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Interviste

Come sognatori a scalare sequoie centenarie. Intervista a TOM SMITH

Tom Smith degli Editors presenta il suo primo album solista, tra introspezione, speranza e autenticità, in attesa del live al Barezzi Festival di Parma.

Intervista di Marzia Picciano e Martina Fiore | Foto di Martina Fiore

Se mi fossero venuti a dire che un giorno avrei intervistato TOM SMITH (senza troppi giri di parole, voce e parole degli Editors e probabilmente di buona parte della mia educazione emotiva universitaria) probabilmente gli avrei chiesto il segreto per trasformare ogni occasione in un’opportunità di intensità senza fine. Il minimo che potessi fare, considerato quanto mi sono consumata nell’ascolto di The Back Room.

Io e Martina Fiore ci abbiamo provato, in venti minuti di tragitto su van accanto a lui, domanda dopo domanda, e ovviamente partendo dal motivo della sua presenza a Milano, il 30 ottobre: la presentazione, da Voce in Triennale, del suo primo disco a solo, There Is Nothing In The Dark That Isn’t There In The Light, in uscita il 5 dicembre, in attesa di vederlo a Parma, al Teatro Regio, il 14 novembre per Barezzi Festival (unica data italiana).

Alla fine siamo riusciti a parlare con lui di cosa vuol dire fare un disco solista.

Soprattutto quando si ha alle spalle una band che come poche altre ha saputo smuovere una fanbase accorata che si è fatta parte della propria vita sulle loro canzoni. Dal 2005 sino ad oggi, Tom Smith è un cantautore maturo, cosciente di cosa vuol dire creare un movimento di anime e ha imparato a dialogarci, tuffandosi a capofitto insieme a Nicholas Willes, anche lui a Milano e nel van, in un tour quasi intimista tra UK, Scozia e Irlanda, in venue che erano teatri, chiese, insomma, niente stadi e arene, e che pure hanno visto la fila ogni sera.

Tom Smith a Voce Triennale a Milano Ottobre 2025

Nel frattempo ascolta musica, Steven Wilson Junior è il primo al momento, seguito da Ben Howard, Geese (“Adoro Love takes miles, è un mondo intero”), Springsteen e Big Thief come base del road tour con Willes – senza dimenticare Sam Fender, i cui testi sono “una ventata di aria fresca”. Si fa influenzare perchè ascolta, parla e sente, non ha paura di testare e sbagliare, e questo è fondamentale per capire la sua prima vera opera solista.

There Is Nothing In The Dark That Isn’t There In The Light (titolo che mi sembra ricordare l’Ogni Cosa È Illuminata di Foer) è la prova che Tom Smith doveva fare oggi.

A lavorare con lui il suo buon amico Iain Archer, irlandese cantautore e produttore dietro il successo degli Snow Patrol e Hold Back The River di James Bay, per dire. Quello che ne è uscito è un disco pieno di speranza, nomen omen, di movimenti costruiti sulle emozioni e la voce (sempre, la voce!) di Tom Smith, sul saper affrontare i momenti complessi e vederli nella loro complessità, con questo agrodolce che sempre sembra stagliarsi dietro il suo sguardo, al momento coperto da un berretto ben calcato e bavero del cappotto rialzato.

Nonostante tutto di lui tradisca l’istinto di una passione quasi adolescenziale per l’interpretazione del mondo e dei sentimenti, There Is Nothing In The Dark… è tutto tranne che naive. A partire dai tre singoli anticipati dall’EP Leave, all’intro di Deep Dive, fino a Endings Are Breaking My Heart, quella che per lui è la canzone perfetta, alla chiusa di solo piano di Saturday, c’è una visione matura e pacata non tanto di come affrontare la tempesta, ma di come saper guardare i pezzi che ne rimangono dopo, che siano luoghi (ce ne sono decine, dal cuore spezzato di Oxford Circus alle strade di New York, all’immagine di un sè più giovane, e sognante a scalare sequoie nel Big Sur, un posto ultraterreno, dice) o istantanee emotive, in breve, di saper essere un essere pieno e goderne. Il tutto nella versione più cantautoriale di sè stesso, che tradisce un ritorno al classicismo di alcuni mood del pop rock più soft e del country.

Una bellissima prova per chi mi ha stracciato il cuore a ritmo di new wave, synth e chitarrone.

Quindi, dopo averli spiati a Radio Popolare giusto in tempo per le versioni acustiche di An End Has A Start e Smokers Outside The Hospital Door ci troviamo nel traffico milanese a esercitare un terzo grado al nostro eroe.

Parlaci di più di There Is Nothing In The Dark That Isn’t There In The Light, di quello che c’è dietro questo titolo.

