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Recensioni

SIMON BALESTRAZZI – The sky is full of kites

Boring Machines
Il terzo disco solista dell’artista parmense è un viaggio nella profondità antropologica dell’individuo della società post-industriale. Balestrazzi non sfigurerebbe come uomo-macchina in un film di David Cronenberg. Un uomo macchina, che non parla, ma che comunica in molto efficace con le sue macchine, con le chincaglierie di un ingegnere del suono che è meticolosissimo nel disporre i suoni e nell’amalgamarli. “The sky is full of kytes” è diviso in tre lunghissimi brani in quasi un’ora di musica.
Il primo brano, “Under pressare”, quasi ventisette minuti, è una lunghissima suite psichedelica che oscilla tra momenti ambient e le desolazioni di un paesaggio industriale in decadenza. In “Persistence of memory” il sound si fa più aggressivo, ma si tratta di un’aggressività sottopelle, mai manifesta, resta sempre nel latente, mentre la title track, terza traccia parte con arie spaziali per sprofondare in spirali claustrofobiche e rumoriste. Un disco intenso che lascia molte tracce nell’inconscio dell’ascoltatore.

Vittorio Lannutti

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