Articolo di Simona Ventrella | Foto di Marco Arici
Ci sono concerti che si ascoltano. E poi ci sono quelli che si vivono. Il ventennale di Ballate per Piccole Iene degli Afterhours appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nonostante le carenza dal punto di vista audio, e non solo, della location, e di un Manuel Agnelli alle prese con un importante calo di voce, è innegabile che l’energia che si respira ai concerti degli Afterhours è paragonabile un’aria densa di aspettativa, nostalgia e fame di rock. Vent’anni non sono pochi, è poter celebrare questo disco è un atto d’amore che sfida il tempo e le sue cicatrici, è la memoria che si trasforma in canzoni urlate al cielo.
Sul palco, la formazione originale: Manuel Agnelli, Andrea Viti, Dario Ciffo, Giorgio Prette. Bastano pochi istanti per capire che non si tratta di una reunion da cartolina. Qui si celebra qualcosa di più profondo: la riscoperta di un’intesa umana e sonora che ha fatto parte della storia del rock alternativo italiano. Uno sguardo, un cenno, e la complicità di vent’anni di storia si fa musica.

Non è solo nostalgia, è la riscoperta di una chimica irripetibile, quella che nel 2005 aveva dato vita a un disco che ha segnato una generazione e che oggi suona ancora feroce e attuale. La presenza dei membri iniziali ha avuto, infatti, un ruolo fondamentale nel ricreare l’estetica sonora degli anni Novanta, spesso asciugando e semplificando il suono da quella ricchezza, a cui ci eravamo abituati nei lavori più recenti della band. Una scelta stilistica, che forse ha tolto un certo alone di pathos e magnificenza, restituendo un suono più ruvido e privo di sovrastrutture, in cui la voce diventa il vero cardine dell’emotività. Peccato non aver potuto ascoltare la versione ideale di questo live.

Il primo set vede come protagonista “Ballate Per Piccole Iene”, che viene suonato nella sua interezza, senza alcun compromesso, filtro di ogni sorta o riarrangiamento. C’è solo la verità nuda di un disco che ha saputo raccontare la disillusione, la rabbia e la voglia di non arrendersi mai. Ogni brano è accolto dal pubblico come un classico, c’è chi le canta tutte a memoria, e chi forse le scopre per la prima volta, come giusto che sia. Quello che si crea, però, è un flusso continuo tra palco e platea e come nei migliori concerti, si salta, si canta, si urla, creando quel senso di appartenenza emotiva che nessun algoritmo potrà mai replicare. Quella sensazione di restare in un abbraccio che cancella il tempo e le distanze, che è il motivo per cui centinaia di persone si accalcano unsotto un palco, non solo questo. Durante tutto il concerto ci sono tanti ringraziamenti e tante canzoni lasciate cantare al pubblico, c’è spazio per ricordare che la musica può essere ancora un atto politico, un gesto di libertà e una dichiarazione d’amore per chi non si arrende all’omologazione. Che è sempre il momento di essere presenti, di non girarsi dall’altra parte e far sentire la propria voce.
Il secondo set e i due bis a seguito sono un tripudio di nostalgia e grandi emozioni, tra toccanti ballate e la combo sempre micidiale delle due canzoni forse più punk di tutta la discografia del gruppo. Una selezione impeccabile, che asseconda il gusto dei fan. In tutto questo Manuel Agnelli resta il frontman intenso, consapevole, capace di catturare la platea, forse meno misterioso di un tempo, ma ancora capace di giocare il ruolo di protagonista.

Uscendo dal concerto penso a quanto questa band abbia segnato il tempo di tante persone, e di come certi album ti facciano sentire ancora un animale vivo, un po’ selvatico e poco domabile. Un sentire necessario in un’epoca in cui si tende a ad addomesticare tutto, anche la musica.
E rassicurante sapere che che eventi come questo, che richiamano il passato, ma parlano al presente ci ricordano come la musica, in questo caso rock, quando è fatta con sangue e verità, non invecchia: evolve.
Che dire, quella piccola iena, sporca, vulnerabile, feroce, continua a mordere. E meno male.
AFTERHOURS – la scaletta del concerto di Milano
- Primo set
- La sottile linea bianca
- Ballata per la mia piccola iena
- E la fine più importante
- Ci sono molti modi
- La vedova bianca
- Carne fresca
- Chissà Com’è
- Il sangua di Giuda
- Il compleanno di Andrea
- Secondo set
- La canzone di Marinella ( cover Fabrizio De Andrè)
- Strategie
- Lasciami Leccare L’adrenalina
- Dea
- La verità che ricordavo
- Male di miele
- Quello che non c’è
- Encore 1
- Non si esce vivi dagli anni 80
- Padania
- Bye Bye Bombay
- Encore 2
- Non è per sempre
- Voglio una pelle splendida












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)
















