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Interviste

Dai fiori nascono canzoni: intervista ad ATARDE

La natura, in tutta la sua logica bellezza, ci raffigura il ciclo della vita: spesso, nella musica, troviamo l’immagine rappresentativa dei fiori associata all’amore. In Bulbi,secondo singolo di Leonardo Celsi, in arte Atarde, ritroviamo proprio la metafora del fiore spezzato come un’anima che soffre. Ciò che colpisce del brano è il testo malinconico e rammaricato, che si sposa benissimo con le sonorità pop allegre, date dalla produzione di Duffy, creando così una canzone non banale, che non sai se ti fa piangere o ballare, probabilmente tutte e due.

Questa giovane promessa, classe 2001, ha origini anconetane, e vive il mare come presenza costante e ricorrente della sua vita. Ha iniziato il suo percorso discografico sotto l’etichetta Pezzi Dischi pubblicando un primo singolo dal titolo Loml prodotta da Fudasca, dove si destreggia anche con l’inglese. Dal 10 dicembre ha divulgato Bulbi, incuriosendoci su tutto il suo futuro percorso da autore e produttore. Altri brani, come cartelloni e compton, sono reperibili su SoundCloud e danno un’idea dello stile dell’artista.

Atarde pone molta cura anche nelle copertine dei suoi brani: quella di Bulbi, tramite le radici del fiore, rappresenta a pieno il significato del testo, mentre i petali si identificano con le sonorità energiche e movimentate. 

Noi di Futura 1993, abbiamo chiesto molte altre curiosità proprio a lui, leggi come ci ha risposto! 

Ciao Leonardo, il tuo progetto sotto etichetta discografica è iniziato in questo particolare 2021. Come nasce “Atarde” e la tua voglia di fare musica?
Ciao! Ho iniziato a scrivere canzoni in camera mia, prima solo al piano o all’ukulele per poi passare a Garage Band ed infine a Logic. Atarde è un progetto nato circa un anno fa che è ancora in una fase embrionale, ma su cui sto lavorando molto. 

Sei autore e produttore dei tuoi brani. Qual è il processo creativo quando scrivi e componi? 
Ho iniziato a fare musica da solo e non avendo mai approfondito troppo uno strumento specifico, col tempo è nata in me la necessità di dare una forma più completa alle idee musicali che avevo in mente. Non sono un produttore, diciamo che creo delle demo su cui poi altri professionisti molto più esperti e competenti di me possano mettere mano. Spesso parto da un’idea di melodia lasciando che i testi nascano in modo spontaneo. 

Foto di Federico De Cecco

Il tuo ultimo singolo è “Bulbi”, un brano dal testo malinconico ma dal suono allegro e stimolante alla danza. Come hai coniugato le due cose?
La cosa che più apprezzo di “Bulbi” è proprio questo netto contrasto fra melodia e testo: le parole così cupe danno al pezzo un tocco un po’ più amaro, che secondo me rende più digeribile una melodia che di per sé sarebbe fin troppo allegra, quasi stucchevole. È la stessa idea che sta alla base della scelta della copertina: il fiore rappresenta la parte colorata, superficiale, orecchiabile del pezzo, mentre le radici sono la controparte più scura e nascosta della pianta, ossia il testo.

Il 22 ottobre abbiamo potuto ascoltare il tuo primo singolo “Loml” che al contrario di bulbi presenta un testo e una chitarra triste. Questa versione lo-fi quanto ci racconta di te?
Loml” nasce dalla curiosità che avevo nel confrontarmi con un genere, con uno stile di scrittura che vedevo funzionare su SoundCloud, cioè il lo-fi. Ho sempre ascoltato le strumentali lo-fi (mi piaceva tantissimo Bewülf), perché caratterizzati da ripetitività e malinconia, qualità che da ascoltatore mi davano la possibilità di seguire un certo flusso di pensieri spontanei che gli altri pezzi non riuscivano a darmi. Col tempo ho cominciato a seguire altri artisti lo-fi e sono arrivato a Fudasca. Ero veramente incuriosito dalla sua figura, quindi venne spontanea l’idea di chiamarlo per lavorare ad un pezzo che volevamo avesse quel tipo di suono. In generale, il mood di Loml, un po’ più cupo e malinconico, credo che mi caratterizzi parecchio, perché molti pezzi miei inediti seguono questa atmosfera. 

