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Reportage Live

Gli IDLES a Milano: come sopravvivere a un concerto ad alto tasso di energia e pogo frenetico

È difficile suonare musica dal vivo per un’ora e mezza, è ancora più difficile fare quello che fanno gli Idles per un’ora e mezza. La band di Bristol ha portato un’energia frenetica al Carroponte di Milano.

Foto di Giulia Manfieri | Articolo di Chiara Amendola

Giuro che è l’ultimo concerto poi vado in vacanza, e invece no, è solo il terzo di una settimana piena che ne prevede cinque. Credo di aver patito così tanto la malinconia da live da diventarne bulimica, come se temessi che possano essermi sottratti di nuovo, da un giorno all’altro. E purtroppo è ancora così.

Il palco principale del Carroponte è gremito all’inverosimile. È il tipo di atmosfera che sarebbe stata definita un pericolo per la sicurezza poco meno di due anni fa, quando il solo respiro di un estraneo poteva mandare chiunque in uno stato di panico da brivido. Ma per il momento, lo spazio personale conta meno dell’assorbimento del rumore proveniente dai cinque anti-punk che si apprestano sul palco. È difficile suonare musica dal vivo per un’ora e mezza, è ancora più difficile fare quello che fanno gli Idles per un’ora e mezza.

Intorno a me incredibili assembramenti di testosterone, qualche ex qua e là e gli immancabili bagni chimici già luridi, anche se la gente continua a entrare senza sosta.

Percepisco l’attesa di una folla impaziente, fino a quando un gruppo di figure sale sul palco senza clamore o fanfare. Il suono familiare della batteria e il basso dronante danno il via a “Colossus” ed è immediatamente frenesia.

Verso la fine dell’imponente numero di apertura degli Idles, il frontman Joe Talbot ordina alla folla di dividersi al centro della platea. “Siete pronti a scontrarvi?”, ruggisce con veemenza e parte il pogo serio. Non ho mai visto e toccato uomini così sudati.

Questa combinazione di violenza e compassione è la sintesi degli Idles: scatenarsi, essere gentili. I loro spettacoli danno la sensazione di essere presi a pugni e abbracciati allo stesso tempo. In questo caso percepisco solo le spinte dei vicini, traballo sulle mie zeppe non propriamente adatte per l’occasione.

I paradossi di successo incuriosiscono sempre. La band di Bristol ha la forza e la paura di pesi massimi del post-punk come i Big Black o i primi Bad Seeds, ma non ha la loro cattiveria. Invece, nonostante le loro differenze musicali, ricordano l’idealismo rauco dei Clash o degli U2 degli anni Ottanta: una disperazione tra la vita e la morte per comunicare e fare comunella, gli Idles offrono un senso di appartenenza resistente, rendendo il dolore fertile e la bruttezza maestosa.

Non potrebbe esserci scelta più azzeccata per il secondo brano di “Car Crash“, uno dei pezzi forti del loro recente quarto album Crawler, per mantenere lo slancio sporco di fango. La grinta cupa di Talbot è ancora più intensa dal vivo, con le corde della chitarra che colpiscono con forza quasi violenta, e suona meravigliosamente complementare alla precedente, nonostante sia di ben tre anni più vecchia.

A proposito di Joe Talbot, ciò che colpisce dell’esibizione di stasera è la figura quasi sobria sul palco. Vestito con una semplice camicia bianca, ha l’aspetto di un uomo qualunque che comprerebbe il latte al negozio all’angolo piuttosto che di una rockstar: non è un granché come teppista, anche se chi lo conosce può aspettarselo.

I chitarristi Lee Kiernan e Mark Bowen – quest’ultimo sfoggia un delizioso e candido abito da donna in cotone bianco – sono interessati tanto al rumore quanto ai riff, e i brani migliori raggiungono un immenso clamore. La suspense sferragliante del batterista Jon Beavis è un impatto fisicamente schiacciante. Ne è un esempio “I’m Scum”, che arma la derisione come sfida. È un momento emozionante ed esilarante che riassume l’appello ispiratore degli Idles alla loro tribù: se vieni buttato a terra, ti rialzi – mi sembra di sentir dialogare Es ed Io nel mio cervello al termine dell’ennesimo ghosting.

Su “Danny Nedelko” Kiernan decide di tuffarsi dal palco in un memorabile surf diving mentre continua a suonare la sua chitarra, un anticipo del gran finale, che chiude il set con una memorabile “Rottweiler”.

Se le canzoni degli Idles sono molto arrabbiate, quello che hanno suscitato stasera è solo gioia.

Sempre siano lodati.

Clicca qui per vedere le foto degli Idles in concerto al Carroponte di Milano

Idles

La scaletta del concerto degli IDLES al Carroponte di Milano

Colossus
Car Crash
Mr. Motivator
Grounds
Mother
Meds
Divide and Conquer
The Beachland Ballroom
Never Fight a Man With a Perm
Crawl!
Kill them with kindness
1049 Gotho
The Wheel
Television
HYMN
War
Wizz
I’m Scum
Danny Nedelko
Rottweiler

IDLES – prossime date

15/07 PARKLIFE FESTIVAL – Padova
16/07 IPPODROMO DELLE CAPANNELLE, ROCK IN ROMA
17/07 CINZELLA FESTIVAL – Grottaglie (TA)

Written By

Cinefila e musicofila compulsiva. Quando qualcosa mi interessa non riesco a tacere.

1 Comment

1 Comment

  1. Alessandro

    15/07/2022 at 12:45

    Confermo tutto, bell’articolo e live da paura!!! Lunga vita agli IDLES

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