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ORGIA FUXIA: su YouTube l’imperdibile docuserie che racconta la scena rock (e gli anni 90) di Padova

Orgia Fuxia è un nome ben noto a chi ha vissuto l’underground padovano tra gli Anni Novanta e il primo decennio dei Duemila. Si trattava di un gruppo, un’associazione, una famiglia, chiamatela un po’ come vi pare, nata con lo scopo di dare risalto e organizzare la presenza a livello locale e nazionale (ad un certo punto anche internazionale) delle numerose band rock che popolavano la città. Attorno alla Fuxia gravitavano formazioni di talento estremamente eterogenee – punk, glam, crossover, industrial – ma tutte accomunate dallo stesso bisogno: portare in giro il proprio messaggio, marcare il proprio stile, farsi sentire… suonare, suonare e suonare!

Oggi Orgia Fuxia è una riuscitissima operazione amarcord suddivisa in dodici puntate che filano via dritte una dopo l’altra. Grazie allo stile narrativo dinamico, alla qualità con cui sono state impostate le interviste (ben 50) e all’emozione dei reperti video storici sapientemente montati con il giusto ritmo, la docuserie è in grado di far rivivere a chi c’era (e di far scoprire alla Generazione Z innamorata dello stile Nineties) il fermento musicale, culturale e mentale di una città che è stata per vent’anni il naturale contesto in cui poteva crescere qualcosa di unico e irripetibile.

Si tratta del primissimo esperimento di questo genere, presentato nelle scorse settimane in anteprima al Chiosco, uno degli ultimi locali padovani che cercano di mantenere l’impronta della città raccontata nella docuserie (che, naturalmente, non poteva mancare di dedicare spazio allo storico Banale).
Da qualche giorno è iniziato il release anche sul Web: ogni martedì il canale YouTube di Padova Stories, altro progetto firmato Velvet Punk, pubblicherà una puntata. Le prime tre sono già disponibili, dedicate rispettivamente a Frutteti Riarsi, Crackhouse e Statobardo, e si continuerà con cadenza settimanale fino al 22 novembre, in attesa della seconda stagione.

E gli altri protagonisti? Ecco i nomi: Bastet, Baby Ruth, Positiva, Pink Lizard, Happy Gays, Acajou, Lovin Dolls, Alex De Rosso, Side One e La Roxx.

Dietro alla docuserie, sviluppata destreggiandosi a cavallo tra le pandemie, c’è la casa di produzione cinematografica Velvet Punk ed è nata da un’idea del suo fondatore, Alessandro Pittoni. Il regista ha intercettato la voglia di ritorno agli Anni Novanta che caratterizza anche i ragazzi nati nella società contemporanea (non è dunque pensata solo per chi li ha vissuti in prima persona) e vi ha risposto creando un prodotto che catapulta letteralmente indietro nel tempo gli spettatori. «La scelta di raccontare questo particolare periodo storico non è casuale – spiega Pittoni, già produttore associato di Dampyr, il primo cinecomic italiano in uscita nelle sale ad ottobre 2022 –. Parliamo dell’ultimo decennio pre-reality, pre-social, pre-musica digitale. Con l’avvento del nuovo Millennio il mondo è cambiato ad un ritmo a cui non eravamo abituati e questa società liquida in cui viviamo oggi dà pochi punti di riferimento, sia a livello sociale che culturale. Gli anni Novanta sono una certezza di cui abbiamo tutti bisogno, specialmente ora».

«Orgia Fuxia è il racconto di un sogno che ha accomunato un’intera generazione – continua Pittoni –. Attraverso le 12 puntate affrontiamo diversi concetti universali: il desiderio di essere una rockstar, la definizione di successo, che può assumere forme molto diverse di caso in caso, ma soprattutto la necessità di essere sé stessi per essere felici. Raccontando quanto è successo 30 anni fa in una media città del Nordest, fissiamo a video delle emozioni in cui tutti si possono riconoscere. Perché che tu sia a Padova o a Los Angeles, se davvero vuoi realizzare i tuoi sogni, nella musica come nella vita, l’unica soluzione è fare all-in…non è permesso avere un piano B».

Cresciuta a ovetti Kinder, Nirvana, Distillers, Run Dmc, Beastie Boys, Spice Girls (ebbene sì) e Prodigy. Il segreto per la felicità? Birra e un doppio pedale hc in sottofondo.

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