In entrambi i brani pubblicati collabori con due producer ma indubbiamente anche due amici: Duffy e Fudasca. Come nasce la voglia di coinvolgerli nelle tue canzoni? 
Ho già risposto parzialmente riguardo a Fudasca. Con Duffy è stato tutto molto naturale, ci siamo conosciuti circa un anno e mezzo fa tramite Instagram (avevo fatto una cover di “Gaia”, che Duffy aveva apprezzato). Da lì ci siamo incontrati e ci siamo messi a lavorare su “Bulbi”, pezzo che lui aveva ascoltato in fase super embrionale ma che fin da subito l’aveva incuriosito. Sia con lui che con Fudasca, la voglia di collaborare nasce dal riconoscere l’unicità dell’altro artista: entrambi hanno uno stile caratterizzante e super riconoscibile. Il risultato è che i due pezzi (Loml e Bulbi) sono molto diversi fra loro, ma restituiscono all’ascoltatore uno spettro ampio di quello che ci si può aspettare dal mio progetto. O almeno è quello che spero.

Tra i tuoi video mi ha colpito quello di “We can stand” dove canti in riva al mare al tramonto; la tua voce è molto profonda e si intona bene al suono delle onde. Nomini il mare anche in “Loml”. È per te fonte d’ispirazione? Qual è il tuo rapporto con lui? 
Bellissima domanda! Io sono di Ancona, e un suo aspetto caratteristico è sicuramente il mare. Ora abito a Bologna, e come me altre persone che vengono da località prossime al mare notano come sia strano e spaesante abitare in una città senza quello spiraglio. Crescere vicino alla costa ti abitua ad un paesaggio ampio, sconfinato e vi assicuro che, senza voler fare troppo i romantici, il mare è un dettaglio a cui uno ci mette un po’ a disabituarsi. Vedere l’orizzonte così distante ti apre ad un respiro diverso, ti permette di non sentirti troppo chiuso, ostacolato rispetto a quella lontananza.

Questi due singoli sono in italiano ma l’inglese è una lingua che ti stuzzica e che possiamo ascoltare nel ritornello di Loml. Che criteri utilizzi per scegliere le due lingue nelle tue canzoni? 
Le prime canzoni le scrivevo tutte in inglese, ma in un inglese finto che m’inventavo visto che non conoscevo la lingua (come non la conosco tutt’ora). Questo perché rispetto all’italiano è una lingua molto più scorrevole, e mi è più facile trovare melodie interessanti. Col tempo, ho deciso di mantenere un po’ di questo stile, e infatti il ritornello di Loml è in inglese.

Suoni la batteria e il piano, ma il mio preferito resta l’ukulele: da quanto tempo lo suoni e cosa ti ha attratto di questo strumento? 
Moltissimo i Twenty One Pilots, credo sia colpa loro se mi piace questo strumento. I miei genitori mi regalarono un ukulele ad un compleanno di 4/5 anni fa credo, e da lì ho imparato a suonarlo e mi sono affezionato. 

Quali saranno i tuoi prossimi passi? Cosa ti aspetti dal futuro?
Spero di migliorare e di trovare pretesti per scrivere il più possibile: voglio che la musica diventi un pretesto per conoscere nuove persone e per imparare dalle altre persone. Per arrivare a questo devo comunque avviare al meglio il mio progetto da solista, che spero possa risultare più interessante possibile.

Giada Consiglio

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