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Reportage Live

MANUEL AGNELLI: apologia di un artista come performance di successo

Articolo di Marzia Picciano | Foto di Federico Buonanno

Apologia di un artista come performance di successo. Cosa ci ha insegnato Manuel Agnelli al Carroponte.

Concerto bagnato, concerto fortunato. Sono le 21, a Milano il cielo minaccia un mai così tanto bramato temporale per meneghini infiacchiti da settimane di caldo insensato. Tempo di valutare la gravità delle condizioni climatiche e iniziare, insieme alla pioggia, a venire giù con il pathos orchestrale da romanzo fitzgeraldiano di Pam Pum Pam.

Manuel Agnelli è alla tappa del Carroponte di un tour solista, il primo. E il brano d’apertura è l’assaggio di un album che al momento non c’è, ma è in divenire. Sul palco il frontman degli Afterhours è accompagnato da una formazione nuova, che ha messo insieme negli ultimi anni di esplorazione di talenti e voci (gli xfactoriani Little Pieces of Marmelade, Frankie e DD), qualcuno prendendolo in prestito (Beatrice Antolini, Giacomo Rossetti dei Negrita). Quello che basta per mettere insieme una band e un tour che funzionino.

Lo spettacolo di Agnelli è perfetto, non ci sono passi falsi, le nuove forze che lo circondano sono creative, sinergiche, interpretano perfettamente i pezzi degli Afterhours (Veleno e Bungee Jumping, ma soprattutto nell’encore con Bye Bye Bombay). Del resto, i brani di Manuel solista sono quattro (oltre a Pam Pum Pam, Signorina Mani AvantiLa Profondità degli Abissi e Proci) e sono immersi in una playlist attenta e intima della band rock milanese, che viene da chiedersi se stiamo assistendo in realtà a un loro concerto.

Sotto il diluvio, complice la voglia di cantare le proprie canzoni preferite, si confonde la percezione di ciò che vediamo. Ma a mente fresca, soprattutto dopo la pioggia, emergono spunti importanti sul senso dell’esibizione. I quattro pezzi di Agnelli riflettono il suono degli Afterhours, confermano come Agnelli stesso sia più di un lead singer di un gruppo storico, ma mettono in luce anche ciò che ha imparato in questi anni di approfondimento di quello che, detto in maniera poco poetica, il mercato offre. I testi sono forti, Proci è l’applicazione di lenti omeriche a una montatura di situazioni attuali, a conferma che dai classici e dalla storia c’è ancora tanto da imparare. Qualcuno potrebbe dire che lo spirito si è macchiato, altri che si è arricchito, e che per essere rock non dobbiamo chiuderci in un mausoleo di statue e guardarle ossessivamente per assorbirne chissà quale grande verità.

E’ un po di tutto questo, ma Agnelli traccia una perfetta apologia del suo tour in un breve intermezzo prima di suonare La Profondità Degli Abissi, pezzo scritto per il Diabolik dei fratelli Manetti con un incipit casinista che richiama Born Free di M.I.A., evocando Michelangelo e l’arte su committenza e le botteghe piene di giovani aspiranti maestranze: l’ispirazione divina dell’arte trova spesso origine dalla granularità di terrene circostanze, da un’azione di perenne contaminazione. Quella del canto omerico è la parabola perfetta per capire ciò a cui abbiamo assistito ieri. Nella Grecia epica, gli Aedi di Polis in Polis cantavano i versi del grande cantore cieco cambiando versi e metrica – per necessità, virtù o semplicemente perchè non si lasciava quasi nulla di scritto. E’ assolutamente probabile che l’Iliade o l’Odissea che leggiamo oggi non sia quella originale, ma sia il risultato di anni di passaparola, e paradossalmente, sia un’opera che in realtà non c’è. Questo non la rende meno epica, anzi, è testimonianza di una resilienza che ha pari solo nei 3000 anni di esistenza fisica del Colosseo. O nella ormai iconica ieraticità di Agnelli, che esegue il suo concerto con la serietà che merita ogni opera di arte o intelletto.

Cosa abbiamo visto ieri quindi, sotto la pioggia? Un’esibizione di “Quello che non c’è”, ma che vedremo. L’evolversi della musica di chi la musica italiana l’ha fatta e vuole farla ancora. Attendiamo impazienti l’album.

Clicca qui per vedere le foto di Manuel Agnelli in concerto a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Manuel Agnelli

MANUEL AGNELLI – la scaletta del concerto di Milano

Pam pum pam
Signorina mani avanti
Veleno (Afterhours song)
Non si esce vivi dagli anni ’80 (Afterhours song)
Male di miele (Afterhours song)
Varanasi Baby (Afterhours song)
Bungee Jumping (Afterhours song)
Quello che non c’è (Afterhours song)
Ballata per la mia piccola iena (Afterhours song)
La profondità degli abissi
Proci
Padania (Afterhours song)
1.9.9.6. (Afterhours song)
Dea (Afterhours song)
Lasciami leccare l’adrenalina (Afterhours song)
Voglio una pelle splendida (Afterhours song)

Encore:
Rapace (Afterhours song)
Non è per sempre (Afterhours song)
Bye Bye Bombay (Afterhours song)

Encore 2:
Damaged Goods (Gang of Four cover) (with Massimo Pupillo)
La sottile linea bianca (Afterhours song)
Ci sono molti modi (Afterhours song)

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1 Comment

1 Comment

  1. Alessandro

    29/07/2022 at 03:01

    Ho visto Manuel con un’energia impensabile,potente, graffiante, un rock raffinato.
    Ho scambiato quattro chiacchiere dopo il concerto, aveva occhi scintillanti.
    Questo ho visto. Un nuovo Manuel.

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