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Reportage Live

Milano Calibro Stoner: il live report dello show di Slomosa, Kryptograf e Khan al Gate.

Slomosa, Kryptograf e Khan in concerto al Gate di Milano. Leggi il report, guarda le foto e scopri la scaletta del live show.

Slomosa in concerto al Gate di Milano il 6 ottobre 2026
Slomosa in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

Articolo di Lorenzo Vezzosi | Foto di Luca Simonazzi

Ben ritrovati, è sempre il vostro amichevole Lorenzo James del drum and bass on tour che vi scrive (spalleggiato come sempre dall’incommensurabile fotografo Luke Saimon), questa volta per raccontarvi un’incredibile serata d’ottobre all’insegna dello Stoner norvegese degli Slomosa e dei Kryptograf, e degli australiani Khan.
Avevamo già visto gli Slomosa l’anno scorso al Rockstadt Extreme Fest in Romania (di cui potete trovare il report completo qui su RockOn, qualora vogliate indagare), e – senza troppi giri di parole – non vedevamo l’ora di poterli rivedere in Italia. Per cui, quando qualche mese fa è uscito l’annuncio del loro tour “mediterraneo” con la data milanese fissata per il 6 ottobre, non potevamo esimerci… Dovevamo esserci e raccontarlo.

Una serata che si prefiggeva già piuttosto movimentata ancor prima di cominciare: le aspettative, per l’arrivo di una line-up in grado di fare invidia ai festival più rinomati del genere, erano molto alte. E non è un caso quindi se i giorni precedenti all’evento si sono rivelati abbastanza frenetici, fra attese di conferme, sold-out annunciati, venue upgrade allo scadere dei tempi regolamentari (dall’intimo e underground Legend Club, si è passati ad un locale più urban come il Gate), e un orario d’inizio dei concerti che non ci sembrava esattamente chiarissimo. Fortunatamente, la comunicazione degli organizzatori di HUB Music Factory (una garanzia di qualità, per quanto mi riguarda), ha risolto rapidamente qualsiasi dubbio; perciò, nel tardo pomeriggio siamo partiti belli carichi in direzione Milano City, un viaggio in macchina di un paio d’ore partendo dalla periferia cremonese. Saremmo arrivati puntualissimi se non fosse stato per il maledetto traffico cittadino (45 minuti per fare 17 km dovrebbe essere considerato un reato perseguibile penalmente), ma poco male perché il live dei Khan era appena cominciato.

Khan in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it
Khan in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

Quando siamo entrati il pubblico era già presente in discreto numero, nonostante l’esibizione fissata ad orario aperitivo non lo suggerisse, tutti rapiti dal paesaggio sonoro che il power trio australiano, formato da Josh Bills (chitarra e voce), Beau Heffernan (batteria) e Mitch Kerr (basso), attivo dal 2018, ha saputo creare mescolando i riff stoner più spinti con le melodie ampie e ariose più psichedeliche, alternando chitarre pulite e distorte, come pure una voce a tratti più melodica, a tratti sporca e graffiata, quasi urlata. Non conoscevo e non avevo avuto modo di approfondire la storia musicale della band prima di questa data, ma spesso mi capita di farlo appositamente, per darmi l’opportunità di vivere al meglio il momento e lasciarmi stupire. Non sono stato deluso: un brano dopo l’altro, coadiuvati dal ghiaccio secco copiosamente adoperato per creare un’atmosfera nebulosa (forse pure troppo, un minuto di silenzio in solidarietà agli amici fotografi), è stato facile farsi trasportare dalla musica dei Khan, dalle tinte marcatamente progressive. La loro scaletta è stata incentrata soprattutto sugli ultimi due album, “Creatures” del 2023 e il concept “That Fair and Warlike Form // Return to Dust” del 2025. Meritano di essere approfonditi e rivisti.

Nella pausa fra un’esibizione e l’altra non poteva mancare la consueta occhiata al banco del merch. Tre band con un’identità visiva molto distinta e di forte impatto, personalmente mi hanno colpito soprattutto gli artwork degli album dei Khan (delle vere e proprie opere d’arte), ma anche i richiami al design della scena desert rock californiana degli Slomosa e il simbolismo ricco di citazioni dei Kryptograf hanno indubbiamente il loro perché.