“Credo che parte del motivo per cui ho realizzato questo disco, o per cui mi è piaciuto portarlo avanti, sia stato il fatto che ho sentito che molte delle canzoni avevano una sorta di onestà e probabilmente erano più personali rispetto ai dischi precedenti…C’è speranza e ottimismo, e penso alle persone nella mia vita che mi danno supporto e in un certo senso condividono la lotta e… Quell’ottimismo e quella speranza sembravano essere riassunti qui, in questo disco.”

Nonostante tu abbia detto che trovi gioia nel dedicarti a questi “miserable tunes”, questo disco sembra come dici tu, parecchio positivo.

“Oh sì, intendo dire che c’è sicuramente un senso di malinconia, ma riguarda l’avere persone intorno a te che ti aiutano a superare le cose che sono spaventose e difficili, no? Quindi penso che di per sé sia, come dici tu, una cosa piuttosto ottimista e piena di speranza, giusto?”

Tom Smith a Voce Triennale a Milano Ottobre 2025

Direi proprio di si. Parlando di “cose spaventose”, fai riferimento anche all’esibirti in versioni acustiche e più ristrette, come hai fatto nel tuo ultimo tour tra UK e Irlanda? Avevi detto che ti mettevano ansia.

“Ne ero terrorizzato.”

Che è decisamente peggio.

“Ora mi ci sto abituando, ma sì. Beh, in queste occasioni to senti così vulnerabile. Con la band puoi nasconderti dietro il volume, dietro il fatto che ci sia una specie di barriera tra te e le persone. Possiamo vedere quando ti diverti, come stai applaudendo o se salti su e giù a volte, ma in un certo senso è tutto piuttosto separato. Quando sei in performance acustiche, sei seduto e sembra che sia molto più facile anche fare conversazione. Sei davvero consapevole di cosa stanno facendo gli altri. Questo tipo di “sensazione in più” condiziona tutto ciò che fai o non fai, quindi è semplicemente più terrificante, specialmente per qualcuno che non ci è abituato. Ma è anche fantastico e molto gratificante.”

Ed hai fatto molte delle canzoni del disco solista. Penso che mettersi a fare un tour del genere, più intimi, considerato come va oggi il mondo della musica, sia quasi un atto rivoluzionario.

“Parte del ragionamento era anche questo, perché non sapevo davvero volesse dire farlo. Era come dirmi: ok, hai fatto un disco solista, va bene, ma cosa significa per te, come cantautore? Ovviamente gran parte di questo ragionamento è legato agli Editors, al suonare quelle canzoni e ai fan. Però la gente è interessata al mio disco e spero che gli piaccia. Perciò, fare quel tour, mi è sembrato un modo per dare sostanza, per farmi capire un pò di più e per farmi sentire più a mio agio.”

Ed è tutto anche il motivo per cui hai deciso ora di fare un album come Tom Smith?

“Sembrava il momento giusto per farlo. Avevo slancio, canzoni e idee. Ci pensavo da parecchio tempo, ma non ho mai considerato il momento giusto. Non credo che l’avrei fatto a 30 anni… non credo si tratti di coraggio, semplicemente non sarei stato in grado di farlo. Ora invece mi sento a mio agio nella mia pelle, in un momento in cui sono un pò più sincero e vulnerabile. Ho comunque pensato: ora posso farcela.”

Una specie di crash test.

“Ovunque tu vada, qualunque cosa tu proponga creativamente, sei esposto a ciò che la gente pensa. Succede in qualsiasi attivita o collaborazione creativa, e questo non è mai cambiato. Ma sono 20 anni che lo faccio, ormai sono a un certo livello di confidenza…”

Insoma, era ora, e basta.

“Ho pensato: che vita sarebbe stata se non l’avessi fatto? Stavo lavorando con la band, dato che ci sarà un altro disco degli Editors nel prossimo anno o due, poi sarei andato in tour e avrò avuto quasi 50 anni prima di avere la possibilità di farlo. Alla fine fa tutto parte del ragionamento sul tempo che scorre.”

Alcuni hanno l’urgenza dei figli, altri fanno un album da solista.

“A bambini ho già dato, quindi sono ok!”

Tom Smith a Voce Triennale a Milano Ottobre 2025

Qual è il pezzo che più rappresenta, ti rappresenta in questo lavoro?

“La mia canzone preferita è Endings Are Breaking My Heart. Penso che il testo sia completo. Mi piace l’idea di elencare sia cose banali che cose pesanti, che finiscono, e alla fine sono ciò di cui è fatta la vita.”

…tragedia e commedia?

