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BLACKMAIL – II

“II”. Il secondo capitolo della seconda vita dei Blackmail.
Il titolo era forse una scelta obbligata per loro e come capita spesso, i dischi senza titolo o con un semplice numero sono considerati quelli più significativi per la storia di una band (a parte l’insignificante avocado dei PJ).

Così questo II segna definitivamente la rinascita della band. “Anima Now!”, il primo disco dopo tre anni di pausa e dopo la dipartita del loro cantante poteva sembrare una scommessa, resa ancora più difficile dalla nascita della loro casa discografica (per la quale sono usciti gli ultimi due dischi).
“II” invece ci dice che la scommessa è stata vinta e nonostante i 20 anni che la band si porta sulle spalle, la voglia di fare musica e di farla al meglio non manca e non c’è il minimo accenno di affaticamento o di declino.

Anzi. Il nuovo disco dei Blackmail suona più che mai fresco, agile, scattante. Ma allo stesso tempo è solido e ben caratterizzato.
Il sound ha subito un bel lifting, molto più tagliente e pulito rispetto alle produzioni passate, ma senza perdere le distorisioni e la abrasività che li hanno sempre caratterizzati. Si sono definitivamente levati di dosso gli echi degli anni ’90 e e primi ’00 e hanno messo tutti e due i piedi in una nuova era.

Mathias Reetz, il nuovo cantante si è inserito molto bene nel tessuto musicale dei Blackmail e anche la sua voce rispetto a quella di Aydo Abay (che spesso assomigliava un po’ troppo a quella di Brian Molko) risulta più tagliente, “moderna”, in alcuni tratti vicina ai My Vitriol o ai Billy Talent, con linee esplosive e precise.

Questo “nuovo corso” si annusa da subito nel primo singolo tratto dall’album: “The Rush”.
Qui le chitarre sono in primo piano con una distorsione leggera, ma tagliente e precisa e un giro che già da solo fa saltare. La voce di Mathias, molto melodica sulla strofa esplode nel ritornello sostenuta da accordoni dritti.

[youtube id=”hOI_S0-Q3Nw” width=”600″ height=”350″]

In “Shine” la componente “My Vitriol” è lampante, e ci regala uno dei migliori pezzi del disco e forse quello che più rappresenta i Blackmail oggi. Anche qui le chitarre sono predominanti, il tempo per tutto il pezzo è dispari ma  risulta lineare e regala molto tiro alla canzone. In mezzo, uno special strumentale veramente azzeccato diviso fra una prima parte  molto particolare e un assolo semplice ma molto funzionale al pezzo.

Anche quando tirano il freno non perdono colpi, “Day of Doom” è una ballad veramente intensa, che potrebbe entrare tranquillamente nel debut album della prossima”next big thing” inglese, con un finale in crescendo quasi post rock.
Il rovescio della medaglia di “Day of Doom” è “Palms”, un pezzo tiratissimo, dove si sconfina nello stoner e le chitarre si fanno veramente cattive. 

Unica macchia nel disco è “La Futura” una pezzo da poco più di un minuto piazzato a metà del disco che uccide letteralmente lo scorrere dell’album. Potevano farne a meno oppure se proprio era indispensabile potevano metterlo verso la fine. 
A parte questo piccolo intoppo, i Blackmail ci regalano un disco molto ben costruito che convince su tutti i fronti. Come è accaduto per i Placebo, la sostituzione di un componente ha regalato nuova linfa alla band, ha aiutato a rinnovare il sound e a portare freschezza nelle loro canzoni. 

“II” è un ottimo disco che ci regala una band rinata sotto tutti i punti di vista e che vale la pena ascoltare con tutta la curiosità che di solito accompagna un debut album, nonostante questo sia il loro ottavo disco.
Se siete curiosi di sentire di cosa sono capaci, e di toccare con mano questo nuovo corso della band di Koblenz, stasera suoneranno al Lo-Fi di Milano insieme ai Waines.

Luca Doldi

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