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Fist city – Everything is a mess

Fist_City_-_Everything_Is_A_MessTransgressive

Secondo album per il quartetto di Alberta, che per l’occasione ha registrato il disco negli studi di Steve Albini, ma si sono fatti produrre da Ben Greenberg (The Men, Hubble, Uniform).
Apertamente ispirati a Sonic Youth e The Fall sono maggiormente propensi ad un post punk della prima ora, spesso nervoso e circolare. In più occasioni vengono evocati Joy Division e primi Cure (“Shotgun”, “End of the good times”), ma nel complesso il lavoro è variegato e non risulta mai derivativo.

La ritmica è spesso serrata con le chitarre vibranti e percussive, anche se la malinconia sovrasta gran parte di queste diciassette canzoni, tutte ben al di sotto dei tre minuti e mezzo, a parte “The mess” che è molto oltre i sei minuti, ma che vale la pena ascoltare a tutto volume, perché dotata di una carica e di un rullante ben assestato su un cantato-controcanto straniante ed intrigante.

Su tutto stona, ma non in senso negativo, “Surf’s up”, un surf-punk ansiogeno e veloce. Convincente anche un brano teso e compresso come “Fuck cops”, mentre i cinque interludi si potevano evitare: l’unico neo di un ottimo disco.

Written By

Vittorio Lannutti, ricercatore/sociologo delle migrazioni, counsellor, con una grave, cronica ed irreversibile dipendenza da rock.

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