Articolo di Umberto Scaramozzino
Dopo la tappa romana che ha inaugurato il tour, Dotan sbarca allo sPAZIO211 di Torino per il secondo e ultimo appuntamento italiano della stagione. Si tratta di un tour particolare perché questa volta sul palco non troviamo la solita rodata band dell’artista olandese, ma solo lui, con un paio di chitarre e un pianoforte. Il più classico dei modi per tornare alle origini, o – per dirla con le parole di Dotan – per far sentire le canzoni così come sono state originariamente scritte.
A voler essere maliziosi, si può pensare che al giorno d’oggi per i cantautori, anche quelli di successo, il tour chitarra e voce sia semplicemente la soluzione più sostenibile (in alcuni casi anche l’unica) e che quindi questa non sia del tutto una scelta. La verità è che appena ci si prende il tempo di affacciarsi un po’ di più sul mondo di Dotan, avendo il privilegio di cogliere la sua profonda sensibilità, si intuisce che l’artista olandese non è avvezzo ai filtri tipici dell’industria. Il suo modo di comunicare è estremamente diretto e restituisce l’immagine di un artista aperto, vulnerabile. In questo modo anche la sensibilità di cui sono permeati i suoi brani è veicolata con maggior naturalezza.
L’inizio è all’insegna della spontaneità. Prova ad accordare la sua chitarra, si rende conto dell’inadeguatezza del suo strumento e confessa: “Scusate, di solito ho chi lo fa per me, forse non sono capace a farlo da solo” e si arrende all’idea di cambiare chitarra per andare sul sicuro. L’imprevisto aiuta a rompere il ghiaccio e ad avvicinare Dotan al suo pubblico.

Ad impreziosire il format della serata c’è la grande disponibilità di Dotan verso le richieste. Lo chiarisce fin dal principio: “ho una scaletta stampata e incollata qui a terra davanti a me, ma se c’è qualche brano che volete sentire fatemelo sapere e ve lo suono”. Qualche richiesta in effetti arriva e viene accolta con piacere, mentre per il resto della serata si viene gentilmente invitati a seguire il flusso dell’artista, abile nell’accompagnare la sua platea in un viaggio nella sua mente, nella sua storia e nei suoi sentimenti. Il palco diventa una sorta di confessionale, dal quale Dotan racconta il suo coming out e il travolgente innamoramento per l’attuale compagno, ma anche il tardivo coming of age, in un percorso di totale destrutturazione di una vita che sembrava già scritta, ben avviata su binari sicuri, e che ha saputo reinventarsi in qualcosa di nuovo e inaspettato.
Dotan racconta a cuore aperto il coraggio di abbandonare un posto di lavoro sicuro per inseguire la via dell’arte. Il lutto per la perdita di un’amica a causa del cancro diventa anche la spinta propulsiva decisiva, grazie a un incoraggiamento in punto di morte che si fa scintilla di una carriera che per molti appariva priva di senso. Nessuna retorica performativa tossica da parte di Dotan, che sembra ben conscio dei propri privilegi, bensì la testimonianza di come le scelte più conservative non sempre siano le migliori per noi. Di come il coraggio di seguire i propri istinti possa pagare, anche quando tutte le voci tranne una sembrano suggerire il contrario.
La nuova “Last Goodbyes” è senza dubbio il pezzo più emozionante del set, mentre il boato più grande di tutti è riservato a “Numb”, la canzone che lo ha fatto conoscere al grande pubblico e che gli ha riservato, specialmente in Italia, un posto d’onore nel cantautorato pop. La natura folk dei brani, che in fase di produzione trovano tutte le contaminazioni arricchenti del caso, emerge cristallina. Il talento di Dotan per le melodie semplici e i temi introspettivi risplende grazie anche al bellissimo dialogo con il pubblico, che sembra dare ragione alle intenzioni di questo tour. Sembra che un’esperienza di questo tipo sia davvero funzionale e intrinseca nel modo di intendere l’arte proprio di Dotan.
C’è spazio per altri racconti, per altri momenti di dialogo col pubblico, compreso un momento di profonda commozione e tante risate, per ben dosare emozione e leggerezza. A fine concerto l’artista attraversa il piccolissimo backstage per riapparire pochi metri dopo al banchetto del merchandising e incontrare tutti i fan. “Mi fermerò finché non rimarrà anche solo una persona, ma per favore: non fatemi fare le 4 di notte”. Forse una parte di Dotan è ancora lì, al banchetto, a offrire al pubblico il privilegio (ma anche l’illusione) di conoscere la persona dietro l’artista.



























