molta luce, il pubblico è accaldato ma resta freddino. All’alternative rock band originaria dell’Essex basta poco però per coinvolgerlo e la loro esibizione andrà in crescendo insieme alla risposta sotto il palco. Merito anche dell’indimenticabile voce del cantante Conor Mason, delle due chitarre di Joe Langridge-Brown e di Dominik Craik, del basso di Philip Blake e della batteria di James Price.

Sullo sfondo del palco, il paesaggio distopico e desertico di Dead Club City, il loro quarto album uscito da appena un giorno. L’attacco è inevitabilmente e giustamente quello di Welcome to the DCC, singolo di punta dell’ultimo lavoro e tormentone ballabile, perfetto per dare il la alle 14 canzoni che compongono la scaletta. L’intro diretto a colpi di chitarre di Futureproof è perfetto per tenere alto il ritmo, così come la trascinante Trip Switch, una delle loro hit di maggior successo.

L’atmosfera comincia a farsi coinvolgente quando arriva Particles, che dà l’occasione a Conor di tirare fuori quella voce che sa essere sia delicata sia potente quando serve. Gli applausi sono tanti, stavolta, questa canzone lascia inevitabilmente un segno. Conor ringrazia in italiano e parla del nuovo album, anche se tra il pubblico c’è già gente con la maglietta di DCC. City Haunts, altro brano nuovo, è l’occasione per un meraviglioso falsetto che si alterna con una voce bassa e ritmata per tutta la canzone.

Tomorrow is closed, altra new entry, scatena il pubblico e lo fa ballare con il suo ritmo coinvolgente. Sorry è una ballad carezzevole, che non può non dare il via a un sentito sing along, permettendo a Conor di continuare a fare sfoggio di quelle splendide corde vocali che la natura gli ha donato. In I Was Just a Kid le chitarre cantano con lui in combinazione perfetta dentro una canzone che ti fa venire voglia di correre via mentre canti, anzi urli, il suo ritornello. In Overcome è la batteria a vincere su tutti: una canzone che sta in bilico tra ieri e oggi, grazie ai suoi synth dal sapore anni ’80 e una melodia che ti rimane facilmente in testa. È passata un’oretta ed è giunto il momento di salutarsi. Le coinvolgenti Is Everybody Going Crazy? e Amsterdam sono perfette per chiudere facendo saltare un pubblico ormai decisamente riscaldato. Prossimo appuntamento a febbraio, sempre a Milano, per il tour del nuovo album.

The Black Keys

Alla voce “virtuosi della chitarra” metti Dan Auerbach. In versione live, la graffiante voce dei The Black Keys si rivela di una potenza e di una maestria unica. Alle sue spalle, come sempre da vent’anni, Patrick Carney alla batteria, decorata da una scritta con il nome del gruppo in stile deliziosamente anni Settanta. L’accoglienza è caldissima, è evidente che in tanti sono arrivati lì per loro. E il duo americano non li delude, dando subito fuoco alle polveri del loro garage rock con forti influenze blues e frequenti rimandi agli anni ’50 e ’60. Gli strumenti sono quelli base: voce, chitarra elettrica e batteria, accompagnate da una band di supporto che li segue nei live. I loro brani sono orecchiabili ma curati in ogni dettaglio grazie a riff e melodie ricercate, basta aguzzare le orecchie per sentirle in tutta la loro potenza.

L’inizio è quello giusto con I got mine e Your Touch, infatti la risposta del pubblico si fa sentire subito. Sui megaschermi ai lati del palco scorrono immagini in bianco e nero e in versione coloratissima che aiutano chi è più lontano – e anche chi è più basso, bisogna dirlo – a godere del magico movimento delle mani di Dan sulla chitarra. Strumento che il cantante cambia in continuazione, tirando fuori ogni volta una chitarra nuova senza che si riesca a capire da dove è arrivata. Il momento Everlasting Light è perfetto per dargli l’occasione di mostrare la sua bravura, grazie a un assolo di chitarra che davvero vorresti non finisse mai.

Difficile pensare che tutte queste canzoni – così complesse e ricercate – siano nate in un garage di Akron, in Ohio, dove i due hanno iniziato a fare musica sin da ragazzini. Una parabola musicale in continua evoluzione, la loro, che ha avuto anche un momento di stop – più di dieci anni fa – quando il successo ha cominciato a diventare troppo commerciale. Ma quando sono rientrati, lo hanno fatto con album che contengono canzoni come Fever e Heavy Soul, che sul palco milanese riscuotono grande consenso dai presenti.

L’intro ritmata e il moderno cuore blues di Howling for You fanno esplodere l’entusiasmo a colpi di “tararatta” che inevitabilmente devi canticchiare. Su Gold on the Ceiling ballano tutti e continuano a farlo sulle schitarrate sbarazzine di Wild Child. Chiusa capolavoro con Little Black Submarine in versione prima acustica e poi in reprise tradizionale e su Lonely Boy, che non ha bisogno di presentazioni e infatti sotto il palco la si canta tutti insieme.

Sono quasi le nove, c’è ancora luce e The Black Keys salutano un pubblico decisamente riconoscente per la fantastica esperienza appena vissuta.

