Con Reality, i Not My Value consegnano al pubblico il capitolo conclusivo di un progetto pensato fin dall’inizio come un’unica narrazione divisa in due parti. Dopo Dream, che esplorava l’evanescenza dei sogni, Reality rappresenta il lato opposto, più oscuro e incisivo, in cui le atmosfere oniriche lasciano spazio a un confronto diretto con la memoria, il passato e l’impossibilità di immaginare un futuro.
Il titolo stesso — Reality — indica una discesa nella concretezza, ma non nella sua forma più ovvia: qui la realtà è un territorio psicologico, inquieto e frammentato, in cui il duo milanese affronta temi complessi come la follia, i ricordi disturbati e il senso di impotenza del non riuscire ad aiutare chi soffre. Il progetto si struttura in un lato A che guarda al passato e in un lato B che chiude idealmente ogni prospettiva, con un finale che ripete il mantra “no future, no future” come una condanna.
Musicalmente, Reality è un lavoro stratificato e mai consolatorio: l’elettronica e il trip‑hop convivono con echi psichedelici e un’immaginazione sonora che evoca universi sospesi tra sogno e incubo. Le tracce non si rivelano facilmente, ma piuttosto si insinuano nell’ascolto come tessere di un mosaico più grande, in cui le texture cupe e i suoni inquietanti costruiscono un senso di tensione permanente. L’impianto sonoro rifiuta le semplificazioni, preferendo un approccio che alterna momenti di rarefazione e intensità.

Dal punto di vista concettuale, Reality non si limita a rappresentare un semplice seguito di Dream: piuttosto, completa una dualità che era stata anticipata già nei singoli come White Sea e La Mazurka di periferia, dove memoria, immaginazione e nostalgia si intrecciavano con elementi culturali e sensoriali.
La pubblicazione in edizione fisica limitata — stampata a mano e numerata in modo non convenzionale — sottolinea ulteriormente la natura dell’opera come esperienza da vivere e interpretare, più che da consumare passivamente. Anche la dimensione live, con uno spettacolo articolato in tre atti e accompagnato da visuals e narrazione, conferma l’ambizione dei Not My Value di creare un percorso multisensoriale e non solo un semplice album.
In sintesi, Reality è un lavoro coraggioso e coerente, che chiude un cerchio senza offrire soluzioni facili, ma invitando l’ascoltatore a confrontarsi con gli spigoli della propria percezione. Non è un disco che si lascia definire con un singolo aggettivo, ma piuttosto un’esperienza sonora complessa, sospesa tra inquietudine e introspezione.













![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)