“Beh, no, non è proprio la tragedia che sto dicendo, ma tipo… tipo la fine di una serata al pub con gli amici o la voce rotta di mio figlio… solo una serie di cose messe insieme. Mi piace come concetto, era molto completo.”

Equilibrato?

“Decisamente.”

Parlando del tuo prossimo show a Parma, suonerai al Teatro Regio. Una cosa piuttosto interessante.

“È piuttosto grande, sì. Più delle ultime venue.”

Eh si.

“Voglio dire, sono entusiasta e sono sicuro sarà bellissimo. Siamo stati fortunati ad avere questo posto speciale. Siamo stati in posti meravigliosi, piazze, locali di vario tipo e cose del genere, ma questo sembra la ciliegina sulla torta. L’esibizione, la musica, si sente davvero. Abbiamo fatto alcuni concerti anche in chiese, proviamo una sensazione simile quando canti in quello spazio, non so se mi spiego.”

Ci hai anche detto che a breve ci sarà il prossimo disco degli Editors.

“Nel prossimo anno, nel prossimo anno o due, sì. È a un ottimo punto, ora posso dirlo con certezza. Abbiamo trascorso l’estate insieme con la band, è stato molto produttivo ed emozionante e poi probabilmente torneremo insieme per finire all’inizio dell’anno prossimo. Ma non so dire quando uscirà.”

Nel frattempo c’è un repertorio enorme che non sempre vede la luce del sole. In questi ultimi live avete provato a incastrare diversi pezzi non sempre suonati.

“È stata una bella opportunità suonare “What Is This Thing Called Love” perché finalmente ho trovato un modo per farlo. È una canzone piuttosto naturale e dolce, è stato molto divertente. Lo stesso vale per la canzone di quel disco intitolata “The Weight”. A volte, quando le cose si ‘spogliano’ e le si riporta a com’erano quando le si è iniziate, sembra proprio di sentire una ventata di aria fresca.”

Immagino sia complesso scegliere cosa fare ogni volta. Tipo, magari non è facile fare Distance, che è la mia preferita.

“Oh invece l’abbiamo fatta anche acustica, oltre che con la band. Riesce particolarmente bene. E ottima scelta, è anche tra le mie preferite”.

Tom Smith a Voce Triennale a Milano Ottobre 2025

Ma d’altra parte ci saranno diverse richieste.

“Ovviamente sappiamo a cosa andiamo incontro. Sai, dopo ogni concerto, la gente mi raccontava del suo rapporto con la band e del suo amore per le canzoni, anche roba piuttosto pesante. Ci sono persone che ci hanno seguito per 20 anni in diversi momenti e dischi, e ognuno aveva un suo significato per loro. Molti ovviamente amavano le canzoni che andavano di moda come i grandi successi, quindi suonare Munich e Smokers Outside The Hospital Doors è stato relativamente semplice, so che devo farle. In termini di scelte un pò strane, si tratta solo di provare e sbagliare, vedere come risponde la canzone e il pubblico.”

Hai suonato The Phone Book a marzo 2024, e c’è stato qualche tema.

“È sempre stato molto difficile farla funzionare, soprattutto con un pubblico più numeroso. Anche se le canzoni sono popolari su streaming o altro, non significa necessariamente rendano in un concerto”.

E come vedi questa scelta di fare concerti più piccoli rispetto a dove sta andando l’industria dei concerti oggi?

“Mi rattrista molto il fatto che sembra che ci siano solo enormi concerti in arene e stadi, e niente di più. Di sicuro per le band più giovani o quelle che non vanno in tour con un budget di 500.000 persone a sera è davvero difficile far funzionare le cose ora, quegli ambienti sono sull’orlo del collasso o della chiusura. Mi ha fatto pensare a come la nostra band è cresciuta nel tempo, e come ci è stato permesso di farlo, passando anni in tournée nei locali, poi diventando sempre più grandi, gradualmente, ma anche imparando a fare questo mestiere. Oggi non è più possibile. Se aggiungi quanto sono fottutamente costosi i biglietti per i concerti.”

Pensi che sia irrimediabilmente cambiato tutto?

“Penso che l’industria della musica stia facendo più soldi di quanti ne abbia mai fatti, proprio come loro, ma non mi sembra giusto o equo il modo in cui questi soldi vengono distribuiti. Inoltre, se gli artisti non imparano cosa stanno facendo, non si riescono a far crescere bene. Penso che le band si possano sviluppare in 5-10-15 anni. Gli Elbow non sono diventati subito la band che sono poi stati, ci sono voluti circa 15 anni per iniziare a fare grandi concerti.”

Tom Smith a Milano con Marzia Picciano

Si ringrazia SpinGo Rock per l’opportunità!

Tom Smith
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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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