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Recensioni

Ólöf Arnalds – Sudden Elevation

È quando termina il mio primo ascolto di Sudden Elevation che colgo il significato di una dichiarazione di Ólöf Arnalds, colei che lo ha concepito a livello acustico e viscerale: “The greatest gift that you receive is suffering”. Il dolore, quello della perdita di suo padre, che le ha permesso di crescere e che qualche anno fa l’ha spinta a scrivere di suo pugno dei legami di amore e amicizia, di esistenza e appartenenza. Più segnatamente, in questo suo terzo disco interamente in inglese, l’artista islandese narra del senso così dolcemente distorto della realtà affianco a qualcuno che si ama, con una candida e poetica sicurezza che solo le persone cristalline possono possedere.

Con drum appena sfiorati (da Magnús Trygvason Eliassen) e il sostrato di corde danzanti di German Fields è già in corso una spensierata e vocalmente sinuosa ascesi interiore. L’aerodinamico scompiglio emotivo è ovattato dal fingerpicking di Bright and Still, un canto – accompagnato dalla sorella Klara – soffocato dalla sincerità (“Whatever others think/ you know I care/ I see you all the way through/ I live for us/ I live for you”) e permeato dall’istinto materno della cantautrice, che quasi scorgiamo racchiusa in un’oasi di luce. Stupenda la texture sonora, più asciutta, struggente e riflessiva, di Return Again, che sulle note alte scorre insieme al piano della sorella Dagný: ci sono troppe cose che non sappiamo l’uno dell’altro, ma rimani una presenza che brucia nella stanza e nonostante io provi a domare questo sentimento, la luce continua a crescere dentro il mio cuore. Seguono l’ode Treat Her Kindly, la filastroccheggiante Call It What You Want, in cui dominano il charango e il basso dello storico collaboratore Skúli Sverrisson, e A Little Grim, che grazie a una soave e atemporale coralità stratificata ci conduce in un incantevole mondo da “vola o mio minipony”. Anche in Fear less Olof riesce con paurosa semplicità a cullarci con delicati arpeggi, mentre in Numbers and Names riprende la freschezza della opening track creando il ritornello più fischiettabile dell’album. Ecco che la nostra elfa messaggera si mette completamente a nudo con Sudden Elevation, qui l’anima è talmente in alto che si ha paura di cadere, anzi, si è certi di precipitare (“and I’m bound to fall”). Il messaggio è trasmesso solo dalla flebile voce di Ólöf e l’arrangiamento, più lento, è ridotto all’osso riflettendo perfettamente la fragilità che caratterizza ciascuno di noi. Onwards and Upwards è un condensato di agrodolce nostalgia, di pentimento e lontananza, dove la polistrumentista islandese dà prova di una progressione lirica impeccabile. Perfect è un titolo che parla da solo, una complessa armonia che, insieme al trillino ormai familiare di Ólöf, chiude il cerchio iniziato con il primo brano.

Racchiudendo le sue paure e le sue certezze in un ensemble coerente (volutamente: il disco è infatti stato registrato ininterrottamente nel 2011), Ólöf Arnalds può vantare il potere di catapultare l’ascoltatore in una dimensione ultraterrena grazie a strumenti cordofoni padroneggiati con eccezionale talento e ad acuti leggiadri e sopraffini. È questo ciò che colpisce maggiormente, il profondo nell’essenziale: con incredibile fluidità, Ólöf polarizza i nostri sensi, ci fa volgere lo sguardo al cielo, ci fa rabbrividire e ci riscalda con un abbraccio, facendoci sentire anime perdute e allo stesso tempo amate. Sudden Elevation è la testimonianza che se un artista fa un disco con tutto se stesso i radar dei nostri cuori non potranno che intercettare la sua bellezza. Teniamoli sempre accesi!

di Karen Gammarota

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