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Interviste

AARON RUMORE: con il disco Gloria segna una chiusura con il sé del passato

Versatilità e innovazione: sono questi i due aggettivi che contraddistinguono Aaron Rumore, artista di origini napoletane che presenta al pubblico il nuovo disco Gloria. Il suo lavoro con la musica nasce già nel 2017 con la fondazione di un’etichetta discografica indipendente, la Körper/Leib. Nel susseguirsi degli anni ha sperimentato e studiato vari stili tra cui rock, indie, emo, dark-ambient e trap. Anche lo pseudonimo è stato mutato nel tempo: da Bitcoin a Lil Rumore, affermandosi infine con il nome Aaron Rumore. 

Gloria, il nuovo album, è ambizioso perché ci propone un nuovo linguaggio sonoro ricco di suoni freschi e all’avanguardia, che contrastando e svecchiando i soliti bit, crea nuovi equilibri per la mente e per il corpo. La tracklist, composta da undici brani, mostra la collaborazione con il produttore Coma, con cui l’artista ha condiviso la nascita e la lavorazione dell’intero progetto. Il concetto principale è la spiritualità, un confronto reale con sé stesso e il legame con le proprie origini. Molto particolare e ricercato nel sound e nello stile, elettronico ma anche pop, dance e rap. Con questo disco segna una chiusura con il sé del passato, concentrandosi su un percorso strettamente personale e autobiografico, lasciando spazio solo a due featuring con Max Glamour e 6CR. 

Sarà in giro per la promozione del disco nelle principali città italiane, e noi di Futura 1993, dopo aver ascoltato le canzoni, abbiamo deciso di approfondire ponendogli qualche domanda prima del tour: 

Ciao Aaron! La tua storia con la musica è iniziata qualche anno fa nel 2018, fino alla nascita di un progetto tutto tuo “Palazzo di Ghiaccio (confessionale)” nel 2021. Com’è andato questo primo step della tua carriera?

In verità parte da molto prima, con diverse band e personale etichetta Noise; e ancora dopo con l’exploit 2017/2018 di Soundcloud. Se dovessi dare però un punto di avvio a questa narrazione, in cui utilizzo nome e cognome d’anagrafe, direi 2020, precisamente con “BIANCOSPORCO“.

Dopo un anno intenso, torni con la pubblicazione di un nuovo disco dal nome “Gloria”. Come nasce questo secondo figlio?

GLORIA” ha avuto due fasi: una invernale, che cadeva sulla coda lunga di “Palazzo Di Ghiaccio” ed una successiva in cui si sono diversificate anche tracce, sonorità ed obiettivi sonori. Questa elaborazione più lunga è stata decisamente fondamentale per la coerenza e l’ordine del disco.

Dopo aver collaborato con diversi artisti adesso sei interamente dedicato alla tua creatività. Quanta crescita personale e musicale c’è stata in questo ultimo anno?

Il fatto di aver suonato parecchio ed aver organizzato due festival tra 2021 e 2022, ovvero due atti “sociali” e collettivi, mi ha sicuramente aiutato ad individuare la mia posizione nel mondo, se così si può dire. Più che di maturazione, parlerei di consapevolezza.

Definisci la tua musica come “ambient popolare” un mixtape di tonalità bianche ma anche concrete ed organiche. Da dove viene questo tuo studio ed estro musicale?

La formula di ambient popolare è un po’ una provocazione ossimorica, ma funzionale al fatto che, volente o nolente, ciò a cui do più importanza nella mia musica è l’uso della voce, testualmente e musicalmente. Detto questo come chiaro per chi mi segue, è anche una definizione che, come tutto ciò che mi riguarda, è in divenire; spesso cambio musica o amo creare o utilizzare delle parole come benchmark di un immaginario (ad esempio definivo “Palazzo di Ghiaccio” come #hypershoegaze).

Ci sono dei produttori o musicisti che condizionano e stimolano la tua creatività?

Lou Reed.

Coma, tra tutti, è colui che hai scelto per lavorare insieme su Gloria. Che origini ha la vostra collaborazione?

Intanto una gran menzione anche al lavorone svolto da Loui nelle tre tracce, in collaborazione con s7n, Fenoaltea e Arutema. Coma più che il mio produttore è l’asse di questo progetto, come fossimo una band. Abbiamo raggiunto un livello di connessione veramente extra-verbale, sia per quanto riguarda l’estetica sonora sia per quella visuale. Inoltre, dopo due anni in cui abbiamo sperimentato, attraverso il più classico dei trial and error, adesso siamo veramente riusciti a trovare il nostro signature sound che probabilmente avrete modo di sentire nel 2023.

Il tuo primo singolo è “Stress”: la malattia del nostro secolo. Tra pandemie, guerre in corso e crisi climatica sicuramente la nostra generazione affronta un mondo ricco e vivo di stress. Come vivi questo sentimento nella tua vita tanto da dedicargli un brano?

Indubbiamente tutti quegli elementi su cui si staglia ciò che scrivo che però, ci tengo a dire, è altamente personale e biografico. Sui metodi per esorcizzarlo, non credo di essere un buon oratore.

Affronti anche il conflitto con la tecnologia. A volte ne siamo totalmente assorbiti da diventare un tutt’uno con il nostro smartphone ad esempio. Che ruolo ha per te e come ha cambiato il tuo modo di fare musica?

Dal punto di vista dell’esecuzione della musica stessa, ne ho tratto grande giovamento; anche solo banalmente poter lavorare a distanza con produttori sparsi qui e lì sul suolo italico e non, è una gran cosa. Per quanto riguarda il resto, ne sono totalmente disinteressato e cerco di ridurre la mia presenza social al minimo, così come la mia attenzione alle dinamiche della produttività e del veloce consumo sono veramente pari allo zero. Ciò che c’è oggi, vorrò vederlo tra 10 anni, Altrimenti qualcuno avrà perso.

Napoli è una città che ti è sempre stata a cuore ed è presente nelle tue canzoni. Qual è il tuo rapporto con questa terra del sud?

È il mio playground, ne detengo le chiavi. Ma più in generale è anche un luogo metafisico, un quadro di un RPG che vivo solo io. Nonché il luogo dove, da un anno a questa parte, ho iniziato a stringere delle relazioni destinate ad essere fondamentali (chi legge, sa chi è).

Avremo occasione di incontrarti per la promozione di Gloria a Milano, Roma, Napoli  e Torino. Hai altri progetti in serbo per noi?

Con il terzetto di date di novembre ci sarà anche qualche sorpresa intorno a Dicembre, dopodiché mi piacerebbe, esclusa qualche sporadica apparizione, pensare unicamente all’EP al quale stiamo già lavorando con Coma.

Giada Consiglio

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