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BARELY AWAKE – Barely Awake

barely-awake2015 Autoproduzione

La “grazia” elettrica dei pesaresi Barely Awake vive nel sussurro distorto di questo album omonimo fatto di cortocircuiti, anni 90,s dilatati, rock visionario, chiazze prog ed impeto schizoide, un tremore profondo che si fa pugno e carezza magnetizzati insieme per una urgenza lucida da tradurre in schiettezza, nel suo piccolo, carismatica.

Una bulimica tracklist (16 tracce) che proietta estetiche e stilemi ispiratissimi, un continuo solletico sonico che riempie l’ascolto procedendo spedito nelle mire che si pone, primariamente – e riuscendoci – a far invaghire depositari e cercatori di album che lasciano finalmente “sazi” orecchie e spiriti indomabili.

Si una sequenza di drammaturgie rock che dilagano impetuose e amarognole tra ballatone epiche Down waterfalls, Eagles, Rain, storm, Where else is me? e fiumi in piena che chiamano in causa una straniante combine a cavallo tra i Pearl Jam convulsi Falling dreams, Aerials, e le piricità anarchiche di Mike Patton No therapy, Paper house, un list che non avverte mai stanchezza o vuoti di mezzo, una sfilza di “gemmette” che rimettono in moto la voglia di ascoltare un disco dal principio alla fine.

Asterisco a parte per la bellissima Mary Anne Kelly, una divina tensione che ha in certi Refused e Coheed and Cambria lo scompenso bestiale e dove i quattro Barely Awake sprigionano l’anima e masticano le budella.

Maneggiare con cura!

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Giornalista che crede che la musica sia la via maestra di tutto per arrivare al tutto.

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