Articolo di Alessandro Ubaldi | Foto di Giada Stanziano
Giovedì 19 giugno. La giornata parte abbastanza presto: alle 13:35 siamo già alla Warzone per le Die Spitz e fin dalle prime note è chiaro che oggi il festival ha intenzione di non darci tregua.
Il loro show è puro di girl power, con la folla che si lancia in un salto collettivo dopo solo un paio di brani. Dopo alcune canzoni più lente, il pit si apre e la gente impazzisce divertendosi a tal punto da lanciare in aria dei porri. Si, verdure vere, per tutto lo show.
Solo all’Hellfest può succedere!
Corriamo verso il Mainstage 2 per i Tesseract, che portano il loro progressive metal tecnico e iconico al festival, prima di dividerci per vedere Queensrÿche ed Einherjer.
Poi arriva uno dei momenti più originali della giornata: i Bloodywood, primi sul palco a portare strumenti e sonorità nuove, frutto del loro sound che arriva direttamente da Nuova Delhi, India.
Il pubblico è entusiasta, in aria si nota una carica diversa dal solito.
Si torna alla Warzone per i Dying Wish e qui troviamo un pit letteralmente in fiamme, grazie alla voce della cantante Emma Boster, semplicemente pazzesca.

C’è sentore di guerra, volano bicchieri e scarpe in aria e questo non fa che fomentare ulteriormente la band ed i fan.
Ma il momento storico della giornata arriva sul Mainstage 2: i Sepultura, direttamente dal Brasile, che dopo più di quarant’anni di carriera, celebrano il loro addio con una forza e una distruzione che lascia il segno. Non mancano i colpi di scena, tra video storici proiettati sui megaschermi e ospiti sul palco come Alissa White-Gluz a suonare il tamburo. Questo è stato uno di quei concerti che capisci, mentre li stai vivendo, che non vedrai mai più, che onore.
Dopo un attimo di relax con il sottofondo degli Helloween, ci spostiamo per la prima volta del festival verso il Valley per i Loathe e qui il festival regala uno dei suoi momenti più poetici: l’inizio del tramonto che illumina il palco mentre la band costruisce il suo show romantico e cupo allo stesso tempo.
Ad un certo punto lo show si conclude con un riff tributo di “Raining Blood” degli Slayer, che da il La ad “Is It Really You”.

Passiamo poi ai Malevolence, secondo noi una delle migliori esibizioni di questo Hellfest 2026, oltretutto il loro debutto assoluto al festival.
Al suono delle sirene la band corre sul palco e da lì in poi è il vero caos: tra le strumentali di chitarra che da sole bastano a scatenare il pubblico, viene richiesto ed ottenuto il circle pit più grande dell’intera giornata. Il casino, semplicemente, continua a crescere.
A chiudere la serata, i Sabaton portano in scena la loro epicità, un marchio di fabbrica: carro armato sul palco, esplosioni e fuoco continui che scaldano la folla dalla brezza serale.

La giornata di oggi è la dimostrazione, ancora una volta, di quanto vasto e vario possa essere la scaletta musicale in un solo giorno di Hellfest.
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