Articolo di Adriana Panico (Napoli) | Foto di Claudia Mazza (Milano)
Arriva con l’aria timida e fresca di un ragazzo che ha appena iniziato a cimentarsi con le barre davanti a un pubblico raccolto, tutto birra e disordine, che fa subito club o piccolo festival a Madrid. Lui è MECNA e il luogo è la Casa della Musica in una Napoli senza traffico e senza particolari deliri urbani. È la seconda tappa del TERAPIA TOUR 2026 che va da Senigallia a Londra passando per un po’ di club in Italia. Una ventina di minuti dopo l’inizio previsto dello show, il palco si illumina sotto due super mega schermi perpendicolari che proiettano per tutto lo show scenografie immersive con visual psichedelici, immagini pop e frammenti video di vita e volti, interrotti sporadicamente da qualche frase a effetto lasciata a campeggiare su uno sfondo nero.
Corrado Grilli, in arte Mecna, lascia cantare per lo più Napoli sin dal primo brano. Parte attingendo da DISCORDIA, ARMONIA E ALTRI STATI D’ANIMO, l’ultimo album pubblicato qualche mese fa con EMI Records Italy/Universal Music Italia. Con un po’ di autotune e l’atmosfera soffusa di Quello che non ho, a metà tra una ballad e un pezzo rap, inaugura questo tempo insieme che prosegue per circa due ore. La scaletta mixa nuovo e vecchio, ripercorrendo i dieci album della sua carriera. Dieci, esatto. Perché Corrado, apparentemente giovane alle prime armi, come detto in apertura, di primo pelo non è. Anzi. Oltre ad essere noto per il suo stile inconfondibile, è anche art director di lunga data nonché punto di riferimento di alcuni artisti come Marracash, Fabri Fibra, Luché per le grafiche delle copertine dei loro dischi.
Il pubblico, ben bilanciato per genere, piuttosto uniforme per generazione (Z), lo adora e attraverso un dialogo diretto e costante con l’artista riesce in qualche modo a stare sul palco e fare rap con lui. C’è un dialogo continuo fatto di energia e partecipazione. Sembra una seduta di terapia sui grandi temi della quotidianità in piccolo solo che questa è una seduta collettiva e nessuno fa cenno di voler abbandonare il lettino formato dance floor. Il rap di Mecna è un love game in tutte le sue forme e infatti in queste liriche autobiografiche si parla di amore, amicizia, rapporti con i genitori, incertezze, comuni e trasversali a tutti e tutte. Sarà per questo che il pubblico non smette di accompagnarlo con il corpo e con la voce. Se sono pochi per le leggi dei grandi numeri tanto care ai sold out presunti o reali moderni, questi fan sono “pochi ma buoni”, anzi buonissimi.

Nella realtà lui on stage ci sta da solo, con la sua statura (in tutti sensi, data la sua altezza) e la sua apertura alare sofisticata e sperimentale su rime che baciano il suo personalissimo modo di fare musica. Nessun ospite. È accompagnato di tanto in tanto da un synth per dare quel tocco elettronico che basta a proiettarci in un localino underground di Berlino, come in Solamente di Te, e in un paio di occasioni da Pierfrancesco Pasini al pianoforte (è proprio con lui su Passione che si verifica un problema tecnico di quelli che fanno sanguinare casse e orecchie tanto da dover interrompere lo show).
Napoli canta le sue emozioni con lui anche dopo la pausa tecnica che raffredda un po’ l’atmosfera prima di scaldarsi nuovamente con Pizza a Domicilio, La Giostra e la celebre cover di Raf Anni 80, La Più Bella, che setta il mood su sponde totalizzanti. Il suo beat elettronico caratterizza uno stile unico ed eclettico che fonde rap, hip hop, indie e pop creando atmosfere soffuse e raccolte, impreziosite da una scrittura intrisa di emozioni che restituisce produzioni coinvolgenti e raffinate. Si balla parecchio con Punto Debole (feat con Guè), Ho Guardato Un’Altra, Tu Ed Io, i brani dove sperimenta maggiormente con la dance e l’elettronica, sempre in rime.
Non si parla tanto di cose tangibili (lo fanno già in tanti) ma di aspetti immateriali che hanno a che fare con il peso dell’anima più che con il suono del cash. Mecna è uno di quelli che si chiede se l’adolescenza possa durare fino a 40 anni (complice la prossimità anagrafica), che fa i conti con coetanei da pochi matrimoni, pochi figli, molte domande, qualche paranoia e tante più perplessità. Cosa ti importa di me, Un Altro Universo, Tutto o Niente (con Mara Sattei), sono brani che fanno ondeggiare ma anche riflettere su quei temi propri di una generazione che sembra abbia sempre paura di crescere. Una generazione scheletri e paure nelle cabine armadio, sushi e linguette di lattine per giocare all’Alfabeto, delicatissima nel suo essere rap e indie allo stesso tempo, che scandisce qui ad alta voce e in coro le sue domande. Una generazione che si prepara al peggio nell’unico modo possibile: Sognare In Grande.
Dopo l’ultimo affondo nel passato con 31/08, 31/09 e 🙁 si va verso l’uscita tra il nostalgico e il sospeso come il tempo trascorso in compagnia del rapper venuto dalla Puglia a dare ritmo, note e rime alle piccole paure, ai grandi sogni.
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MECNA – La scaletta del concerto di NAPOLI
- Quello che non ho
- Quanto ti importa
- Alfabeto
- Punto Debole
- Ho guardato un’altra
- Solamente di te
- Faresti con me
- Tu ed Io
- Non mi va/ Con te
- Tutto o Niente
- Fuori dalla città
- Un altro universo
- Questi giorni matti
- Così forte
- La stessa canzone
- Terapia
- B/N
- Passione
- Pizza a domicilio
- La giostra
- La più bella
- 31/07
- Senza paracadute
- Infinito
- Mille voci
- Neverland
- Si baciano tutti
- Pazzo di te
- Un drink o due
- Se finisse l’amore
- Sognare in grande
- Ritratti
- 31/08
- 31/09
- 🙁












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)
