Kryptograf in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it
Kryptograf in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

Pochi minuti per una sigaretta veloce e finalmente ha inizio il secondo atto dell’evento. È subito evidente lo stacco netto rispetto alla band precedente: i Kriptograf, alla loro prima presenza in Italia, propongono un sound più vicino al rock degli anni ’70, con la chiara influenza di mostri sacri come i Black Sabbath nelle loro composizioni, ma con un twist contemporaneo e mantenendo la vena stoner che è il tema principale della serata. Non mi aspettavo che potessero coinvolgermi particolarmente, dato che tendenzialmente preferisco un sound più moderno, e invece la setlist che hanno proposto è stata un bel climax (estremamente accattivante e sorprendente): un crescendo costante che ci ha accompagnati fino alla fine, con i brani più heavy del loro repertorio. Conoscevo già qualcosa della loro discografia, in particolare la loro ultima pubblicazione “Kryptonomicon” (2025), dal quale hanno tratto tre canzoni, fra cui una delle mie preferite dell’album, You and I. Tra tempi dispari, cori, assoli, ostinati e controtempi, il quartetto norvegese ha convinto e scaldato gli animi del Gate, che a quel punto aveva già raggiunto la piena capienza. Il lunghissimo applauso finale dopo il brano New Colossus (tratta dal loro album d’esordio del 2020), con cui hanno chiuso il loro show, è la controprova dell’attestato di riconoscimento da parte del pubblico. Buona la prima, come si suol dire… E speriamo che la prossima arrivi presto.
Menzione di stima per il bassista, che mi ha ricordato la fusione fra He-Man di Masters of the Universe e Kurt Russel in The Hateful Eight di Tarantino, anche se di questo forse non frega nulla a nessuno. 

Stavamo dicendo, gli opener sono stati indubbiamente azzeccatissimi, molto diversi, ma con punti in comune altrettanto chiari: un antipasto perfetto per il piatto forte della serata. Dopo lo show dei Kryptograf è il momento di dissetarsi un po’ – unica nota dolente, il costo di una bottiglietta d’acqua alla modica cifra di 4 euro (eccoci ad un nuovo episodio di “Non sapevo di essere un turista in Piazza San Marco a Venezia”, alla faccia del ca…ro vita) -, e di fare quattro chiacchiere con amici, conoscenti e sconosciuti. C’è Zeb Horsemann, con cui – ormai è chiaro ed evidente – abbiamo una certa affinità in quanto a gusti musicali, c’è chi è venuto appositamente da fuori regione per gli headliner, chi per i Khan (ma se li è persi perché pensava che suonassero dopo), e chi è venuto perché conosceva tutti e tre i gruppi, essendo un cultore del genere. Nel frattempo, riconosco il ragazzo al merch degli Slomosa, che è il loro fotografo personale nonché fan numero uno e di fatto il quinto membro non-ufficiale del gruppo. Lo saluto complimentandomi per i suoi lavori, dopodiché scambiando due battute mi dice che a fine serata ci sarà quasi certamente l’occasione di fare un po’ di conversazione informale con i membri della band. E a quel punto era ormai giunta l’ora di portarci davanti al palco… Lo show degli Slomosa sta per iniziare.

