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Musica

Da Tunecore al contratto discografico: come la nuova discografia digitale ha cambiato il modo di fare scouting in italia

L’avvento di Internet ha cambiato le nostre vite: le ha rese più semplici, più veloci e immediate. Nel giro di pochi anni il modo di comunicare tra le persone è stato stravolto, ma non solo: sono nati nuovi lavori e ne sono spariti altri. Nel frattempo, è cambiato anche il modo in cui si può godere dell’arte, della quale, come tutte le cose sfiorate da internet, ne sono mutati i meccanismi economici che la governano. Riferendoci alla musica in particolare, se da un lato la rivoluzione digitale ha portato alla scomparsa dei CD, dall’altro ha fatto sì che crescessero in modo esponenziale i modi per ascoltarla e fruirne: Spotify, Itunes, Apple Music, Tik Tok, sono solo alcune delle realtà nate e basate sulla diffusione e condivisione della musica. 

È cambiato il modo di ascoltare, vedere, e condividere la musica; ma dal punto di vista più pratico, l’avvento di Internet ha cambiato, in realtà, anche il lavoro del musicista e di tutte le figure professionali che gli stanno attorno: è cambiato il modo stesso di fare scouting, il concetto di gavetta e il percorso di un artista emergente. 

Di fronte al digitale, il concetto di talent scouting, in realtà, non è stato semplificato come tutto il resto. Oggi chiunque dispone di un dispositivo può connettersi, condividere e scoprire cose nuove: così, in poco tempo, siamo passati da un mercato chiuso e ristretto, fatto di pochi artisti, scelti e selezionati da esperti del settore, ad un mondo più democratico ed aperto anche a chi, una volta, non sarebbe mai stato notato. Per pubblicare una canzone occorrono poche cose: un distributore come TuneCore, per esempio e un piccolo investimento (solo 9,99 euro per caricare un brano). 

Lo stesso concetto di gavetta non esiste quasi più: spazzato via dalla rapidità con cui dopo pochi click si può arrivare al successo ma è vero anche che arrivare a fare grandi numeri è più facile e veloce, quanto è più difficile mantenerli. 

Ma allora, se è più facile farsi notare, mettere le proprie canzoni online, autoprodursi, qual è il ruolo di una casa discografica oggi? Come si fa realmente scouting, e a cosa serve avere un team alle spalle?
Sembrano passati secoli da quando il talent scout era colui che si aggirava per locali sgangherati, concorsi canori e gare improvvisate: oggi niente di tutto questo ti porta più ad impugnare il tanto ambito contratto discografico e la strada apparentemente più “naturale” da intraprendere adesso sembra quella dei programmi televisivi, come  Amici o X-Factor. Un casting dopo l’altro, la partecipazione ai live trasmessi in diretta in prima serata, e, per i più fortunati, un vero contratto discografico. Ma il più delle volte l’estrema rapidità che porta a questi obiettivi, un tempo tanto ambiti perché quasi impossibili da raggiungere, è la stessa che porta molti di questi ragazzi a tornare nella cameretta dalla quale è partito tutto. 

Il pericolo dei talent show è forse proprio questo? L’artista che vi partecipa viene letteralmente lanciato in pasto al grande pubblico, si destreggia da subito con ascolti top e numeri da capogiro: allo stesso tempo, ci si aspetta lo stesso risultato – se non migliore – quando si esce dagli schermi televisivi. La verità è che sono pochi quelli che realmente ce la fanno a stare al passo con i tempi e ad essere continuamente produttivi. 

Ma partecipare ai talent show è ormai l’unico modo per farsi conoscere? C’è chi sceglie strade diverse e in questo tornano protagonisti proprio Internet e il digitale. Tra le novità e i cambiamenti che la tecnologia ha portato nelle vite degli artisti, esiste qualcosa che fa al caso di chi preferisce puntare tutto sull’autoproduzione, forse perché non si sente di stare al passo con un’esperienza tanto rapida come quella dei talent show, o perché sente, per la propria musica, di necessitare di più tempo, di una crescita graduale, perché si vuole conservare l’autenticità di un prodotto indipendente e la sicurezza di non essere stravolti, magari non avendo un management solido, sin dagli esordi, dalle logiche di mercato. 

TuneCore è una piattaforma leader nella distribuzione digitale di musica autoprodotta che offre ad artisti emergenti la possibilità di lanciare la propria musica, arrivando sino alla possibilità di firmare un contratto con Believe, azienda leader nel mondo di musica digitale che si occupa di distribuire e promuovere artisti ed etichette indipendenti. Ciò che concretamente TuneCore permette di fare agli artisti è raggiungere un pubblico e far progredire la propria carriera, grazie a servizi pensati ad hoc per la distribuzione e la promozione. È come se quel locale che un tempo ospitava sul palco tanti artisti emergenti e nascondeva tra il suo pubblico i talent scout pronti a scommettere su quelli che li convincevano, oggi si fosse trasformato in una realtà digitale, in una sua versione 2.0, che grazie a Internet ti offre la vetrina e gli strumenti giusti per arrivare a farsi conoscere da chi conta. 

Grazie al programma Signed By di TuneCore e Believe, un artista emergente può ottenere un team specializzato nel settore musicale. Non solo promozione per gli emergenti: TuneCore permette di offrire anche supporto ad artisti la cui carriera è già avviata, e che necessitano di un progetto articolato e di strategie di uscite go-to-market. L’iniziativa ha agito concretamente in questo senso, portando più di 340artisti ed etichette a Believe e ai suoi brand

Ricollegandoci, quindi, al nostro quesito iniziale, oggi in un mondo in cui autoprodursi è facile e arrivare a grandi numeri sembra un gioco da ragazzi – basterebbe beccare il giusto trend di social come TikTok – a cosa serve un team che ti supporta? Qual è diventato il ruolo della casa discografica? Oggi, sicuramente più di prima, avere una squadra alle spalle è indispensabile, proprio per cercare di emergere dalla mischia; è ciò che serve per evitare proprio la carriera-meteora a cui può portare un percorso artistico rapido e che in poco tempo raggiunge grandi numeri e poi va spompandosi con i singoli successivi.

Un team ferrato sul mondo digitale può aiutarti ad emergere, a trovare ciò che ti distingue dagli altri, insegnandoti a puntare proprio su quello, dandoti supporto grazie all’aiuto di figure professionali come l’A&R, che in un’etichetta ha come ruolo principale proprio quello di interfacciarsi con gli artisti e dando consigli artistici essenziali. 

Chiara Grauso 

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