L’elettronica minimale tra esplorazione del groove e paesaggi sonori vintage: i PARCELS a Milano

Articolo di Serena Lotti | Foto di Elisa Hassert

Ieri sera al Circolo Magnolia si è esibita una delle band elettro-pop più interessanti del 2018 che finalmente, dopo tanta attesa, ha pubblicato l’album d’esordio: Parcels.
Chi sono i Parcels? E’ un gruppo di ventenni australiani super cool dalla testa ai piedi che sui banchi di un liceo di Byron Bay decide di mettere in piedi una band costruendo un sound che parte dai Beach Boys e arriva fino agli Chic, attraversando lostile yacht rock e mescolando elettronica, pop e funk.
Definire l’Australia troppo piccola è un paradosso, ma musicalmente i cinque ragazzi hanno bisogno di un territorio culturalmente più ampio e più pulsante, di un humus fertile di nuove forme espressive. Volano così nel ventre del Vecchio Continente: Berlino, il santuario d’Europa, come la definì David Bowie. Una città simbolo dove Iggy Pop registrò Lust For Life, dove Nick Cave si nutrì di maledettismo e new wave e dove gli U2 partorirono Achtung Baby. Il cuore pulsante della musica internazionale nonchè capitale ideale della techno. Ed è qui le prospettive dei Parcels incontrano le loro ambizioni.

Nel 2016 firmano con una delle etichette più glamour, la parigina Kitsunè Records e durante il loro primo showcase a Parigi incontrano i Daft Punk. Il battesimo è presto celebrato: nasce il singolo Overnight, che i Parcels scrivono e producono insieme al duo francese. Un brano che ha avuto oltre 24 milioni di stream su Spotify e più di 3 milioni di views su YouTube. Il passaggio su scala è avvenuto.
Ieri sera sono dunque approdati a Milano per presentarci il loro album d’esordio. Il pubblico è veramente caldo, autenticamente preso bene. E’ un seguito un pò di nicchia e molto molto ricettivo.

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Alle 22.45 i cinque salgono sul palco. Ordinatamente allineati suun’unica linea immaginaria, con outfit stilosissimi e ricercati (Jules Crommelin è la fotocopia di George Harrison) sorridono, salutano ed attaccano con una Comedown che ci fa letteralmente andare in trance. Siamo dentro una sweet atmosphere nella quale la dolce voce di Jules ci culla e piano piano ci accompagna dentro un piacevole disagio dato dall’incessante ripetizione “comedown, comedown, comdown”. Il coro in loop sembra essere uscito direttamente da un album dei Beach Boys grazie anche ad un organetto vintage che va a salire, in un crescendo ipnotico. Non mancano picchi tonali e ritorni in loop.
Parte subito una lunghissima Lightenup. Qui il quintetto australiano ci dà dentro con una dinamica bella aggressiva con veloci e frequenti cambi di ritmo e dove le tastiera e il synth sono decisamente protagonisti. Su Withorwithoutyou il pubblico va in visibilio con i sintetizzatori spinti al massimo e un tripudio di falsetti e senza fermarci arriviamo dritti su Bemyslef e ci facciamo trasportare dalla voce di Noah Hill su una festa in spiaggia, con un ritmo dance vintage e che ricorda i Beach Boys.

Scivoliamo dritti su una lunghissima Everyroad un’evoluzione prog che spinge le sonorità del funk in alto, in cui un pianoforte house lascia spazio ad un sintetizzatore che a metà pezzo si fa durissimo, costruendosi su un vortice di chitarre e di drum machine in crescendo, con continui ritmi in loop e cambi velocissimi. È una montagna russa che sale e scende fino a trasportarci verso sonorità elettroniche dubstep e atonali. Un pezzo lunghissimo e dalle dinamiche complesse.
Su Tieduprightnow il pubblico si mette a sedere e l’impatto visivo è stupendo. I Parcels ci trasportano con eleganza negli anni ’70, ci portano al mare, ci cullano, una carezza ipnotica dalla quale ci svegliamo a metà pezzo quando mettono il piede sull’accelleratore e fanno esplodere il pubblico in un un pogo soft veramente contagioso. Niente vuoi proprio andare li in mezzo a ballare.
Con Closetowhy ci avviciniamo ancora di più al mondo della dancefloor eighties, ci ammorbidiamo, la chitarra ci accompagna giù ed il synth e le tastiere tengono sempre alto il ritmo ipnotico. Noah Hill e Jules Crommelin ci regalano un delizioso balletto che sembra pescare direttamente del concept del teatro di strada francese. Siamo arrivati al capolinea e come se il pubblico non fosse già abbastanza caldo e scatenato arriva la suadente Overnight a gonfiare anncora di più gli entusiami. Chiudi gli occhi e sei nel mondo dei Daft Punk, inutile negarlo.

Il live è finito. Ci sentiamo morbidi, caldi. Abbiamo fatto un salto nel passato passando per la funk house, assaggiando schitarrate alla Nile Rodgers e ubriacandoci di elettronica minimale. In questo live abbiamo visto una cura maniacale perogni dettaglio e la ricerca della perfezione ad ogni costo.
C’è da da dire che i Daft Punk restano sospesi nell’aria, come un profumo che ti resta addosso per giorni. La formazione si è fino troppo ispirata al duo francese e a tratti è risultata scontata e prevedibile ma senza che questo inficiasse l’ottima prestazione sul palco. Certo non mancheremo di dire che a tratti tutto ci sembrava ripetitivo: riff, accordi ed atmosfere si sono ripetute e reiterate all’infinito ma del resto il ritmo degli anni 70 al quale i Parcels si ispirano ha la caratteristica di essere incessante e ipnotico.
Non resta che uscire nel gelo di una Milano invernale e sperare nella promessa dei Parcels “We back soon!”

PARCELS – La scaletta del concerto di Milano

Comedown
Lightenup
Hideout
Gamesofluck
Withorwithoutyou
Exotica
Bemyself
Everynight
Older
Yourfault
Everyroad
Tieduprightnow
Closetowhy
Overnight
Iknowwhoifeel

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