di Thanks For Choosing
Io di questo disco (e innumerevoli altre cose) non so niente. Mi sembrava solo molto strano che un giorno dopo il fattaccio di Notre Dame mi fosse capitato tra le mani un album firmato dal nuovo progetto solista di Amaury Cambuzat “I Feel Like a Bombed Cathedral” (sì, tra le cose che so, so anche che Notre Dame non è stata bombardata però comunque ci siamo capiti…), un caso particolare e abbastanza inquietante che ha fatto in modo che l’ascolto di quest’album sia pervaso da una fastidiosa e inquietante aurea horror. A parte quest’aurea horror, gli ingredienti sono: quattro tracce lunghissime di un dark ambient sperimentale, kraut rock, post rock, effetti a pedale, degeri noise, atmosfere cinematografiche à la Murnau (nei suoi momenti incomprensibili), il tutto amalgamato da un certo uso particolare e spietato dell’elettronica. Un ambizioso e folle progetto in cui Amaury si lascia andare alla pura espressione artistica, libera da etichette e canoni, una lunga improvvisazione non replicabile live che rende quest’album un’allucinata visione una-tantum.
Se siete pratici di film horror muti tedeschi avete già capito di che cosa sto parlando. Prendete Nosferatu, fate partire il disco, guardatevi il film al buio: tutto vi sembrerà perfetto. Una sorta di rumore di fondo che ci accompagna dall’inizio alla fine, come una forte interferenza spaziale, accenni di melodie basso-centriche e dilatate. Non è musica, è la descrizione di uno stato di incoscienza, un allucinazione perversa di cui, riacquistata la lucidità, ci vergogniamo terribilmente ma che ci rimane addosso per giorni. Questo disco è come rimanere intrappolati in un vecchio tubo catodico in una versione horror de La Fabbrica Di Cioccolato (quest’ultima è molto bella, usatela con i vostri amici al bar).
Prima leader degli Ulan Bator, ora folle sperimentatore turbolento, primitivo e viscerale. Amaury Cambuzat e il suo Rec. Requiem sono disturbatore della quiete pubblica. Interamente registrato in presa diretta, questo disco è un pugno nello stomaco, una di quelle cose che già ad ascoltarla due volte si sta male, che contorce le viscere e inquieta il sonno, che fa rimpiangere il silenzio, che fa desiderare il silenzio, che sconvolge, e che tutta via, per la stratificazione di suoni e purezza espressiva, rimane bellissimo.
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![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)















