Articolo di Marzia Picciano / Foto di Rossella Mele
Avviso ai naviganti: questo non è un report dettagliato del concerto dei Diaframma all’Arci Bellezza del 27 ottobre 2022, per la delusione dei fomentatissimi nostalgici presenti ieri in Via Giovanni Bellezza che hanno praticamente tirato Federico Fiumani per la camicia (nota personale, che ho adorato) da un pezzo all’altro, quasi a dettare loro la setlist.
Questi sono i pensierini della sera – o del giorno dopo passato a riflettere su regionali senza fine – sul reale senso del partecipare a eventi come quello oggetto di questo report.

Ok, di che evento parliamo? Di uno show intimo, una reunion partecipatissima, nello spirito e nel pogo, del mio primo concerto dei Diaframma (abbiate pietà), una tappa necessaria del Grand Tour di uno dei (del?) mostri sacri della scena musicale italiana, e nei miei 33 anni se ne sono già andati troppi quindi cerco di non perdere quelli ancora capaci di dare e ridare. Di un ritorno atteso da chi a un certo punto della propria vita ha dato un senso finalmente a un mese sconfortante per eccellenza come Gennaio e ha scoperto che in una parte del Paese (in Toscana, per la precisione) si è dato vita a una forma di rock nazionale in linea con gli standard internazionali di punk brit, darkwave, atmosfere da Ian Curtis e Bowie. Quest’ultimo è stato poi tributato tirando su lo scalpitante malcapitato di turno (e non si dica che il martirio in comunità festose come queste sia un sacrificio, ma pura autocelebrazione). Un pezzo di storia, cantato con la stessa foga accordata agli abituèe dei palchi delle Feste dell’Unità ma da parte di un’elite oggi ancora più ristretta dei frequentatori attuali delle giornate del PD.

In breve, definire “concerto” quello di ieri non è un’operazione fattibile né credibile. Credo, onestamente, che nessuno dei presenti lo ritenesse tale, né che ci si aspettasse an’asettica esibizione frontale del The Best Of dei Diaframma e tanti cari saluti. Del resto la struttura, una sala con pavimento in granito punterellato bianco e rosso decisamente retrò, la community dell’Arci Bellezza stesso non lo permetterebbero. Qui ho visto gli stessi indie-fighetti che salutavano all’entrata la vittoria nel cortile della palestra Visconti strizzare le magliette a fine serata (insieme al fu doppio taglio di Fiumani) non nascondendo una certa soddisfazione per aver sfogato tutto il loro desiderio di Gemainschaft e unione con un qualcosa, un’emozione che ci appartiene sempre e mai. Chi è venuto ieri a sentire i Diaframma stava cercando di praticare una peculiare forma di comunione dello Spirito con un gruppo, rappresentato dalla quasi mitologica figura del frontman toscano, che ha lasciato il suo segno nella storia con una serie di testi che sono liquidi di contrasto in una TAC dell’Italia degli anni 80, sgradevolmene brulla, acida e cosparsa di buchi neri. Quello che mi colpisce è che a cambiarsi d’abito dopo questo rito tribale alla fine c’era sia chi Fiumani l’ha visto prima e chi, come me, l’ha visto per la prima volta ieri, ma indefessamente ascoltato in giornate particolarmente limpide o storte. Ovvio, per una band che torna dopo diversi anni a proporsi di nuovo sul mercato, ritrovarsi un pubblico, anche se ristretto, così eterogeneo e unito è una vittoria, segno di essersi trasformati in un brand riconoscibile in una produzione musicale mondiale altamente competitiva, che li fa entrare di diritto nel campionario nazionale da tramandare ai propri figli – chi non si vede a far addormentari i pupi con L’Odore Delle Rose? Nondimeno, pezzi letteralmente offerti in pasto al pubblico quali Gennaio, Siberia, Diamante Grezzo, Petrolio Blu, Vaiano non possono essere facilmente digeriti da tutti, presentano tratti di ruvida asprezza che la canzone popolare rock cerca costantemente di smussare (e che purtroppo il nuovo disco, Ora, non riesce a riproporre in pieno). Eppure ieri la fame, quasi chimica, era percepibile, e Fiumani si è trovato a dover sfamare parecchie bocche; poco ci mancava che gli contestassero pure la volontà di sbaraccare.

Ecco, per tornare alla questione del “che senso ha” essere dai Diaframma ieri, il senso ce l’ha, ed è molto semplice. In questi mesi ho visto diversi concerti, italiani, internazionali, e me ne sono andata ogni volta a casa con la sensazione di aver solo contato una tacca in più nella mia personale cintura di costante ricerca di appagamento: una specie di tinderata musicale, dove ad un certo punto il cantante o la band diventano un fantoccio della nostra smania di idealizzazione. Infatti, come insegna la microeconomia al primo anno di ogni corso universitario che si rispetti o una qualsivoglia solida esperienza di abuso di farmaci o droghe, dopo l’apice si va verso rendimenti marginali decrescenti. In breve, l’assuefazione incrementa la distanza con il desiderato e incatena la persona in una routine che deprime e illude sempre di più. Si comincia man mano a vedere il re nudo e, diciamocelo, ne rimaniamo sempre delusi anche se il prezzo è giusto. Quindi, mentre passiamo la maggior parte dei giorni a dissertare sulla professionalità o capacità di intrattenimento della band di turno e a prenderci tutti eccessivamente sul serio, momenti come quello di ieri dei Diaframma sono aria fresca, il breve ma intensissimo estraniamento che agogniamo in questo talent di performance a cui sento sempre più di rispondere con “ma perchè?”. Momenti in cui ci attacchiamo al passato, alle certezze che abbiamo, facciamo questa carrellata di diapositive o latergram di quanto si stava meglio quando si stava peggio (ma non è che oggi Milano mi faccia svegliare senza qualche inquietudine) e ce ne andiamo a casa con un bel sorriso in faccia, la nuca umida a prova di cervicale e la soddisfatta certezza di svegliarci afoni la mattina dopo, e alla fine meglio cosi. Insomma, non potrebbero esserci più gradi di separazione tra me e la realtà. Grazie Diaframma, grazie Arci Bellezza, per aver coperto così egregiamente il peso di queste distanze.
Clicca qui per vedere le foto dei Diaframma in concerto all’Arci Bellezza di Milano ( o sfoglia la gallery qui sotto )
DIAFRAMMA – La scaletta del concerto di Milano
1. Coperte Tumorali
3. Gennaio
4. Diamante grezzo
5. L’odore delle rose
6. Mite Sarò
7. Il Sesso è Nella Testa
8. Siberia
9. Neogrigio
10. Vaiano
11. Ora
12. Volenteroso
13. Blu petrolio
14. Verde
15. Io ho te
16. L’amore segue i passi di un cane vagabondo
17. Adoro guardarti
18. Elena
19. La Tua Morte
20. Labbra blu
21. Nella Testa di un Attore Porno
22. Libra











![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)

















Luca
29/10/2022 at 19:08
Amsterdam è stata l’ultimissima
rockon
31/10/2022 at 16:00
Abbiamo sistemato, grazie!
Nome e Cognome
29/10/2022 at 21:14
Veramente la frase:
“proteste per la mancanza di Mi Sento Un Mostro e Amsterdam”
non ha molto senso visto che hanno suonato entrambe 😂
Siamo andati via prima?
rockon
31/10/2022 at 16:00
Abbiamo sistemato, grazie per la segnalazione!