Musica per organi caldi
Eccoli di nuovo a mettere in discussione tutto ciò che l’orecchio indie era sicuro di sapere.
Tellurici e vorticosi i tre francesi tornano a pubblicare un disco, fedeli allo loro linea, che si esplicita nella tendenza a destrutturare il suono. In mezz’ora il disco è infarcito di momenti sempre imprevedibili e mai uguali tra loro.
Anzi c’è molta inventiva tra momenti sincopati e p-funk (“Mic mac”) ed irruenze schizofreniche (“Monorone”), “Aoùtat” procede in un turbinio frizzante ruotando sempre attorno ad un funk che spesso deraglia in sonorità sperimentali ed urla forsennate o in sonorità hardcore, perché il trio non riesce a contenere la sua voglia pazza di suonare e divertirsi.
Vittorio Lannutti




