Liam Gallagher    

Per vedere l’uomo più atteso della serata, bisognerà attendere che cali il buio e si accendano le saette luminose simbolo degli I-Days, ai lati del palco. In attesa della sua venuta, cori da stadio e il suo nome scandito a gran voce. Sono le dieci di sera quando prima una nebbiolina sul palco e poi un video con intro musicale, immagini e parole fanno intendere che è giunto il momento. Liam Gallagher sale sul palco ed è impossibile non sentire una fitta di nostalgia. L’iconica posa, con le mani incrociate dietro la schiena e il labbro superiore appiccicato sul microfono, quegli occhiali da sole stilosissimi e un outfit che prevede l’immancabile felpa con le zip su dei bermuda con i tasconi. In mano, le consuete maracas che non abbandonerà per tutto il concerto, accompagnandole a volte con un tamburello. Tutto questo per un momento sembra strapparti dal tuo corpo e ributtarti negli anni Novanta, quando in fondo non eri che un’adolescente senza pensieri e gli Oasis risuonavano dalla radio o da un cd.

Se poi il concerto parte con Morning Glory, la sensazione non può che acutizzarsi mentre tutti insieme ci si chiede urlando “What’s the story” e sullo schermo scorrono le immagini di Liam in stile vintage che ricorda tanto il puntinato dei televisori in bianco e nero degli anni Ottanta, almeno per chi c’era in quegli anni. Rock’n’Roll Star è un altro momento corale per un insieme di persone che vede cantare uno accanto all’altro ventenni e cinquantenni. Magia della buona musica che resiste inalterata ormai da trent’anni. Ma non sono solo le hit dell’ex band che Liam aveva messo in piedi con il fratello Noel e di cui era frontman (e che quando si spezzò nel 2009, con 7 album all’attivo, spezzò anche milioni di cuori). Anche Wall of Glass, una delle canzoni del suo primo album da solista, ha un grande riscontro grazie al suo attacco ritmato e la batteria che rimbomba piacevolmente.

Why me? Why not viene presentata da Liam anche se non ce ne sarebbe bisogno visto che le prime parole della canzone sono quelle del titolo, e poi prosegue accarezzandoti l’udito mentre la voce si accompagna alla perfezione agli strumenti per chiudersi con qualche nota di Come Together. C’mon You Know è accompagnata dai battiti di mani mentre la struggente ballata – un’altra canzone di matrice oasisiana – Stand By Me, viene cantata per lo più dal pubblico. E Liam, che come da tradizione non è particolarmente interattivo e certe volte appare un po’ sbruffone, sembra colpito dal coinvolgimento di tutta quella gente sotto di lui e la ringrazia in italiano. Che gli Oasis siano sempre presenti nella sua vita non si vede solo dalle scalette dei concerti ma anche dal fatto che chiede quanti loro fan degli Oasis sono presenti alla serata.

Tempo qualche canzone e chiederà anche se ci sono tifosi dell’Inter, d’altronde da uno di Manchester cosa ti vuoi aspettare? E in fondo ci sta, la Champions l’hanno vinta loro e ci tengono a ribadirlo. Il tutto mentre le telecamere inquadrano maglie della squadra inglese, una anche a nome Gallagher e quella di Rodrigo, autore del gol della vittoria. Un rimando alla luna piena che brilla alta nel cielo ed è ora di un altro momento amarcord con Roll It Over e Slide Away. Parte More Power e le somiglianze che in tanti negli anni hanno fatto tra Liam Gallagher e John Lennon le senti tutte qua. E non puoi non scattare con il C’mon di Diamond in The Dark, ogni volta che lui lo lancia. Once, anche in versione live, sembra una favola accompagnata da una chitarra.

Il finale è un crescendo, e non potrebbe essere altrimenti con canzoni come Cigarettes & Alcohol, Wonderwall (dedicata a Lukaku) e Champagne Supernova. Finita l’ultima nota, Liam si cala il cappuccio della felpa sulla testa e si prende i suoi meritati applausi. Sempre con quell’aria strafottente e quella smorfia che però, ammettiamolo, ci piacciono tanto. Grazie Liam, se avessi fatto anche Don’t Look Back in Anger sarebbe stata davvero la serata perfetta. Ma ci si è avvicinata molto.

Clicca qui per vedere le foto del concerto di Liam Gallagher all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano (o scorri la gallery qui sotto)

Liam Gallagher

LIAM GALLAGHER: La scaletta del concerto di Milano

Morning Glory
Rock’n’roll Star
Wall of Glass
Better Days
Why Me? Why Not
C’mon You Know
Stand by Me
Roll It Over
Slide Away
More Power
Diamond in the Dark
The River
Once
Cigarettes & Alcohol
Wonderwall
Champagne Supernova

THE BLACK KEYS: La scaletta del concerto a I-Days Milano 2023

I got mine
Your Touch
Tighten Up
Have Love, Will Travel
Everlasting Light
Next Girl
Fever
Heavy Soul
Weight of Love
Lo-Hi
Howlin’ for You
Ten Cent Pistol
Gold on The Ceiling
Wild Child
She’s Long Gone
Little Black Submarines
Lonely Boy

NOTHING BUT THIEVES: La scaletta del concerto all’Ippodromo SNAI La Maura

Welcome to the DCC
Nothing But Thieves
Life’s Coming in Slow
Trip Switch
Particles
City Haunts
Tomorrow is Closed
Sorry
Unperson
I was Just a Kid
Overcome
Impossible
Is Everybody Going Crazy?
Amsterdam

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