Il fermento creativo di Roma ha un nuovo epicentro: lo studio dell’etichetta Four Flies Records, nel cuore del quartiere Pigneto. È qui che prende forma la live session esclusiva dei fabric, il collettivo che sta ridefinendo i confini tra impegno civile e dancefloor.
Le riprese, che catturano l’energia vibrante e l’estetica cruda del gruppo, sono state realizzate dal videomaker Marco Mazzone.
La Live Session: Tre atti di resistenza sonora
Il collettivo ha portato sul palco i brani di “Until We Are Free”, l’album d’esordio pubblicato il 17 aprile 2026. La sessione si articola attraverso tre momenti chiave che riassumono l’anima del progetto.
Fight!: Un vero e proprio inno alla resistenza attiva. Non un semplice ascolto, ma un invito a prendere posizione contro le incertezze del presente attraverso la forza collettiva.
Tic Toc: Un grido d’allarme ambientale. Tra rap tagliente, sonorità oscure di mellotron e chitarre inquiete, il brano corre sul filo del tempo che scade, invocando un cambio di rotta radicale.
Once Again: In chiusura, una traccia sospesa tra desiderio e disincanto. Un amore cosmico che si fa metafora di libertà, trasportando la nostalgia in energia catartica su ritmiche che richiamano le vibrazioni dei Jungle.
Il Disco: “Until We Are Free”
Pubblicato per Four Flies Records, il disco di debutto dei fabric è una trama pulsante di funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana. Il nome stesso, fabric (tessuto), evoca l’intreccio di musicisti con background diversi, uniti dal desiderio di abitare le contraddizioni della contemporaneità attraverso il suono.
Il sound, che spazia da influenze come Fela Kuti e ESG fino ai The Comet Is Coming e Sault, è stato mixato da Tom Campbell (già al lavoro con Sault, Little Simz e Michael Kiwanuka) con l’art direction di Raissa Pardini.
«La libertà che cerchiamo non vive solo nelle parole o nelle idee ma anche e soprattutto nei corpi, nel movimento e nella festa come atto politico, rivoltoso e di felicità» – dichiara il collettivo.
FABRIC
I fabric nascono a Roma dall’incontro tra Tiziano Tarli, Alex Dusty, Bob Colella, Utibe Joseph e successivamente Symo, artisti con background ed esperienze diverse, ma accomunati da uno stesso desiderio: fare musica unendo ritmiche e groove coinvolgenti a un messaggio diretto, impegnato, capace di portare l’attenzione sulle contraddizioni della contemporaneità.
Di qui la scelta del sostantivo inglese fabric per il nome della band: non semplicemente un’officina di sperimentazione (come implicherebbero il latino fabrica o il francese fabrique), ma un gruppo concepito come l’intrecciarsi creativo di fili diversi – generi musicali, musicisti fondatori e collaboratori non fissi del ‘collettivo’ – che si inserisce e partecipa nel tessuto sociale.
Lo stile dei fabric fonde funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana e attualissima, dando vita a un sound che è al tempo stesso resistenza sonora e invito al ballo, e che si inscrive in una linea ideale che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per The Comet Is Coming,ESG, e i Sault. Sul palco la missione dei fabric si realizza pienamente. I loro live sono esperienze fisiche ad alto tasso energetico – un mix tra l’intensità del club underground e la potenza militante delle street band – pensate per far ballare e riflettere allo stesso tempo.












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)