Slomosa in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

La band norvegese è attiva dal 2016, ma ha visto una rivoluzione nella line-up nel 2020, ora composta da Benjamin Berdous (voce e chitarra), Tor Erik Bye (chitarra), Marie Moe (basso e backing vocals) e Jard Hole (batteria). Da allora, registrano al loro attivo due album e una gran quantità di tour intensivi, facendosi notare soprattutto nell’ultimo anno, con le pubblicazioni video su YouTube delle esibizioni nei Silver Cord Studios di Joe Duplantier dei Gojira e sul canale di KEXP. In poco tempo, si sono conquistati una bella fetta di pubblico, oltre all’attenzione e l’interesse internazionale con la loro musica che amano definire “tundra rock”, un desert rock californiano sporcato da elementi grunge e alternative rock, dove i riff sono i protagonisti insieme ai ritornelli dannatamente catchy.
Con il Gate ormai al pienone, il caldo per la ressa nei pressi del palco ha cominciato presto a farsi sentire, nonostante la temperatura mite della serata milanese. Qualche minuto di ritardo, con il frontman Benjamin che ha accennato una breve uscita prima di tornare un attimo nel backstage, ed ecco partire le prime note di Afghansk Rev, l’intro del loro album da sophomore, “Tundra Rock” (2024). Tutti sono pronti a dare un grande bentornato agli Slomosa, e il momento arriva subito, sin dal primo brano Cabin Fever con la sua intro sognante: nonostante l’ottimo impianto audio e i volumi notevoli, faccio quasi fatica a sentire Benji, perché di fianco a me cantavano letteralmente tutti (ed io non mi sono certo tirato indietro). Il bello della loro musica, che mi ha colpito immediatamente lo scorso anno quando li ho visti per la prima volta, forse è proprio questo: è impossibile non cantare, non saltare e non muoversi durante il loro show. Le melodie sono accattivanti e ipnotiche allo stesso tempo, con riff pronti ad agganciare l’ascoltatore senza dargli la benché minima possibilità di fuga e ritornelli studiati appositamente per far esplodere di energia il pubblico. Il pezzo successivo in scaletta, Rice, è probabilmente il manifesto perfetto di quello che intendo. Le due canzoni successive, Estonia e Scavengers, tratte dal primo album omonimo della band, servono ad innalzare il livello di psichedelia, mantenendo riff potenti e le atmosfere desert rock, per traghettarci verso il cuore della setlist. In tutto ciò, Benjamin non disdegna l’interazione con il pubblico, raccontando di come sia la loro prima volta a Milano, battibeccando amichevolmente sulla qualità della pasta che hanno avuto modo di provare in un tour precedente e scherzando sul fatto che conosce poche parole di italiano. Prima di In My Mind’s Desert (forse la loro canzone che attualmente detiene i maggiori ascolti streaming), ha spiegato come fosse inizialmente incerto proprio sulla pubblicazione di quel singolo, per le tematiche di cui parla e perché è molto più tranquillo, quasi pop, rispetto alla maggior parte del loro repertorio. Non sembra essersene accorto nessuno, perché di fronte al palco saltavano tutti, cantando a squarciagola anche i riff di chitarra.

Slomosa in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it
Slomosa in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

A questo punto è arrivato il momento di quelli che per quanto riguarda sono due fra i brani più rappresentativi degli Slomosa: il primo, Battling Guns, rispecchia l’animo più introspettivo, critico nei confronti della società (in particolare della situazione in Medio Oriente, con la bandiera palestinese posata sull’amplificatore del basso durante l’intera serata e Benjamin che non ha timore di far sapere come la pensa, urlando anche un “Free Palestine”, seguito da quasi tutti nel pubblico), malinconico, ma allo stesso tempo aperto a scenari migliori. Il secondo, è forse il vero stendardo del loro stile musicale, non a caso dal titolo Red Tundra: un brano in grado di far vivere le atmosfere tranquille, fredde e desertiche dell’immensa e a tratti brutale tundra scandinava, sottolineata dalle parti di chitarra distorte ossessive e psicotrope. Un brano in cui la bassista Marie Moe dà il meglio di sé sia vocalmente che strumentalmente, mantenendo incessante il livello di movimento ed energia oggettivamente impressionante che riesce a trasmettere. Finita la canzone potrei già andare a casa felice, ma so che stanno per arrivare i pezzi fortissimi…
Ma prima gli Slomosa ci fanno una sorpresa, con un brano inedito – Everything About You – ancora in fase di scrittura, che mi ha convinto pur riconoscendo che manca ancora qualcosa per stare fra il meglio della discografia.
Dopodiché, Benjamin ci ha tenuto a ringraziare e celebrare la designer italiana delle grafiche del gruppo, presente allo show, per poi dare inizio alla maratona finale: una dietro l’altra, la ribelle e selvaggia Monomann (che non sfigurerebbe nella tracklist di Songs for the Deaf dei Queens Of The Stone Age, anzi), seguita a ruota dalla combo di altri due brani altrettanto frenetici (o più punk, per usare le parole di Benji), composta da There is Nothing New Under the Sun e Kevin, alle quali è impossibile resistere senza lasciarsi trasportare: praticamente tutto il club ha cominciato a saltare, ballare, cantare e pogare, mentre i più coraggiosi hanno tentato anche qualche accenno di crowdsurfing.

