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Reportage Live

BLACK MOUNTAIN + Soviet Soviet: reportage e foto del concerto di Roma

Una delle più interessanti rassegne estive della capitale è quella che anima da giugno ad agosto Villa Ada, uno dei parchi più verdi della città. Al calar delle luci l’area attorno al laghetto si anima di suoni e colori: dalle bancarelle vintage ai chioschi per mangiare, dai giochi per i bambini alle attività collaterali, Villa Ada di anno in anno si reinventa portando a Roma non solo musica live ma anche molto altro.

Dopo le due tappe a Torino e Milano dello scorso aprile, la band capitanata da Amber Webber giunge nuovamente in Italia per altre tre date (Roma, Padova e Sestri Levante).

Quella del 4 luglio è una serata particolarmente attesa poiché i Black Mountain sono assenti da ben sei anni – per la precisione, da quando si esibirono nel 2010 in quello che fu il Circolo degli Artisti.

Il compito di aprire il concerto spetta ai Soviet Soviet, power trio tutto italiano e dedito ad un post rock esplosivo dal sapore internazionale.
Ormai da anni ospiti dei più importanti club italiani, i marchigiani sul palco figurano da sempre come lo yin e lo yang.
Alla pacata e riflessiva presenza di Alessandro Costantini (chitarra) si contrappone l’irrequietezza di Andrea Giometti (basso, voce).
Sarà che il punk a mio avviso ormai è morto, ma il buttarsi a terra e il sembrare posseduti da chissà quale spirito son cose, oggi giorno, che onestamente mi strappano un sorriso.
Forse proprio perché se si vuol essere sfrontati e provocare il pubblico è necessario essere compatti: o tutti o nessuno, insomma.
Giochi sul palco a parte, i Soviet Soviet hanno una carica sonora che piace, spettina e conquista.
Durante la serata hanno colto l’occasione per presentare alcuni dei brani contenuti nel prossimo lavoro, e la risposta dei presenti è stata ottima.

Dopo un breve cambio palco, finalmente sono entrati in scena i Black Mountain.
Per l’occasione, la band propone i brani tratti da “IV”, l’ultimo album studio uscito per la Jagjaguwar il 1 aprile.
Si parte con la lisergica ‘Mothers of the Sun’ e si prosegue con ‘Florian Saucer Attack’ per poi fare un tuffo nel passato della band con ‘Stormy High’ (“In The Future”, 2008).

La serata è un alternarsi di psichedelia, progressive e folk.
La miscela sonora che riecheggia per Villa Ada ha reminescenze Seventies e la limpida voce di Amber Webber a detta di molti ricorda quella di Grace Slick (Jefferson Airplane).
‘You Can Dream’, ‘Line Them All Up’, ‘Rollercoaster’: suoni dilatati, distorsioni, riverberi.
Sul palco il più frenetico è sicuramente Colin Cowan (basso), che defilato dalla prima linea trova spazio tra la batteria di Joshua Wells e le tastiere di Jeremy Schmidt per sfogarsi in viaggi psichedelici.

Poche parole dal palco, poca presenza scenica, volumi realmente troppo alti che hanno resto difficile la concentrazione nei confronti del live: i Black Mountain chiudono con ‘Space To Bakersfield’, un viaggio cosmico di nove minuti.
Un cenno con la mano, giusto un saluto: la serata è finita e non è concesso alcun bis.
I canadesi son così, un po’ chiusi e poco socievoli, ma che importa dinanzi ad live impeccabile?

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