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Interviste

Intervista agli ARDE BOGOTÀ: “INSTRUCCIONES” per l’uso

Abbiamo intervistato la band enfant prodige dell’alternative rock spagnolo da Cartagena della Murcia che si misurerà il 28 maggio con il pubblico italiano. E ci parla di rivincita, di come sta cambiando la musica in Spagna e del prossimo album.

Dicevamo che la Spanish wave (ovvero, l’effetto di quel flusso di positività da boom economico che ha effetti su tutti i mercati annessi, esternalità incluse) e’ al suo picco e ne avevamo parlato ampiamente su queste pagine (ovviamente qui in redazione c’e’ un’apasionada del caso). E quindi eccoci qui a parlare di un’altra manifestazione del fenomeno, ovvero quello degli Arde Bogotà, che arrivano al Fabrique di Milano questo 28 maggio per la loro prima tappa italiana ever (e ci dicono, si vogliono ammazzare di pesto).

Li abbiamo video-intervistati in vista della data e di tutto quello che verrà: per ora una tiratura martellante di bassi e chitarre di potenza chiamata Instrucciones, uscita l’8 maggio.

La band presenta il nuovo singolo:

Campanilismi da tavola a parte, gli Arde Bogotà, ovvero il quartetto composto da Antonio García (voce e chitarra), Dani Sánchez (chitarra), Pepe Esteban (basso) e José Ángel Mercader (batteria), dal 2017 e dai locali di Cartagena, Murcia, porto storico sulle sponde di uno dei più piccoli stati spagnoli, stretto nel pressing dei confini con Castiglia La Mancia, la roboante generalitat Valenciana e l’Andalusia. Cosa c’entra la geografia? Se si parla delle origini di una band che letteralmente macina sold out in terra natia (e parliamo di un mercato musicale, quello spagnolo, particolarmente importante, soprattutto sul fronte dei live), vincendo più volte il premio Odeon (il massimo riconoscimenti dell’industria musicale spagnola) e’ arrivato a essere candidato a un Latin Grammy nel 2023, per Cowboys de la A3, disco dalle chiare influenze di quel rock anglosassone e angloamericano (tra Arctic Monkeys e Foo Fighters, queste le reference acclarate), e’ qualcosa da considerare.

Lo dicono anche loro. “Pensiamo che il territorio di ognuno definisca le persone (band) che si diventa, sia che lo si abbracci oppure lo si rifiuti. Vieni comunque definito da dove cresci, dalla musica che ascolti lì, dalle relazioni che costruisci e dalle cose a cui aspiri in quel contesto: sono tutte quelle esperienze che ti formano come persona, non solo come artista.” E’ lì che vivono, dove sono le persone care, e non è tanto una questione di orgoglio quanto di onestà, dicono. “Viviamo le storie di cui parliamo nelle canzoni, e quelle storie accadono lì. Allora perché mai dovremmo ambientarle a Londra?” “Conosciamo tante persone della nostra generazione” sottolineano “che, semplicemente perché non riuscivano a continuare a vivere lì, a guadagnarsi da vivere, hanno dovuto studiare e poi partire. Ci sono moltissimi di noi, persone della nostra età, che vivono in posti in cui in realtà non vorrebbero stare, sia in Spagna che nel resto d’Europa o nel mondo.”

Il video di Instrucciones e’ un esempio chiaro di questa necessità di reazione e analisi. Registrato nello storico edifico dell’ex officina ottica della Marina di Cartagena, nel quartiere di Los Barreros, sembra il concetto sembra seguire l’architettura per fonderla nel testo e nel suono. Parliamo di una struttura a torre a più piani, utilizzata in passato per testare i periscopi dei sottomarini, che si integra con la costruzione “a escalation” del pezzo. Instrucciones, dice Antonio, “nasce da qualcosa che ho provato personalmente: la sensazione di affezionarmi sempre di più alla solitudine e di diventarne in qualche modo dipendente… Penso che sia qualcosa di molto comune nel mondo di oggi. Ho la sensazione che tutto il modo in cui costruiamo le società ora, come comunichiamo, come mettiamo su le relazioni e come trascorriamo il nostro tempo libero, sia tutto costruito per farti diventare sempre più individuale e perdere te stesso dal fatto che sei assolutamente obbligato a vivere in una comunità, comunicare, relazionarti e cercare amore e cura per gli altri”. Sarà una costante del loro prossimo disco, registrato a Los Angeles.

“Il nuovo disco analizza soprattutto questo, come ci si vada a immergere in quella sensazione di sentirsi scomodamente soli e improvvisamente a proprio agio in quella solitudine, e come si sfugge e come la si affronta”.

Guarda il video di Instrucciones

Da queste sensazioni, o meglio percezioni, nasce anche quello che il loro sentire di quella che qui chiamo impropriamente “Spanish wave”. “Rosalía è forse l’esempio più alto di tutto questo. Ci sono tante persone che stanno facendo cose davvero interessanti. Nella nostra scena, ce ne sono molte che fanno cose anche molto diverse tra loro, ma sempre in qualche modo legate al rock’n’roll, alle chitarre o comunque a quel tipo di sonorità. Però trovi sempre proposte molto diverse, anche nel mondo dell’hip hop, o Guitarricadelafuente per esempio, con tanti artisti che escono dalla penisola iberica e girano il mondo. E credo che sia perché per tanto tempo si è andato accumulando qualcosa, cresceva sotto traccia, e alla fine è esploso, e ora lo stiamo vedendo.” E’ qualcosa che ha a che fare molto più con l’elaborazione di input e rivincita. Un pò come sono nati loro come band. Chimica, dicono, e voglia di fare.

“Dani e Antonio si sono incontrati una sera qualunque a Murcia, bevendo e parlando della situazione del rock nazionale e del rock spagnolo, di quello che mancava, di quello che c’era e di quello che volevano fare. A un certo punto Antonio ha detto che scriveva canzoni. L’altro ha risposto tipo: “Ah sì, davvero? Io ho una band.” Così si sono scambiati i contatti. Poi abbiamo ascoltato un brano che aveva, registrato solo con una chitarra acustica: il suono era, insomma, terribile, però prometteva bene. Ci siamo rivisti nei giorni successivi, abbiamo provato a lavorare su quella canzone e le sensazioni erano davvero ottime, davvero, davvero buone. Così abbiamo deciso di continuare.”

Bisognerà aspettare il 2017 però per vedere nascere la band, e il loro nome, nato dai racconti di Antonio al resto della band a seguito di un viaggio nella capitale colombiana, dove ha fatto sentire ai suoi amici del luogo le prime registrazioni.

Sono partiti dall’assurda felicità di suonare nella città vicina e hanno finito a girare tutta la Spagna e gran parte delle Americhe. E ora l’Italia. “E’’ pazzesco. Alcuni di noi non sono mai stati in Italia, ma siamo davvero fan del rock che si fa lì. È un rock molto diretto, potente. E sì, è quasi un cliché dirlo, però quello che è successo con l’esplosione dell’Italia all’Eurovision con i Maneskin, è stato impressionante. Non ce l’aspettavamo”, ma e’ tutto positivo. Vale la pena anche ricordare che Damiano David ha vinto un premio Odeon, ad evidenziare quanto l’impatto sia stato rilevante in Spagna. E ora e’ il turno degli Arde Bogotà da noi.

Guarda la video intervista completa agli Arde Bogotà.

Si ringrazia Out-now per l’opportunità.

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