Slomosa in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it
Slomosa in concerto al Gate di Milano foto di Luca Simonazzi per www.rockon.it

Essendo ormai arrivati all’ultima canzone prevista in scaletta, la band ha voluto ringraziare e congratularsi con il pubblico, prima del fatidico “pezzo forte”, quello che li ha lanciati facendoli notare sulla scena internazionale: Horses. Uno di quei brani pericolosi, che non ti si stacca più di dosso dopo che l’hai sentito, col suo riff poderoso e incazzato, il cantato melodico e quell’intermezzo in crescendo, prima del finale devastante, che mi fa letteralmente volare ogni volta che lo ascolto. Puro godimento, con il pubblico ormai totalmente rapito dall’esibizione del quartetto norvegese, tanto da chiedere immediatamente alla band “one more song”, ancor prima che potessero raggiungere il backstage. Visibilmente colpito dal calore e dall’affetto ricevuti, Benji si è riaffacciato sul palco, stanco eppure felice. Prima dell’encore, tuttavia, ha invitato tutti a supportare economicamente soprattutto le band di spalla, che ne hanno più bisogno, ma se proprio qualcuno ci avesse tenuto comunque a far sentire il suo appoggio nei confronti del gruppo, basti sapere che sono grandi appassionati di giardinaggio (chi vuol intendere, lo faccia pure…). E così, insieme a Totto, Marie e Jard, i quattro hanno chiuso il loro show regalandoci un’ultima perla, con l’esecuzione della bellissima Psykonaut, mistica ed evocativa, una conclusione perfetta per una serata di musica che solletica il piacere neuronale. Per usare un termine slang ormai molto popolare, gli Slomosa hanno deliverato una performance incredibile, che ha prosciugato ogni singola goccia di energia rimasta nel pubblico (o quantomeno della mia, ormai clamorosamente in riserva per tutti i salti, i cori e le pogate in cui mi sono sperticato).

Siamo giunti all’epilogo, più o meno… Perché dopo lo show siamo rimasti per almeno un’ora (con somma gioia dello staff del locale), a fare qualche foto e a chiacchierare con gli artisti che si sono esibiti durante l’evento, in particolare con Jard e Marie degli Slomosa, che fra le altre cose ci hanno spiegato che questa sera milanese li ha gasati parecchio, così come il tour che sta andando davvero molto bene. Ci hanno fatto sapere che stanno anche già lavorando alle registrazioni per il prossimo album (non vediamo l’ora di ascoltarlo!), ma non prima di prendersi una meritata e necessaria vacanza, dato che quest’anno sono stati instancabilmente e incessantemente in viaggio fra Nord Europa, USA, Canada, Australia ed Europa Mediterranea. Sicuramente hanno solidificato una fan base molto forte, ma la stanchezza si fa sentire e adesso è giunto il momento di prendersi qualche settimana di pausa. Nota a margine: ogni volta rimango piacevolmente colpito dalla disponibilità e dalla genuinità con cui questi artisti si interfacciano con i loro fan. A qualcuno forse potrà sembrare normale e scontato, ma per me non lo è affatto.
Riassumendo, è stata una serata emozionante e musicalmente clamorosa. Un boost di dopamina che mi fa ancora veleggiare ad un metro da terra mentre sto scrivendo questo live report nel day after, con la musica di sottofondo. Diffondete il messaggio, gente: la scena stoner è presente, più viva che mai, ed ha conquistato Milano.

Per quanto riguarda noi, ci vediamo alla prossima avventura del drum and bass on tour. E per usare il monosillabo tanto caro ai norvegesi… Skal!

Clicca qui per vedere le foto degli Slomosa a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Slomosa

SLOMOSA: la scaletta del concerto di Milano

  1. Afghansk Rev
  2. Cabin Fever
  3. Rice
  4. Estonia
  5. Scavengers
  6. In My Mind’s Desert
  7. Battling Guns
  8. Red Thundra
  9. Everything About You
  10. Monomann
  11. There Is Nothing New Under the Sun
  12. Kevin
  13. Horses

BIS

  1. Psykonaut
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